Sul perché le aziende del XXI secolo non hanno più bisogno di un sito
Esistono momenti della storia in cui anche un piccolo cambiamento può stravolgere per sempre il modo in cui viviamo. Questi cambiamenti spesso sono dovuti a scoperte tecnologiche spesso ignorate o sottovalutate perché i contemporanei non ne vedono le potenzialità oppure per abitudine tendono a pensare sempre nello stesso vecchio modo e utilizzano quelle scoperte in modo sbagliato.
In campo militare la mitragliatrice introdotta durante la prima guerra mondiale ha reso una vera pazzia la marcia napoleonica per non parlare del carro armato usato nella seconda guerra mondiale… beh sappiamo come è andata a finire no?
Su internet le aziende ogni giorno combattono una guerra mondiale di posizione o meglio di posizionamento su Google per avere il maggior numero di visite. Ogni giorno vengono impiegate enormi risorse per creare, aggiornare e posizionare su Google migliaia di siti e sitarelli. Alla luce degli ultimi sviluppi del Web 2.0 ha ancora senso tutto questo?
Alcuni pensano che Twitter, Digg, Stumble Upon, Flickr, Facebook, insomma il Web 2.0 al gran completo, debbano tutti funzionare come semplici antenne che dragano traffico verso il proprio sito.
Questo modo di ragionare è a mio avviso un errore tanto grave quanto quello di creare la linea Maginot per difendersi dai carri tedeschi.
Leggete questi due libri fondamentali: “micromotivazioni della vita quotidiana” di Thomas C. Schelling e “L’atomo sociale” di Mark Buchanan e scoprirete che noi esseri umani siamo irrazionali, ma in un certo qual modo anche prevedibili perché “oggetti” fisici che seguono le leggi della fisica.
Una delle conoscenze di base che tutti noi abbiamo della fisica è il concetto di inerzia. Vi si è mai fermata la macchina? Ecco quella cosa che vi impedisce di avanzare e vi spinge a cercare aiuto si chiama forza di inerzia.
Bene noi esseri umani in genere siamo soggetti alla forza di inerzia comportamentale, che per praticità chiamiamo abitudine. In sintesi tendiamo a stare sempre con le stesse persone, frequentiamo gli stessi locali e alle feste formiamo i soliti gruppetti. Sembra semplice ma dietro ci sono teorie complicate e non per nulla Thomas C. Schelling ha preso il premio Nobel.
Ora cosa c’entrano i siti web aziendali con la teorie fisiche applicate al comportamento umano ed il Web 2.0?
Il Web 2.0 è un fenomeno “tecnologico” nuovo che, come dice brillantemente Amy Shuen nel suo libro, “Web 2.0: A Strategy Guide“, ancora stentiamo a capire nella sua interezza. L’esempio riportato nella prefazione del libro, dove dei ciechi provano a descrivere un elefante – il Web 2.0 – toccandolo e definendolo di volta in volta una colonna o un serpente rende molto bene l’idea di come noi non sappiamo ancora quali siano e saranno gli effetti di tale “scoperta”. L’inerzia umana al contrario la conosciamo bene.
La mia teoria è che con il passare del tempo milioni di persone attratte dai loro amici si concentreranno su pochi e noti Social Network. Tanto per fare un esempio: MySpace negli USA, Facebook in Europa e Mixi in Giappone. La conseguenza di questo fenomeno è che per la forza di inerzia pochi saranno intenzionati a visitare il mondo fuori di questi “walled garden”. Più amici avranno in questi mondi e più faranno tutto lì dentro. Anche le società andranno in massa dentro Facebook o MySpace per intercettare l’interesse dei loro clienti. Altri fenomeni Web 2.0 com Digg e Stumble Upon succhieranno via il resto del tempo dei navigatori ed i vecchi siti compresi quelli dei giornali saranno spacciati.
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August 7th, 2008 at 09:45
Io penso che il concetto di social network come walled garden non sopravviverà a lungo, così come non sono sopravvissuti i grandi portali del web 1.0.
Ritengo che la spinta verso il mobile social networking, verso l’interoperabilità, i dati collegati (linked data) , l’attention data (APML), dati ed accesi aperti alle informazioni (open data &access) produrrà “spazi personali” (etichettati dagli openID) che si collegheranno tra di loro, creando social network temporanei, plastici, adattabili alle esigenze del momento.
August 7th, 2008 at 20:33
[...] Sul perché le aziende del XXI secolo non hanno più bisogno di un sito | The Marketer [...]
