L’anello magico e i Radiohead
I Radiohead sono un gruppo musicale di cui si parla molto ultimamente. I Radiohead sono diventati oggetto di dicussione per il semplice fatto che si sono inventati un nuovo modo di diffondere la loro musica. La novità però non risiede nella tecnologia utilizzata, ma nel modello di business. Il modello di business dei Radiohead potrebbe essere catalogato sotto la voce al vostro buon cuore. In pratica si rilascia su un sito un intero album e si spera che i visitatori lascino un obolo, che ripaghi il gruppo delle fatiche musicali. Un’idea, questa della donazione volontaria, che è stata accolta in un primo momento come una speranza per arginare il download selvaggio e piratesco.
Ora, una ricerca-sondaggio di ComSpace sembra aver dimostrato – a onor del vero, più di un blogger contesta questi risultati – che più della metà dei frequentatori del sito abbia fatto un pasto gratis senza nemmeno lasciare la mancia. Risultato? Scandalo al sole e titoloni sui giornali online che dichiarano il flip, il flop e pure il flap dell’iniziativa.
Nonostante il polverone, fino ad ora nessuno sembra sia stato in grado di verificare – accetto smentite – se il ROI di questa iniziativa è positivo. In ogni iniziativa economica bisognerebbe sempre capire se il gioco vale la candela, eppure nessuno mi sembra si sia posto minimamente il problema. Il mio punto di vista è che se i Radiohead hanno ricavato un guadagno netto da questa operazione il loro successo è comunque pari al 100%. Il resto sono chiacchiere da caffé, per non dire di peggio.
La storia, come anche l’economia solida, non si fa con i se, con i ma e i sarebbe bello che. Tanto per fare un esempio la finanza creativa delle borse drogate dai maggiori guadagni ha contribuito a creare nelle persone aspettative pericolose, che inevitabilmete si traducono in rovine finanziarie come l’ attuale crisi dei mutui subprime.
Inoltre, ammettendo pure che le cifre della ricerca ComSpace siano attendibili, andrebbero considerati tanti fattori che rendono l’operazione molto positiva. Il 62% di pubblico non pagante può essere considerato anche come investimento pubblicitario – la pubblicità si paga – volto all’acquisizione di nuove fette di mercato. Quanti nuovi clienti hanno raggiunto i Radiohead con questa operazione? A tutto questo va aggiunto anche che qualunque imprenditore deve fare sempre i conti con pezzi difettosi la cui produzione ha comunque un costo. Mi sembra evidente che partire con l’idea che tutti i download sarebbero stati pagati è come immaginare un modo in cui le lampadine ad incandescenza abbiano un rendimento del 100%.
La cosa veramente interessante dei download a sbafo sul sito dei radiohead è che ripropongono il mito dell’ anello di Gige riportato nella Repubblica di Platone. L’anello magico permise a Gige di essere invisibile e di compiere non essendo visto i peggiori crimini dimostrando così che nessun uomo è così virtuoso da poter resistere alla tentazione di compiere il male se gli altri uomini non lo possono vedere e controllare.
Tornando alla valutazione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto riguardo le cifre della percentuale dei download senza rimorso ho visto che ci sono in gro dei post molto interessanti che vale senz’altro la pena di leggere. Segnalo il post di Stefano Quintarelli, che ormai:“Solo il Corriere ci fa una magra. Vorra’ dire che lo includero’ tra la lista delle mie fonti non certamente attendibili, da verificare sempre…”. Secondo Stefano Epifani:” i ragazzi di Oxford avrebbero bisogno di un buon consulente sul tema dell’usabilità“, ma c’è dell’altro. Dario Bonacina considera l’esperimento:”un successo clamoroso per i Radiohead e gli appassionati della musica, e anche un fantastico sforzo artistico.” Andrea Martinez conclude che questo evento:”metta finalmente d’accordo i detrattori di giornalisti e blogger: è andato in scena un gioco a rimpiattino fra chi misinterpreta più radicalmente dati già in origine precari.” Matteo Balzani di IMlog si domanda ironicamente se il titolo non sia sbagliato. Luca Sartoni si chiede:”Davvero qualcuno si aspettava che tutti i download venissero accompagnati da lauti pagamenti contesutali?” Il movimentato blog di Alessio Jacona dice molto. L’elenco è molto ampio e mi sono limitato a riportare i link di quelli che ho letto.
- Il Reputation Management su Internet (E-Reputation) diverrà nei prossimi anni un argomento sempre più importante per la vita e...
- C’è questa cosa che un giorno 3 Italia mi dice:”Senti ma ti andrebbe di fare un giro sul nuovo...
Related posts brought to you by Yet Another Related Posts Plugin.
November 15th, 2007 at 17:16
Non il ROI, ma due conti in tasca ho provato a farglieli
http://rockonomics.wordpress.com/2007/11/06/its-up-to-us-e-infatti/
In ogni caso, solo loro sanno quanto ci hanno guadagnato e hanno annunciato che ce lo diranno tra un mesetto. Aspettiamo…
Ciao!!
January 3rd, 2008 at 15:50
Vi segnalo che alcuni blog parlano di anti-marketing in relazione a questa esperienza (e anche di Nine Inch Nails). Vediamola in termini di opportunità: spostare la “promozione” dall’area packaging-distribuzione a quella dell’evento e della condivisione.
Cosa intendo dire:
1) l’equazione musica-supporto è ormai in crisi, superata; non si può identificare la “musica” con un veicolo specifico dominante
2) le spese di marketing allocate nella fase distributiva sono “perse” perchè nulla aggiungono al valore del cliente. Il valore del cliente è nell’esperienza musicale: sia nel formato dell’evento, per esempio un concerto online, sia nell’esperienza cognitiva e qui vedo le due opportunità per un marketing che si collochi più “a valle” della filiera del valore musicale: A) concentrarsi sull’organizzazione di settings ed eventi di diffusione; B) realizzare forum di dibattito in cui avvicinare il consumatore alla posizione del produttore. Oggi tutte queste possibilità non vengono sfruttate perchè appesantirebbero troppo il prodotto, ma una volta che la musica diventa esperienza e non più prodotto….
January 3rd, 2008 at 15:55
..e dal punto di vista economico mi pare che il “buzz” legato all’evento condiviso sia uguale se non maggiore di quello fornito da una tradizionale campagna di lancio di tipo top-down organizzata dalle major…