La società dei testimoni
2 July 2009, di Stefania Fussi“Ma ho filmato, ascoltato, copiato incollato, discusso e divulgato”
La rivoluzione della comunicazione, dei suoi mezzi e dei suoi potenziali, ha per tutti un’evidenza lampante. Si parla spesso di società dell’immagine, ma io preferisco citare Fossati e definirla società dei testimoni. Non sono più soltanto i brand, i bombardamenti multimediali delle imprese a bussare alla nostra porta. Non siamo più solamente soggetti alle influenze di terzi ed alle loro mire pubblicitarie, oggi siamo in prima persona autori e fautori dell’universo delle informazioni. Non parliamo di noi attraverso uno status sociale, ma attraverso uno status del nostro profilo (di Facebook, Twitter, MySpace, FriendFeed e chi più ne ha più ne metta)… Testimoni dunque di noi stessi, testimoni delle vite degli altri e di chissà cos’altro; a volte per curiosità, altre per noia. Compiaciuti di una tag, di un apprezzamento. Preoccupati di essere fotografati dove non dovevamo essere, preoccupati di essere colti in flagrante, preoccupati di scoprire che uno dei nostri flirt più accesi è “In una relazione”.
“Filmiamo, ascoltiamo, copiamo incolliamo, discutiamo e divulghiamo”, questo è il nostro motto, la nostra forza e la nostra debolezza.
I Social Network stanno sviluppando un’estensione della nostra vita dà in pasto a tutti la nostra privacy, quella sfera che è stato oramai possibile digitalizzare e uploadare. Una realtà che causa dipendenza e complicità. Dipendenza dalla curiosità, dalla voglia di parlare di sé e dei propri gusti, dipendenza dall’essere testimoni. E al contempo complici di quello che pubblichiamo, complici dello spionaggio multimediale di cui siamo vittime e, allo stesso tempo, artefici.
E non meno importante è la ricchezza di questi potenti strumenti informali, che ci rendono più eclettici e ,forse, laconici. Perché chiaramente le interazioni si diramano in base agli interessi, ma ora ci è data la possibilità di vedere un link nella nostra home page e di trovarlo interessante, di cliccarci sopra, fino al punto di appassionarci e di dimenticare quello che stavamo facendo.
E allora viene quasi voglia di citare Oscar Wilde “C’è solo una cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé”. Ma a che prezzo? Forse, se lo sarebbe chiesto anche lui.
A voi il testimone.
Questo post è stato scrittoda Stefania Fussi e la puoi contattare qui.
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July 2nd, 2009 at 10:02
Che dire… una perfetta sintesi dell’ormai trito e ritrito web 2.0 in versione culture-pop. Ci sta ogni singola frase… anche l’immortale Oscar Wilde!
July 2nd, 2009 at 10:36
Hai colto in pieno alcuni punti fondamentali e li hai spiegati molto bene, senza millenarismi e osessioni private. Condivido ogni parola ;)
July 2nd, 2009 at 11:50
Addicted to curiosity. Sai che concordo pienamente :-)
July 2nd, 2009 at 12:00
Mi ha sempre interessanto il risvolto socio-psicologico della presenza in rete. Il problema di fondo è la cultura di rete secondo me. Chi non ha cultura di rete è più soggetto a questi pericoli e non ha gli strumenti adatti per difendersi. Occorre forse spingere gli enti appositi per creare un organismo capace di formare le persone anche a scuola.
July 2nd, 2009 at 12:26
l’essere visibili è il contrario dell’essere invisibili. e a chi piacerebbe esserlo? scrittori, poeti, filosofi, tutti gli artisti, ma anche molti scienziati, sebbene non tutti, ognuno a suo modo cerca visibilità, riscontri e comferme al suo esserci. Altra cosa, a mio parere, è ciò che subdolamente impone l’attuale società. l’immagine ad ogni costo è una pratica sociale che si basa solo ed esclusivamente ” sull’apparenza” e che tende essenzialmente a creare un habitus mentale docile , conformista e anestetizzato che ci renda incapaci di cogliere i veri contenuti ed il significato di ciò che accade nella realtà della nostra esistenza.
July 2nd, 2009 at 15:14
@ Mic: Grazie!