August 8th, 2008 at 00:22
a differenza del commento di Federico, tendo a considerare anch’io con “pessimismo tecnologico” le abitudini dei navigatori medi; alcune avanguardie di sperimentatori potranno cercare la massima interoperabilità, ma non credo la maggioranza, io compreso, sia formata da nomadi puri; siamo nomadi stanziali, abbiamo lasciato la vecchia modalità di interazione sociale per approdare ad una nuova, già questo è uno sforzo enorme per via dell’inerzia appunto; e alla prima radura, al primo accampamento (in genere un grande portale come Facebook o MySpace) tendiamo ad accamparci con l’inconscio pensiero di ancorarci per lungo tempo.
November 21st, 2008 at 15:29
[...] all’estinzione? Una (lunga) coda che parte da Wired, Nicholas Carr e approda in Italia a The Marketer 2.0, seguito a ruota da [mini]marketing già sentenzia di sì. A questa visione si oppone romanamente* [...]
November 23rd, 2008 at 17:00
stessa opinione di federico, in questo periodo ho fatto più colloqui in aziende che operano nei network nel settore degli eventi sportivi e pubblicitari. c’è un mercato sempre più aggressivo che cerca di offrire di più sempre di più a chi ha un telefonino o un abbonamento su sky. tecnologie che stanno uscendo e che costano milioni di euro per misurare e fare statistiche in real time su quante volte un calciatore ha usato il piede destro o sinistro e banner promozionali contestuali.
io sono contrario al post e ritengo che oramai non siano gli uomini che si dirigono verso pochi grandi wallet garden ma invece siamo tutti più benesanti, pigri e consumisti al punto che paghiamo e desideriamo che siano i grandi network mediatici che vengono a casa nostra, nel nostro telefono, nelle nostre email. basti pensare a come è nato lo spam. la privacy è sempre più minata con tecniche sempre più sottili ed invasive. anche la chiesa sta facendo uso di tecnologia, e non è un caso. quindi ergo: i grandi social network hanno dei picchi ma poi crollano uno ad uno, come sta capitando a second life che perde click al punto da dichiarare di non essere più sostenibile nel futuro prossimo. Le masse al contrario si muovono ma pretendono. Pretendono beni aleatori in misura direttamente proporzionale alla loro insoddisfazione, infelicità, povertà. Ecco perchè in Italia e in paesi in via di sviluppo esistono più spese nella televisione, radio, giornali e sui consumi dei mobile phone. Chi ha poco sogna e cerca dei miti, dei modelli, e questo è un concetto universale e millenario. I social network non offrono miti e nemmeno utopie al contrario del sistema di mass marketing che invece vince. Posso dimostrare che la domenica mattina in una delle centinaia aziende di call center che ricevono chiamate dai cittadini che hannoappena visto media shopping su canale 5 dalle 6 alle 8 (di mattina, ripeto!) le chiamate sono così tante che gli operatori non hanno il tempo di fare le ordinazioni ma prendono solo la ‘presa’ della chiamata e richiamano dopo. su 2 chiamate, una è venduta a prescindere da cosa si venda. Sono migliaia le persone che la domenica mattina non desiderano altro che comprare qualcosa che offre la tv. Questo è lo scenario.
Quindi smonto il post e sentenzio: la direzione non è uomo -> social network ma uomo social network ma uomo <- mass marketing esteso.
November 27th, 2008 at 14:00
Ovviamente concordo in pieno con quello che ha fatto emergere Federico, ma nello stesso tempo sono consapevole dell’inerzia delle persone.
Il problema verte attorno a due questioni:
– le persone usano i social network per relazionarsi, non per fini commerciali per lo più, e le metriche delle relazioni sono liquide e sicuramente lontane da quello che si aspetta il business di turno
– il valore che si crea in un walled garden diventerà palese sempre a più persone, che pretenderanno che tale social network adotti certi standard ( quelli che ha nominato federico ), e ritorni loro il valore personale, altrimenti lo abbandoneranno
Non dico che sia semplice, ma sarà un contesto liquido.
Che inizia ad essere realizzabile, ma che si fatica ancora ad immaginare, perchè si vedono i vecchi paletti di turno.
Perchè i tecnicismi devono essere accantonati, rispetto agli scenari che si creano. La gente è stanca di progresso venduto a numeri aggiuntivi, features e menate varie, piuttosto che reali funzionalità a tutto tondo o scenari comprensibili.