Reputazione Politica su Internet: il fattore Noemi
9 June 2009, di Roldano De PersioLe elezioni politiche americane con la vittoria di Obama e le recenti elezioni europee hanno dimostrato in maniera evidente che chi gestisce la propria reputazione su Internet ha la vittoria in mano. Obama è diventato un caso da manuale su come ci si deve comportare per sbaragliare l’avversario utilizzando gli strumenti dell’ormai arcinoto Web 2.0.
Eppure tutti ci dimentichiamo che il fattore centrale della vittoria di Obama è stata la sua reputazione. Chi ha avanzato e mietuto voti come fosse una delle grandi macchine che falciano i campi di grano degli stati centrali USA è stata la reputazione online e non i tools 2.0. La gente era ed è ancora convinta che Obama sia l’uomo della provvidenza e che in maniera retta ed onesta possa salvare la nazione dalla catastrofe.
Qui in Europa i vari scandali che hanno coinvolto il governo UK, il gossip del caso Noemi e le foto della villa in Sardegna di Berlusconi pubblicate su Internet dal quotidiano spagnolo El Pais hanno confermato ancora di più che quello che conta è la Reputazione Online. Saper gestire UN problema che sta per diventare una tempesta perfetta è ormai diventato IL problema.
Aziende, personaggi famosi e anche politici devono fare tutti i conti con la cattiva reputazione online. La comunicazione che passa sui giornali e peggio ancora sul web è diventata di importanza vitale. Allo stesso modo di come avveniva negli stadi dell’antica Roma, anche oggi Internet può emettere il verdetto sotto forma del pollice verso e distruggere la credibilità di anni di duro lavoro.
Google, ma anche Facebook e YouTube se usati in modo intelligente e scaltro possono diventare armi potenti per distruggere la reputazione di chiunque sulla faccia della terra. Non esistono uomini immuni dal fuoco sacro che imperversa nella rete. Scandali costruiti, ma anche verità nascoste possono arrivare da qualunque parte senza che ci si possa fare nulla se l’onda d’urto non viene prevista e gestita in tempo.
Kryptonite e Dominos’pizza sono due casi eclatanti di come le aziende si possono ritrovare in un mare di guai se non esercitano correttamente quella nuova disciplina, che va sotto il nome di Online Reputation Management o anche E-Reputation.
Gestire un disastro di immagine su Internet non è per nulla semplice e non è certo un compito che possiamo lasciare al cugino smanettone e mezzo informatico. Le competenze richieste sono fiuto, capacità strategiche, conoscenze di SEO e dei Social Media, Social Web Analysis, ottime relazioni pubbliche e altro ancora. Purtroppo le aziende italiane e i politici italiani ancora non hanno ben capito come gestire il rapporto con questa nuova Internet. Ingenuamente pensano che uno spot risolve tutto oppure preferiscono ignorare il fenomeno. Peggio in casi estremi alcuni politici molto poco illuminati arriviano ad invidiare la Cina perché lì si può mettere il bavaglio alla pubblica opinione.
A meno di svolte dittatoriali, il fattore Noemi sarà sempre più importante nei prossimi anni e come la televisione ha cambiato per sempre le campagne elettorali del passato la reputazione online sarà l’elemento essenziale della campagne elettorali del futuro.
Non ci credete? Peggio per voi.
UPDATE
Mentre scrivevo questo post il sito di repubblica.it riporta la notizia di un rapporto Censis secondo il quale:”E’ ancora la televisione il principale mezzo utilizzato dagli italiani per formarsi un’opinione politica. Mentre solo un quarto degli elettori si e’ affidato ai giornali mentre Internet rappresenta ancora la fonte di informazione per una fetta minoritaria del corpo elettorale, eccetto che tra i giovani.”
Ora mi domando, tranne nel caso dei talk show preparati a tavolino, i giornalisti le informazioni da dove cavolo prendono le notizie se non proprio da Internet? Internet è pervasiva e entra dappertutto – TV, radio, iPhone – e i mezzi di informazione ne sono continuamente e pesantemente influenzati.
Quindi please basta con questa palla di Internet che non è ancora matura. Il popolo prima o poi seguirà e i vecchi prima o poi muoiono anche se questa società gerontocratica non lo vuole far sapere troppo in giro.