@ Nicola: Mi fa piacere che anche tu sia d’accordo :)
@ Lorena: Favolosa ;)
@ Jose: Sì, sarebbe un buon aiuto all’educazione “virtuale” se così possiamo soprannominarla :) E, come dici tu, è difficile difendersi dai pericoli del web. Talvolta credo però che entrino in gioco delle dinamiche più radicate e meno plasmabili dal buon senso, mi riferisco, per ricongiungermi anche al discorso di Isabella, all’umano egocentrismo. Trovare spazio in questo senso diventa, a mio parere, il motivo per cui si accende la nostra “dipendenza” verso lo strumento web2.0 con tutte le conseguenze del caso. Dipendenza che può essere più o meno assidua, sia chiaro.
@Isabella: In parte credo di essermi schierata dalla tua parte con la risposta a Jose. Per il resto sono d’accordo, certo le apparenze sono sovrane in moltissimi contesti. Ora possiamo anche costruire i nostri alter ego virtuali, nasconderci dietro una descrizione fasulla… In poche parole, manipolare l’immagine di noi stessi. Figuriamoci il potere della società…
Panem et circenses dice qualcosa anche a te? ;)
July 2nd, 2009 at 15:32
Come diceva il poeta :
“falla girare”
Si….é vero, dolce é sapere che qualcuno si interessa a te.
July 2nd, 2009 at 22:54
Puntuale sintesi di quello che sta per diventare una filone di pensiero, una nuova filosofia, quella del multimediale….è il futuro. Complimentissimi…..
July 3rd, 2009 at 12:19
Come non si può concordare con quello che dici, e mi piace pure la forma in cui l’hai detto, quasi poetica!
Vorrei proporre solo 2 spunti: in primis la “cultura di rete” è uno specchietto per le allodole, quello che manca è un valore di fondo della persona che è andato via via assottigliandosi nel tempo (non voglio generalizzare, ma tempo fa “qualcuno” ha detto <>); e concludo che prima della grande madre rete –e prima ancora della televisione spazzatura– la visibilità non era affatto un problema, la aveva chi era meritevole di riceverla, mentre oggi assistiamo all’appiattimento delle personalità perché chiunque è in grado di esporsi, spesso senza pensare a cosa poter/voler dire.
July 3rd, 2009 at 12:21
pardon, le tag si sono mangiate la citazione di Leopardi, se puoi reinseriscila:
“E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?”
July 3rd, 2009 at 14:14
@ Giacomo: Eccome!!! :)
@ alby: Grazie di cuore, davvero!
@ Gio: Citi il mio poeta preferito dai tempi del liceo… Ci sarebbero davvero tante argomentazioni da approfondire.
Pienamente d’accordo con il tuo intervento.
Che l’appiattimento sia un sedativo a questo senso di solitudine interiore del pastore – e quindi di tutti, per dirla con Leopardi?
July 4th, 2009 at 16:55
Probabile che l’appiattimento sia un sedativo, oso aggiungere però che è più un “palliativo” che tende ad alleviare i sintomi e le conseguenze, ma non risolve il problema di fondo –ben più grave– su cui si fonda anche la già citata “cultura di rete” (e tutte le altre culture).
July 7th, 2009 at 15:29
Quello che hai scritto è tanto bello quanto vero… Condivido ogni parola… In più credo che ad avere portato tutti noi (me compreso) alla voglia di “digitalizzarsi” sia un sentimento nascosto (e a volte fin troppo taciuto) di paura di perdere la nostra identità e di uniformarci di fronte alle regole di una società sempre più globale che vuole che siamo fatti tutti in un certo modo, che ci comportiamo e pensiamo in una certa maniera… che non premia il singolo ma il gruppo… Ecco che allora la moderna tecnologia ci offre la possibilità di “venir fuori dal gregge” e di far capire al resto del mondo (e forse in primis a noi stessi) chi siamo realmente e quali sono i nostri pensieri, sogni, aspirazioni, etc…. insomma ci consente di dire la nostra e di farla sapere a molti!! In realtà troppo spesso si ottiene addirittura l’effetto contrario uniformandosi al pensiero corrente che va più di moda in quel momento, riproponendolo nella stessa veste o quasi diverse volte, senza però farlo realmente proprio e senza chiedersi se davvero la si pensa così… e spesso questo non fa che amplificare il nostro senso di solitudine & smarrimento!!
La società moderna ci ha procurato questa perdita di individualismo ma al contempo ci ha anche fornito uno strumento in più per ritrovare noi stessi (confrontandoci con gli altri attraverso i social network!!)… sta a noi capirlo e saperlo sfruttare al meglio…
Ciao Stefy!
July 9th, 2009 at 12:13
Bellissimi commenti, vi ringrazio davvero tanto, interessante ragionare, obiettare, supportare, completare e condividere con voi =) Grazie ancora, a presto!