Entries in the '' Category

La guerra dei mondi

Il 25 dicembre 2007 potrebbe essere ricordato come un giorno simbolo per il mondo dei media. L’annuale discorso della regina Elisabetta II è stato infatti trasmesso per la prima volta su un canale YouTube. Eppure, pensandoci bene, questo evento non è altro che la conferma di un trend mondiale in cui UK figura in Europa come la nazione all’ avanguardia. YouTubeQueen
Sarei ben contento di definire il trend, questo spostamento dei contenuti e delle informazioni verso il modo digitale come una semplice evoluzione, credo però che il termine più corretto da usare sia “conflitto”. Uso questa parola drammatica perché ritengo che l’avvento della rivoluzione digitale sta determinando una transizione di stato il cui risultato finale sarà, prendendo a prestito un termine dell’epistemologia, un cambiamento di paradigma. Un cambiamento che viene rafforzato giorno per giorno dalla struttura fisica di internet.

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, così recita il principio di Newton; ne consegue che se le rivoluzione digitale ha come “scopo” finale un mondo nuovo, un nuovo paradigma, ci sarà qualcuno che reagirà resistendo e attuando la controrivoluzione per mantenere lo status quo.

La coda lunga descritta da Chris Anderson, viene spesso citata come l’esempio di come è e di come sarà il nostro futuro di consumatori, inclusi i consumatori di informazioni. Un meraviglioso futuro prossimo dove tutte le nicchie avranno il loro spazio, il loro posto al sole e tutto questo persino a costi contenuti. Ora se la smaterializzazione dei prodotti, conseguente alla loro “digitalizzazione”, è un fatto talmente evidente da essere incontestabile vi è però un rovescio della medaglia, che a mio avviso, non è altrettanto chiaro. La teoria della coda lunga dimostra che una risorsa come lo spazio può divenire illimitata o quasi e che più scelta è meglio che nessuna scelta. Eppure in tutto questo bel ragionamento ci si dimentica facilmente che cè una risorsa che è e continuerà ad essere scarsa. Una risorsa che diventerà per noi sempre più importante perché sempre meno disponibile. Una risorsa con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni: Il tempo.

Limitando il discorso alla semplice informazione, la digitalizzazione dei contenuti e la loro diffusione su internet ci ha messi di fronte ad una possibilità di scelta pressochè infinita. Il nostro tempo è invece limitato. Esistiamo, mangiamo, lavoriamo, dormiamo ed il tempo che ci resta lo dedichiamo a sapere cosa accade nel mondo oppure a distrarci dalla noia della vita vedendo qualche film, magari in DVD perchè non abbiamo tempo o di andare al cinema. Il tempo è la nostra acqua potabile o il nostro petrolio. Chi vuole venderci un film, uno spettacolo, un telegiornale è perfettamente conscio del fatto che noi il “petrolio” lo vendiamo a caro prezzo e che la nostra attenzione, leggi tempo dedicato, si può dissolvere come neve al sole in un battito di click. Questo fatto genera una resistenza da parte degli editori uguale e contraria al fine di mantenere lo status quo economico. Un aresistenza che porta al conflitto con tutti quelli che sono fautori della rivoluzione digitale.

Nonostante l’esistenza di questo conflitto sia un fatto forse tutto sommato comprensibile e prevedibile da parte di molti, non appare così altrettanto evidente la sua portata. Molto spesso si dice che la TV non ha determinato la scomparsa della radio, che a sua volta non ha determinato la scomparsa dei giornali, per cui ragionevolmente anche internet diventerà semplicemente un nuovo medium. Il Rapporto Annuale 2007 del censis sembrebbe confermare quest’idea, il comunicato stampa afferma infatti:”La rivoluzione digitale continua. Oggi abbiamo già a disposizione 8 diversi media e ben 20 modalità alternative di accedervi. Vecchi e nuovi media convivono perfettamente nelle scelte delle persone, amplificando ulteriormente gli accessi individuali al mondo dei media.” Lo stesso rapporto continua:”La televisione tradizionale risulta sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, ma la tv satellitare raggiunge il 27,3% e la digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni” e ancora:”Nel 2007 gli utenti della televisione in generale sono passati dal 94,4% al 96,4% della popolazione, rafforzandone ancora di più la natura di medium universale. La tv satellitare, in un anno, è passata ad attirare dal 17,7% al 28,3% degli utenti di tv, il digitale terrestre dal 7% al 13,9% e anche tutte le altre forme di tv fanno notevoli passi in avanti”. Si potrebbe quindi pensare che la pace dei media regna sovrana e che tutti vissero felici e contenti. Sbagliato, le cifre sono esatte ma le conclusioni sono completamente sballate.

