Web Analytics - la nuova frontiera
Oggi è il primo giorno del 2007 e visto che è un anno tutto nuovo voglio appuntare qui alcune informazioni che sono sicuramente nuove per il mercato italiano.
In breve la nuova corsa all’oro si sta configurando come la corsa ad accaparrarsi l’attenzione dei navigatori nel mare magnum di internet.
La logica di base è ormai definita e si basa sull’assunto che la pubblicità su internet funziona - Google docet - per cui è diventato essenziale capire come attrarre l’attenzione di chi fruisce del mezzo internet per soddisfare un propro bisogno.
Questa corsa ha spronato l’interesse di tutti gli uomini marketing a trovare strumenti utili che forniscano in tempi rapidi informazioni significative. Che c’è di nuovo? Anche in altri canali (stampa, televisione) esiste questa esigenza, non è una cosa nuova. Ed invece no, perché il canale internet è completamente diverso e fornisce un numero di informazioni impressionante, un vero e proprio diluvio di dati. Alcuni dati sono non significativi e gli strumenti software ora a disposizione non sono sempre in grado di fornire risposte giuste.
L’analisi di questi dati in un ottica marketing si sta configurando come una vera e propria scienza marketing, nota come Web Analytics.
Questa disciplina è così importante che negli USA è stata costituita una vera e propria associazione il cui sito ufficiale si trova qui.
Alla luce di quanto detto sarà interessante verificare se anche in Italia qualcuno avrà interesse a sviluppare metodi e strutture che forniscano alle aziende - sempre che queste ne capiscano l’importanza - dati utili per impostare un comunicazione con i propri utenti/clienti migliore e più proficua.
L’anno è appena iniziato, non mettiamo le mani avanti e vediamo cosa succede.
L’argomento è interessantissimo. Non possiamo nasconderci dietro il dito della mancanza infrastrutturale perchè basta un pc per fare della web analysis e del data marketing coi fiocchi. Il problema è che esistono tecniche complesse dominate da pochi che portano il marketing ad incrociarsi con discipline molto matematiche e statistiche che solitamente i markettari di formazione economica (che sono quelli più propensi alla gestione di aziende almeno in Italia) non dominano, e si sa che ciò che non si domina spesso fa paura. Sono in pochi a dirci che la fuori, già da ora, potremmo fisicamente incontrare il nostro cliente/lettore/potenziale assistito, senza troppi sforzi. Ci ostiniamo invece a provare a portare il solito marketing top down nel mondo di internet, non comprendiamo che con un approccio puntiforme, bottom up, basato sulla persona, potremmo davvero migliorare le performance.
Ottimo! Quello che dici comporta una conseguenza fondamentale. Almeno nel caso dei B2B ci vorrà una maggiore consapevolezza dell’importanza fondamentale del reparto vendite. Uno dei cardini fondamentali del successo dei sellers (account, commerciali etc…) è quello di saper ascoltare le esigenze di chi ha bisogno della loro consulenza e proporre la soluzione opportuna per risolvere i loro problemi. Nelle tecniche di vendita moderna non c’è il prodotto al centro dell’attenzione, ma la persona (venditore o cliente non è importante).
Credo che il marketing solo ora cominci a capire cose semplici ed efficaci come ad esempio il concetto del word of mouth.
E’ stato divertente 2 anni fa fare la tesi sul marketing virale e sul passaparola e sentirsi rispondere da un docente di marketing “Il marketing virale? Sono 4 articoli..”
Concordo su tutta la linea in merito al reparto vendite: molti in piena euforia da marketing-moda dimenticano che chi sta sul campo e ha la fortuna di ascoltare il cliente è la risorsa più preziosa. E’ giusto, come abbiamo detto, lavorare sui dati, ma non possiamo dimenticare che i dati di qualità sono spesso raccolti da chi (persona) funge da terminale di rapporto con la clientela, avere dati buoni è fondamentale. Alla direzione marketing spetta a mio avviso il compito di indirizzare la ricerca di questi dati e di analizzare e apprendere dall’esperienza per migliorare in futuro, ma arrogarsi le decisioni senza parlare con chi la fuori ci vive è assolutamente impensabile