La forza del disordine

Pochi giorni fa sono ritornato in una pizzeria, che non frequentavo da tempo. Questa pizzeria è abbastanza rinomata, il servizio è alla mano e questa cosa fa molto chic: praticamente devi fare quasi tutto da solo, la tovaglia è un foglio di carta e le posate le disponi tu come più ti aggrada. Pare di stare a casa di tua nonna. La pizza però è buona. Il tiramisù poi, non ne parliamo… è fenomenale, praticamente quello di tua zia. Ok facciamo che è la mia, in fin dei conti che ne so io se tua zia fa un buon tiramisù?

La cosa che mi colpisce di questa pizzeria è la gestione della fila: non c’è gestione. Esempio se nella fila sono presenti gruppi di due, tre e più persone e si libera un tavolo da tre entra prima il gruppo di tre, anche se questo è arrivato dopo il gruppo di due. Giusto? No però funziona, almeno per l’organizzazione della pizzeria.

Questa cosa mi ha fatto pensare al libro che ho letto ultimamente il cui titolo è tutto un programma: la forza del disordine.

La forza del disordine, scritto da Eric Abrahamson e David H. Freedman, edito in Italia da Rizzoli è un libro fatto apposta per i disordinati incalliti, specie se gestiscono negozi o affini.

Il primo accenno a come ordine e gestione del negozio non vadano proprio di comune accordo lo trovate nell’introduzione del libro, dove viene descritta la storia di un certo Essam, proprietario “disordinato” di una rivendita di giornali. Essam aveva come vicino un rivenditore di giornali che al contrario era ordinatissimo al punto tale da gestire tutto con un ordinateur, come direbbero i francesi, un computer diremmo noi. Essam vendeva meno giornali del suo vicino proprio a causa dell’inefficente organizzazione del suo negozio. Essam però è rimasto e l’altro ha chiuso. Essam alla fine della giornata faceva molti più soldi. Perché? Bella domanda, pensate alla coda della pizzeria e forse troverete la soluzione.

La forza del disordine è un libro pieno di aneddoti che mettono in seria crisi la nostra cieca fede nell’organizzazione e nell’ordine. Tra tutti gli esempi vale la pena di ricordare il negozio di ferramenta super stipato e pieno fino all’inverosimile di oggetti introvabili. Un negozio di ferramenta che secondo il libro si trova a Needham, piccolo sobborgo di Boston e il cui proprietario è un certo Harvey Katz. Questo negozio funziona ed è a prova di concorrenza perché è la realizzazione pratica della teoria della coda lunga, ormai diventata famosa grazie al lavoro di Chris Anderson.

Spesso, come è ampiamente descritto nel libro, l’ordine viene identificato da una scrivania ordinata o perfino sgombra. Nel primo capitolo del libro viene riportata una frase attribuita ad Albert Einstein:”Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa, allora, è segno una scrivania vuota?”. Come è la vostra scrivania? Ordinata tendente al vuoto? Allora è proprio il caso che andiate a comprare il libro la forza del disordine. Attenzione, però, se vi siete appena svegliati, prima di uscire non rifate il letto. Secondo alcuni rifare il letto è come allacciare le scarpe dopo che ve le siete tolte.

2 Comments

  1. Se ci aggiungiamo il “tutto è mischiato (miscelato)” di David Weinberger, il fluire apparentemente disordinato delle informazioni che giungono a noi dalla Rete, il nostro peregrinare tra un social network ed un blog ed un forum ed un sito ed un… dobbiamo riconoscere che esiste una tendenza nuova nella nostre tattiche di acquisizione e gestione di informazioni, di creazione e mantenimento di relazioni sociali, di approccio ed organizzazione della sfera professionale. Ma forse è il caso di non esagerare, perché comunque arriva sempre il momento della sintesi, il momento cioè in cui “riordinare le idee”…

  2. Mi sembra pertinente…
    http://denoviweb.tumblr.com/post/18765013

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