Questo post è stato scritto da Roldano De Persio esperto di Online Reputation Management e lo potete contattare qui oppure potete inviargli un e-mail qui info@hjorda.com
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June 9th, 2009 at 14:12
Mi spiace, ma penso che in Italia siamo ancora lontani.
I giornalisti rispondono alle logiche dell’editore, come testimonia il video che spopola su youtube in cui si sente un giornalista dire “non penserai mica che lo diciamo in onda”.
In Italia ci vorrà ancora qualche annetto per arrivare ad un utilizzo di Internet confrontabile con quello degli USA.
Inoltre, penso di poter affermare tranquillamente che in Italia non esistono competenze informatiche pari a quelle dello Staff di Obama.
June 9th, 2009 at 14:31
E chiaro che la portata e il corretto impiego dei Social Network siano ancora completamente oscuri al grande pubblico di comunicatori (aziende, politici, etc). Ancor più che agli altri utenti, tradizionali fruitori “passivi” dei media.
Lo dimostrano ad esempio i primissimi account twitter aziendali, quasi tutti unicamente rivolti alla promozione unidirezionale dei propri prodotti. Ma, allargandoci ad altri media, anche gli SMS indesiderati che ho ricevuto in questi giorni di campagna elettorale.
Il problema vero è che spesso questa comunicazione sbagliata non proviene da consulenze del “cugino smanettone” bensì da Agenzie di Comunicazione che provengono dai media tradizionali e sono le prime a non avere compreso i meccanismi della socialità e interazione sul web e sui nuovi media.
Unico appunto al tuo post: forse non avrei usato il caso Noemi in quanto, almeno qui in Italia, tutto sembra trasformarsi in un grande gossippone. Magari alimentato e ingrandito sul web. Ma senza risultati politici rilevanti: forse in un paese anglosassone il risultato sarebbe stato differente.
Questo dimostra, tra l’altro, che non conta solo l’informazione ma anche l’atteggiamento (culturale?) del fruitore / elettore / consumatore di fronte all’informazione stessa.
June 9th, 2009 at 15:32
Mario grazie per il tuo commento, ma ti assicuro che anche qui in Italia in quanto ad attività di monitoraggio della rete e interventi per salvaguardare la propria reputazione online stiamo facendo passi da gigante. Il Reputation Management Online è un’attività che viene sempre più richiesta da aziende e personaggi famosi. Io stesso lavoro per uno studio di avvocati che supportano questo tipo di attività. Per rispondere alla questione dei media, ti confermo con assoluta certezza che la questione è più sfumata e molto più piena di grigi di quello che sembra. Non tutto è controllabile o gestibile centralmente e spesso le guerre tra gruppi editoriali (Sky vs Mediaset) lasciano sfuggire più di quello che sarebbe consentito. L’informazione poi non passa più solo per l’editoria classica e si possono fare danni semplicemente usando bene YouTube e questo i grandi gruppi editoriali lo sanno bene: vedi causa Mediaset vs YouTube.
June 9th, 2009 at 15:50
Ciao Matteo grazie per la visita :) Come dicevo a Mario alcune aziende illuminate cominciano a guardare preoccupate a ciò che si dice di loro su Internet. Alcune ci arrivano da sole e altre sono spinte da agenzie PR. Piano piano stanno scoprendo che si parla male di loro e dei loro prodotti e quindi sono molto turbate. Il mondo degli alberghi, ad esempio, questo fatto lo conosce benissimo e proprio alla nostra cena SEO ho incontrato qualcuno, che mi ha illuminato su come un hotel famoso gestisce l’informazione e la propria reputazione su TripAdvisor quando certi clienti sparano a zero.
Ti spiego perché ho usato Noemi. Il primo motivo è per intercettare traffico su questo post :) Il secondo motivo è perché credo che il fattore Noemi sia stato abilmente usato per frenare l’avanzata del PDL. Fino ad ora in Italia avevamo solo l’esempio politico di Obama facendo sembrare che esistesse solo la Good Reputation. Il caso Noemi e l’uso spasmodico fatto dai mass media della faccenda dimostra che oltre al bianco esiste anche il nero. Finalmente in Italia è comparsa la Bad Reputation e ora politici e aziende comiceranno a riflettere su quanto può costare caro far finta di nulla.
