L’insostenibile leggerezza di Twitter
Questi sono giorni difficili e non mi riferisco a cose tragiche come la guerra in Georgia o la recessione negli USA che sta piano piano colando qui in Europa. Questi sono tempi strani perché noi tutti, come la rana che rimase bollita, non ci accorgiamo che tutto sta cambiando lentamente ed inesorabilmente.
Internet in tutto le sue versioni 1.0, 1.7, 2.0 e 25.0 è la rappresentazione virtuale di una grande migrazione. Tutti noi stiamo migrando verso un nuovo mondo, che però non è una meta finale laggiù nel futuro. Questo è il mondo nuovo, che corre a velocità folle verso di noi, ci pervade e ci attraversa come un gas che in maniera progressiva cambia la nostra visione del paesaggio.
Storditi, ipnotizzati andiamo avanti a tentoni cercando consigli da chi occupa il terminale vicino, incuranti se questo sia situato sulla scrivania vicino o alla periferia di Boston, perché entrambi ci paiono allo stesso tempo vicini e lontani Noi siamo e ci sentiamo come una foto riposta nel portafoglio che però è invecchiata di 50 anni in soli 20 minuti.
Non sto qui a mettere link di post allarmati di come la rete e poi Google ci stia rendendo stupidi. Sarà vero? Stiamo diventando una razza nuova fatta di individui sempre interconnessi come i borg di Star Trek? Se anche fosse questo è però considerabile sempre e comunque come male? Loren Feldman ha ragione quando afferma che dalla saggezza dele folle non scaturisce nulla di buono?
Questi sono giorni difficili, ma anche eccitanti perché una semplice applicazione come Twitter può consentire ad ogni singolo individuo di essere “connesso” ad altre migliaia e di vedere in un colpo centinaia di discorsi. Noi grazie ad applicazioni come Twitter possiamo emulare gli angeli di Berlino che nella biblioteca avevano il privilegio di “ascoltare” le felicità ed i dolori dei poveri esseri umani.
Emulare gli angeli può però essere pericoloso perché il nostro super potere di relazione può cadere nel vuoto da un momento all’altro. Twitter come la carne è debole e ci può far sentire orfani se viene a mancare improvvisamente. Se, infatti, come afferma il brillante Charles Leadbeater:”You are what you share“, noi siamo ciò cosa condividiamo, allora l’assenza degli altri ci può provocare un senso di nulla difficila da superare. Alcuni credono che internet ci renda soli. Io credo che al contrario internet ci avvicina forse anche troppo e più di quanto potessimo immaginare o sperare.
- Twitter sta diventando sempre più di uso comune in tutto il mondo e le recenti elezioni USA hanno dimostrato che...
- Britney Spears un mostro sacro della musica pop ha deciso di entare in campo usando il Web 2.0. Questo sbarco...
- Twitter è uno strumento di comunicazione fantastico perchè ti costringe a sintetizzare in 140 caratteri l'essenza del tuo pensiero senza...
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7 comments
In un mondo di esibizionismo, dove l’unico modo di “essere” e’ attraverso l’approvazione degli altri, la visibilita’ di se’ agli altri, dove il numero di contatti conta molto piu’ della qualita’, …in questo mondo certamente ”You are what you share“!
Forse un giorno ci sazieremo di questa facile popolarita’ che Internet ci regala quando ci esponiamo con la nostra faccia vera o una delle tante facce finte. Ma per far passare questa ebbrezza da facile popolarita’ ci vorranno parecchi anni, sempre che non si divenga tutti quanti alcolisti…
Franco
“You are what you share…” Da Marshall McLuchan ne sono cambiate di cose…
Alex
Siamo a pieno dentro il cambiamento, l’importante è non farsi fagocitare, ma usare il mezzo in maniera critica, senza che esso ci travolga. Io colgo di questo cambiamento gli aspetti postivi e cerco di navigarci dentro per capire le opportunità che mi offre: contatti, contenuti condivisi, informazione, interazione, interessi a portata di click, la possibilità di inventarmi progetti e corrergli dietro con determinazione, scoprire i pensieri di chi mi sta troppo lontano. Tutto questo è una grande risorsa umana e di idee, non sprechiamola e non ci dimentichiamo della nostra umanità, che sta a fianco della tecnologia, per mediare tutta questa comunicazione.
Tanti anni fa … un certo Cartesio disse “Cogito ergo sum” …, oggi qualcun altro ha detto “You are what you share” …
colpa di eMule, sicuramente :)
Amico mio,
ma perchè percepisco un senso di angoscia dal Tuo post? Ma perchè continuiamo a farci del male prefigurando scenari alla Blade Runner?
Godiamoci questi tempi che ci hanno regalato cose straordinarie come Twitter e prendiamoci anche i lati negativi chè fa parte del gioco.
Poi ciascuno darà la giusta importanza all’affermazione “You are wath you share”
Personalmente mi accontento di avere la visibilità che ho sia in Twitter che sulla rete e penso che appena 10 anni fa vivevamo una dimensione completamente diversa da quella odierna.
Ti saluto con una mia variante della frase di Leadbeater:
You are wath you want!
Leo
Cmq la citazione degli Angeli de “Il cielo sopra Berlino” è straordinaria!!
Leo
[...] In un video straordinario le speranze, le paure, le illusioni generate dalla condivisione di massa del sapere, dalla paura che dalla saggezza delle folle non scaturisca nulla di buono, come afferma Loren Feldman, dal pericolo di restare isolati per una banale (quanto quotidiana) defaiance di Twitter. Intanto godiamoci il video straordinario (grazie al mio amico Roldano De Persio) [...]
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