Twitter sostituirà il giornalismo?
Questa sera – notte del 16 gennaio qui in Italia - Twitter ha colpito ancora. La cronaca dell’aereoplano della U.S. Airways caduto a New York ha avuto la scintilla da un twit di Janis Krums che ha postato una foto dell’aereo ammarato sul fiume Hudson fatta con il suo iPhone. Questo episodio conferma che Twitter si sta imponendo sempre più nel mondo come uno strumento per registrare e diffondere in tempi rapidissimi eventi politici e fatti di cronaca.
Tutti possiamo avere un account su Twitter e quindi tutti possiamo essere dei potenziali testimoni di fatti di cronaca e riportare nella loro immediatezza i fatti che vediamo. Guerre, incidenti, disattenzioni, qualunque cosa ci succede, che sia andare in bagno, mangiare una fetta di torta o assistere ad una battaglia oppure ad un incidente aereo.
Questo però è vero giornalismo? Riportare i fatti nudi e crudi è sufficiente? Oppure abbiamo bisogno di una loro interpretazione? Insomma siamo sicuri che non abbiamo ancora bisogno di qualcuno che metta insieme i diversi tasselli del mosaico per creare un’ immagine più completa dei semplici avvenimenti?
Ieri Luca De Biase ha commentato nel suo blog le idee di Seth Godin riguardo il giornalismo, il quale si domanda:”Di che cosa avremmo nostalgia se i giornali dovessero veramente scomparire?“. Luca tra le altre cose afferma:”I giornali non sono la loro carta. Sono le redazioni e lo spirito di servizio che le anima”
Io penso però che bisogna andare oltre le redazioni e mi domando: abbiamo più bisogno dei giornali o dei giornalisti? In pratica un giornale è solo un aggregatore di notizie, ne più ne meno di Wikio o Liquida, tanto per fare degli esempi. Un giornale “filtra” le notizie seguendo una linea editoriale, mentre gli aggregatori raccattano tutto in maniera neutra. Gli aggregatori non sono ne di sinistra ne di destra e non difendono nessuna categoria o lobby. Un giornalista potrebbe volere pubblicare un pezzo, ma magari il direttore lo stoppa perché non è in linea con il giornale oppure quel pezzo da fastidio a chi paga la pubblicità.
Mi domando quindi: i musicisti hanno veramente bisogno delle case discografiche? I giornalisti hanno veramente bisogno degli editori? Nel 2009 abbiamo ancora la necessità di mediatori?
- Su Internet si combatte il terrorismo, o meglio ci sono popoli e nazioni impegnate pure qui sopra in una lotta...
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January 16th, 2009 at 11:47
Il giornalismo non è solo registrazione dei fatti: al limite quello è il lavoro delle agenzie di stampa. Il giornalismo è – dovrebbe essere – anche approfondimento, indagine, inchiesta ovvero l’analisi della realtà. I giornalisti dovrebbero essere gli “storici del presente”. Ed i giornali – che siano cartacei o digitali – non sono solo cronaca, ma anche terza pagina, editoriali, reportage.
Che vi sia una trasformazione è indubbio ma io preferisco avere la possibilità di accedere sia a fonti presentatemi in maniera automatica da un aggregatore (costruito secondo le mie preferenze) che da notizie filtrate da una redazione (o equivalente), cioè da persone che hanno sensibilità, interessi e conoscenze ed anche opinioni differenti dalla mia. Altrimenti mi rinchiudo da solo nel mio walled garden.
Inoltre, anche volendo affermare che il microblogging possa sostituire le agenzie di stampa bisogna considerare il digital divide: la copertura dell’incidente aereo è stata così accurata perché è accaduto nel “core” della civiltà tecnodigitale; ma quando gli incidenti capitano in zone sperdute del mondo, non connesse? Se non lo dice Twitter, significa che l’aereo non è caduto?
January 16th, 2009 at 12:07
L’argomento è stimolante. E aggiungo una domanda. Un algoritmo può sostituirsi ai mediatori tradizionali? Non rischiamo, in altri termini, di passare dalla tirannia degli editori a quella dei programmatori di algoritmi? Io credo che il web stia invece ampliando la pleatea dei mediatori culturali. Il blogger ne è la manifestazione più efficace. Oggi non sono solo i giornalisti ad essere impegnati nella quotidiana opera di “rappresentazione mediata” della realtà. La narrazione si è fatta più sfaccettata. E plurale. C’è un riposizionamento nel sistema dei mediatori, ma non credo che arriveremo alla scomparsa di chi filtra, sistema, cerca, verifica e racconta il mondo a chi il mondo non può vederlo, se non in piccolissima parte.
January 16th, 2009 at 12:15
Inoltre c’è differenza tra essere sul luogo dei fatti, ovvero essere una fonte, ed essere mediatore-giornalista. Se confondiamo i due ruoli, si aprono fughe dall’esito funesto.
January 16th, 2009 at 12:15
[...] Gennaio 2009 Riporto un mio commento ad un post di Roldano in cui, provocatoriamente (o no?), si interroga sulla “fine del [...]
January 16th, 2009 at 12:19
@Federico grazie ottime osservazioni, mi e ci hai dato utlteriori spunti di riflessione. La frase:”Se non lo dice Twitter, significa che l’aereo non è caduto?” è di una complessità enorme e si potrebbe ampliare dicendo : se la stampa non esiste i fatti non accadono?
January 16th, 2009 at 12:22
@Luigi grazie per il tuo commento. Io ti chiedo in risposta alla tua riflessione:”Non rischiamo, in altri termini, di passare dalla tirannia degli editori a quella dei programmatori di algoritmi” Ma non è già così con Google? Non crediamo noi che se una cosa non esiste su Google o Wikipedia allora non esiste affatto? Le nuove generazioni non sono forse già in quest’ottica?
January 16th, 2009 at 13:45
E’ che in usa c’è una corsa al filo del secondo sulle “breaking news”. Bisognerebbe chiedersi qual è davvero il futuro delle news, come svilupparle, se sono davvero importanti per un edizione cartacea.