Immaginiamo per un momento Beppe Grillo che nel momento del suo massimo fulgore avesse cominciato a parlar male di un acqua minerale. Che sarebbe successo al fatturato di quella azienda? Quanto fatturato può perdere un azienda se qualcuno al momento giusto e nel punto giusto piazza una carica esplosiva?
Eppure Kryptonite e Dominos’Pizza stanno lì a dimostrare quanto può essere pericolosa la superficialità e l’indifferenza nei confronti della rete.
Il caso politico lo abbiamo avuto. Aspettiamo ora il caso aziendale :)
June 10th, 2009 at 16:49
[...] già espresso in parte il mio pensiero riguardo l’effetto di Internet sulla reputazione di un politico durante le elezioni, credo però che alcune cose siano da approfondire visto la discussione in [...]
June 11th, 2009 at 13:04
non guardo più la tv, uso solo internet, le informazioni della stampa e della tv sono pilotate, invece qui leggi quello che ti pare e che ti propongono, l’informazione te la scegli e la valuti con la tua testa e non la subisci!
io credo al potere di internet, come veicolo di informazione. aggiornamento, ricerca, e ” acculturamento” sono stata una delle prime in rete nella mia città, ed ho anche istituito un mini corso web nel 98 che ha permesso alle impiegate dei comuni della mia provincia di imparare a usare un pc e scambiarsi e mail, dal comune pedemontano a quello sulla spiaggia. da lì sono nate collaborazioni, paternariati per progetti, scambi di gite di anziani per i servizi sociali…
uso le vecchie chat e facebook, e non è vero che il pc lo usano solo i giovani, io ho 43 anni, e, mia madre e le sue amiche 70 enni usano fb….certo, schermo grande a volte lo schermo tv, ma hanno imparato. molti pensionati sono su fb, ormai n italia, così solo chi è pigro e poco scolarizzato, o non ha molti soldi da spendere, resta fuori dal mondo di internet visto che ormai chi se lo può permettere lo ha già. in america è vero (ci hanno fatto campagne elettorali) ” e non solo” visto che si parla dell’altro mondo come se esistesse solo l’america, ma sottolineo giappone e corea, emirati arabi, gli anziani hanno scoperto il piacere di usarlo molto prima degli italiani.
facebook, invece avvicina le persone le coinvolge e le informa sulle attività degli amici degli amici degli amici…….e ti fa anche ritrovare persone, due esempi personali: dopo 30 anni ho ritrovato una ragazzina con cui avevamo condiviso una bella stagione estiva, e poi non ci eravamo mai più viste, e ci eravamo pure cercate, e poi un altra amica di cui non avevo notizie da 13 anni e mi ha cercata da abu dhabi.
prima le persone si perdevano in un attimo, oggi, sei sempre in contatto. ho visto in cam i parenti del mio compagno africano, è emozionante! fino a qualche anno fà era fantascienza.
chi ha visto il film di wim wenders “fino alla fine del mondo?” ho amato quel film che era michiava tecnologia e sentimenti e ci informava di quello che ci sarebbe stato oggi.
con fb ho potuto chattare con importati politici che non avrei mai potuto raggiungere, esporre le ie idee, scrivere consigli.
quando…….e se………mi ricandiderò in futuro avrò già un mio potenziale elettorato che mi ha apprezzata e conosciuta grazie a fb. in maniera forse più intima di un manifesto elettorale o una comparsata in tv…..
grazie dell’attenzione valeria
June 11th, 2009 at 13:09
dimenticavo, se sei una cattiva persona lo sei anche su internet….. la reputazione è amplificata dal fatto che se prima lo potevano sapere in 10000 oggi lo può , se vuole saperlo , tutto il mondo……
June 11th, 2009 at 13:10
Argomento REPUTAZIONE SU INTERNET:
E’ chiaro che ciò che dice Roldano è ampiante condivisibile. La reputazione sul web conta molto, e non solo per i politici.
Quel che però dobbiamo chiederci: come nasce questa reputazione, e che basi “reali” ha dietro di se?
E soprattutto, il punto chiave: quanto conta la “diffamazione” su internet? E quanto questa può essere scambiata per un buon consiglio, o per una opinione veritiera?
Il web è pieno di casi di persone che, a torto o a ragione, vengono diffamate sul web. Molti blogger amano parlare male del prossimo, seguendo la prassi del “purchè se ne parli”, e anche alcune agenzie di seo note e meno note usano intervenire in forum, discussioni et similare nel tentativo di “pilotare” la massa.
