Il pane e il burro del web
Roldano De Persio Sono sicuro che chi sta leggendo questa frase è pronto a giurare sotto tortura che:” No mai! Io non clicco sui banner pubblicitari e neanche li vedo”. Allora mi domando chi è che clicca sui banner pubblicitari?
La stessa domanda se l’è posta Danah Boyd, dell’Harvard Berkman center for internet and society, che è un’esperta di social media. In un suo articolo cita i risultati interessanti di uno studio riportato da Dave Morgan, che è Executive Vice President e Global Advertising Strategy di AOL direttamente sul suo blog.
Dave Morgan per prima cosa afferma:”What did we learn? A lot. We learned that most people do not click on ads, and those that do are by no means representative of Web users at large“. Quindi la maggior parte delle persone non clicca sulla pubblicità e chi lo fa non è rappresentativo dell’utente web. Dave Morgano aggiunge:”Ninety-nine percent of Web users do not click on ads on a monthly basis. Of the 1% that do, most only click once a month. Less than two tenths of one percent click more often. That tiny percentage makes up the vast majority of banner ad clicks.” In pratica pochissimi cliccano in maniera accanita.
Chi sono allora questi dal grilletto facile? Che caratterisitiche hanno questi “heavy clickers”?
La risposta è:”They are predominantly female, indexing at a rate almost double the male population. They are older. They are predominantly Midwesterners, with some concentrations in Mid-Atlantic States and in New England. What kinds of content do they like to view when they are on the Web? Not surprisingly, they look at sweepstakes - concorsi a premi - far more than any other kind of content. Yes, these are the same people that tend to open direct mail and love to talk to telemarketers.”
Danah Boyd nel suo articolo cerca di andare oltre e focalizza la sua attenzione sugli utenti di MySpace e Facebook. Nella versione italiana riportata dal sito della rivista Internazionale afferma:” I siti di social networking non si rivolgono al gruppo descritto da Morgan, eppure anche loro vivono di pubblicità. Ho il vago sospetto che anche il grosso dei profitti di MySpace e Facebook derivi da una minuscola percentuale di utenti. Rispetto all’utente medio, mi sembra che i cliccatori accaniti usino internet soprattutto per fare nuove amicizie e che siano più rappresentativi dei nuclei familiari a basso reddito, meno istruiti e generalmente residenti fuori dalle principali aree metropolitane. In altre parole, ho il sospetto che chi clicca di più sui banner dei siti di social networking appartenga a una fascia socioeconomica più bassa di quella dell’utente medio. Purtroppo non ho trovato nessuna ricerca che confermi questa ipotesi. Non sono una pubblicitaria e non mi interessa aumentare l’efficacia degli annunci, ma sarei curiosa di sapere se il webmarketing sta puntando su un gruppo di nicchia. E in tal caso, vorrei scoprire quali sono i risvolti sociali di questa tendenza.”
Dana Boyd ci suggerisce che forse il target della pubblicità online è sbagliato:” I pubblicitari si concentrano da sempre sui siti che attraggono la popolazione più ricca, istruita e urbanizzata. Eppure non posso fare a meno di chiedermi se questi consumatori ideali sono davvero quelli che comprano la maggior parte dei prodotti. Mi ha sempre affascinato il fatto che le famiglie statunitensi più povere si circondano di moltissima roba mentre le famiglie ricche si vantano di avere meno cose, ma migliori. “
Quindi per gli utenti ricchi e istruiti less is more. E se Dana Boyd avesse ragione?
| 2.5 |
Ho il sospetto che abbia ragione.
complimenti, il tuo blog offre sempre ottimi spunti di riflessione
Grazie spiderpanoz, ricambierò la visita. Se qualcuno
vuole aggingere qualcosa o mandare link è ben accetto.