Ma la massa non si pilota, google docet. I risultati devono essere “naturali” per essere positivi, l’utente del web non è più il farlocco di alcuni anni fa.
Diffidiamo perciò di chi ci vende lucciole per lanterne, e seguiamo i giusti consigli dell’amico Roldano.
June 11th, 2009 at 13:58
Non sono certo il soggetto adatto per commentare sulla “reputazione politica”.. Per me i nostri politici son tutti senza eccezioni quanto più di obbrobrioso ci sia. Devo ancora trovarne uno (ma forse un’eccezione la farei) che mi convinca di essere ricettivo a quanto gli dicono i suoi elettori.
Reputazione online? Cor’è, si mangia? :P
Alex
June 11th, 2009 at 15:24
Allo stato attuale la Rete è un canale informativo marginale per buona parte della società italiana (occorre osservare e valutare al di là del nostro circondario tecnosociale, che rappresenta un campione distorto ) ma i primi cenni di un cambiamento ci sono.
In positivo si può citare il caso di Debora Serracchiani, la cui popolarità non deriva solo dalla Rete, ma dal fatto che il popolo della Rete ha potuto ascoltare le sue parole, valutare le sue idee e comunicare con lei. Fenomeno questo che spaventa, perché assolutamente non compreso, gran parte della nomenklatura del PD. Anche molti commentatori ironizzano non capendo che la Rete non ha costruito un “fenomeno” (come spesso succede nel mondo del Web spesso favorito dalla superficialità dei massmedia) ma ha solo favorito l’emergere di una personalità interessante, come è stato per Obama.
June 11th, 2009 at 16:23
Roldano, come sai considero il monitoraggio strategico della rete uno strumento chiave per le aziende, tanto è vero che ne ho fatto il mio lavoro. Per quanto riguarda il mondo della politica credo si debbano fare ancora dei distinguo. La viviamo in modo troppo ideologizzato (pro o contro qualcuno) per poter realmente essere influenzati dalle cose che vengono dette e scritte in rete e fuori dalla rete. Diventerà, come per le aziende, uno strumento importante? Si. Quando? Non credo prima della fine di questa legislatura. Bisogna prepararsi? Si a cominciare da ora ma per studiare e sperimentare. Il caso Obama è una bellissimo caso ma difficilmente replicabile da noi.
June 11th, 2009 at 19:10
Grazie a tutti per il vostro commento e le vostre opinioni. Come forse qualcuno già saprà i miei post sono spesso – nonostante le mie convinzioni – degli incipit di un discorso che va comunque completato. L’argomento della Reputazione Online è più che mai attuale e ogni idea impressione o parere va valutato e compreso con attenzione.
June 12th, 2009 at 11:17
Torno a ripetere un concetto nel quale credo molto. Il superamento della divisione on line/off line. Se la convergenza digitale esiste e si sta compiendo, cosa sulla quale non penso si possano nutrire dubbi ragionare in termini dicotomici non ha molto senso. Diffamazione e Reputazione hanno oggi solo strumenti in più per essere espresse e difese. Certo gli strumenti di rete offrono una potenza mai avuta prima ma sono convinto che sono il mezzo più efficace per difendersi. Diffamare a mezzo stampa è molto più semplice, specie in una realtà dove l’editore è uno e ha in mano tutti gli strumenti. su internet e su facebook tentare di distruggere una reputazione onestamente e limpidamente conquistata è molto più difficile. a difendesi non è solo il malcapitato diffamato ma tutta la comunità che lo sostiene. Il dialogo e la conversazione come ars maieutica sono sempre stato lo strumento milgiore per l’avanzamento della democrazia, della scienza e della conoscenza.
Il fatto che in italia specialmente la rete sia sottovalutata è solo un altro esempio nella storia di come l’establishment non sia in grado di comprendere in tempo un cambiamento radicale. E la storia è piena di questi esempi.
Quello che più conta a mio avviso invece è un altro aspetto, che chiamerei, culturale, e che va oltre il dibattito sugli strumenti con i quali gestisco la mia reputazione.
Quali sono i fattori per mettere in crisi una reputazione, oggi?. Questo è il vero tema.
Se una classe politica corrotta, condannata e quindi democraticamente ed in punta di diritto giudicata, moralmente impresentabile, attaccata al potere personale e corporativo riesce a mantenere più o meno intatta la propria posizione di potere e a scalfirne la reputazione sono solo apetti di colore, stile o al massimo eventi di dubbia moralità sessuale e di genere c’è qualcosa che non va, che si la televisione o un social network a fungere da amplificatore.
Significa che la politica è diventata autoreferenziale e subisce le stesse dinamiche che si possono osservare anche nei social network: si formano gruppi più o meno aperti ma che sviluppano regole e obbiettivi propri, diminuendo il grado di interconenssione con l’ambiente. La differenza sta nel fatto che per il Gruppo Parlamento ed Esecutivo, questo ha in mano il potere e di fatto incide sulla vita reale di tutti.
Non direi quindi che la politica non comprenda le dinamiche del Social networking anzi le ha capite e gestite fino ad oggi.
Non credo che obama abbia vinto grazie alla rete ma anche grazie alla rete. Il peso dei gruppi di potere, i cosiddetti grandi elettori però c’è e continuerà ad esserci ed hanno in mano strumenti di persuasione e ricatto potenti e molto, molto coercitivi agendo quotidinamente sugli ambienti fisici dove ‘produciamo’. Obama è stato in qualche maniera fatto passare (il che comunque è una cosa buona e garanzia di buon funzionamento di un sistema politico) perchè i blocchi di potere reale si devono essere resi conto che in tempi di crisi ad essere minacciata non era la loro posizione di potere ma l’esistenza stessa del sistema sociale e politico e che la speranza, la rottura, l’innovazione radicale erano in qulache maniera la garanzia di tenuta. gattopardescamente “tutto deve cambiare perche nulla cambi”.
Certo in questo processo chi sa leggere la realtà e ne ha i mezzi può inseririsi ed incidere sugli equilibri di potere, inserirsi e modificarne la geografia. E’ una dinamica “rivoluzionaria” e la rete, in questo senso è uno strumento potente. La differenza, quindi tra l’Italia ed il resto del mondo, secondo me sta poprio qui. La classe politica non ha capito e non vede il baratro sul quale sta camminando ed è convinta di poter ancora tenere il potere con le vecchie logiche, e svolte autoritarie. Quello che la Casta non vuole capire è che la difesa dell’attuale equilibrio del potere è funzionale agli interessi di un solo soggetto politico, silvio berluscono che non ha alternative alla soluzione autoritaria e che finirà per portarli (portarci) tutti nel baratro.
Gli altri e Gianfranco Fini sembra l’unico ad averlo Compreso altre soluzioni le avrebbero. Al”opposto non sembra aver capito tutto il PD ed il solo Di Pietro sta tendando (con successo) di interpretare il cambiamento appoggaindosi qu quello che oggi sembra il blocco di consenso e di proposta politica più innovativo in termini di idee, proposte e prassi: i gruppi di beppe grillo.
Come Berlusconi nel 94 (non più oggi) Grillo parla alla “gente” non agli adepti. ne di destra ne di sinistra. E chi parla alla “gente” (come obama ha saputo fare) in questa era senza ideologie, vince.
Il blocco berlusconiano si sta indebolendo oltre che per depotenziamento economico (crisi finanziariaa, azione mediaset sotto i 3 euro ecc..) anche perchè si è ideologizzato, e superata la prima fase di successo delle ideologie che sono in grado di promettere futuri migliori, oggi comincia a prercepirsi nei fatti l’impossibilità di realizzare l’ideologia stessa. Non c’è spazio per tuti nei salotti della De Filippi, non ci sono risorse ne spazi fisici per circolare su strade infinite alla guida di Suv potentissimi, non ci sono più aziende innovative delle quali diventare Manager. Truman è arrivato ai confini dello studio televisivo nel quale si è svolta la sua vita sceneggiata, e gli sponsor stanno fuggendo. Le luci presto si spegneranno.
Tutta la classe politica di destra o di sinistra (per quello che vale oggi questa dicotomia) farebbe meglio a comprenderlo e iniziare a lavorare per evitare la soluzione autoritaria che costitusce l’unica via di slavezza per una sola persona. Vale la pena sacrificarsi per un uomo solo?
June 14th, 2009 at 12:07
[...] già espresso in parte il mio pensiero riguardo l’effetto di Internet sulla reputazione di un politico durante le elezioni, credo però che alcune cose siano da approfondire visto la discussione in [...]