Facendo anche finta che fenomeni come il noto Paradox of Choice evidenziato da Barry Schwartz non esistano, rimane del tutto evidente che il dato 96,4% della popolazione registrato dalla televisione generalista avrebbe un significato importante se questa fosse l’unico medium. Peccato che le cose non stiano così. Se il numero dei media aumenta la loro fruzione da parte degli utenti diviene per forza di cose frammentata nel tempo. Aggregare insieme nello stesso campione persone che vedono per mezz’ora al giorno un solo canale e persone che vedono per più ore diversi canali e poi dire che questi vedono la televisione generalista è, almeno dal punto di vista marketing e pubblicitario, un completo nonsense. Un dato completamente inutile. Al contrario le cifre del rapporto dimostrano che il conflitto tra i nuovi media e quelli classici è appena iniziato.

Aggiornamento.

Tommaso Tessarolo  conferma in un suo post lo stato della televisione generalista e afferma:”Sta di fatto che nonostante lorsignori continuino a negarlo la tv per tutti sta perdendo colpi ad una velocità imbarazzante. Tiene ancora 1/3 della popolazione italiana, che tanto per ricordarlo per oltre il 60% ha al massimo la scuola media. Quindi tiene una fetta importante di popolazione, facilmente condizionabile e quindi molto importante (e qui non stiamo parlando di target commerciale). Ma, pur stando facendo di tutto per mantenere l’italica stirpe nella maggior ignoranza possibile anche alienandola coattamente dall’ingresso ai servizi della Rete, l’establishment deve prendere atto che un cambiamento radicale è in atto

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Mars Attack

Si dice che a Natale siamo tutti più buoni, ma siamo proprio sicuri? Un esempio del contrario è la battaglia marketing più feroce che io abbia mai visto e che proprio in questi giorni vede l’uno contro l’altro armati Mars e la Peta, organizzazione animalista internazionale.

L’apparato della controinformazione della Peta ha lanciato un’ offensiva in grande stile contro la Mars proprio nel periodo natalizio che è naturalmente il più delicato per i bilanci della multinazionale dei dolciumi. Perché la potente macchina marketing della Peta si è messa in moto? Secondo la Peta la Mars sarebbe dietro brutali esperimenti sugli animali e tutto questo viene molto ben pubblicizzato su un sito apposito marscandykills.com

Ora indipendentemente dai giudizi etici sugli esperimenti sugli animali e limitando le considerazioni al solo discorso economico, ci si domanda subito quanto costerà alla Mars in termini di fatturato quest’ offensiva. Quanti attuali e potenziali clienti rinuncieranno alle barrette Twix? Quanti rinunceranno a sgranocchiare le M&M’s? Nella comunità delle answer di Yahoo, ad esempio, si registrano i primi malumori e segnali di boicottaggio. Le reazioni ovviamente non sono limitate al solo mondo dei consumatori, siti specializzati Brand Week dedicano un articolo alla questione e affermano che da parte di Mars non ci sono reazioni. Ancora una volta quanto sta costando alla MARS questo silenzio? Va sottolineato che il sito marscandykills.com parteggia in modo chiaro e inequivocabile per i diretti concorrenti della MARS e quindi il danno diventa doppio perché il mancato acquisto si traduce nel passaggio del cliente alle marche concorrenti. Si legge sul sito marscandykills.com:”Mars’ top competitor, Hershey’s, has pledged not to fund or conduct experiments on animals. Other major food corporations—including Coca-Cola, PepsiCo, Ocean Spray, Welch’s, and POM Wonderful—have also publicly ended animal tests after hearing from PETA”. Qui in Italia il gruppo Hershey è conosciuto con il brand Kit Kat.

Attenzione il video qui sotto contiene delle immagini molto forti e non adatte a chi è facilmente impressionabile.

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Stand up for your rights

Qui di seguito ho postato un breve video che riassume le più importanti caratteristiche degi studenti di oggi, come imparano, cosa hanno bisogno di imparare, le loro ambizioni, speranze, sogni, come saranno le loro vite e che tipi di cambiamenti sperimenteranno durante la loro esistenza. Creato da Michael Wesch in collaborazione con 200 studenti della Kansas State University. Michael Wesch si occupa di Etnografia Digitale. I suoi video su YouTube esplorano la cultura attraverso i media, cercando di unificare le idee dell’Ecologia dei Media e L’Antropologia Culturale. Il video è stato rilasciato con una licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0. Musica di Try^d che può essere scaricata qui.

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Lavori socialmente utili

Spesso capita di sentir dire che molte persone fanno lavori che solo cinque anni fa non esistevano. Uno di questi lavori è quello del Social Media Strategist, una professione che comincia ad essere molto richiesta nel mercato del lavoro USA e che qui da noi è ancora agli albori se non proprio misconosciuta.

In Italia siamo ancora in una fase primitiva e facciamo ancora fatica a far capire alle aziende cosa è il web 2.0 e perchè può essere nel loro interesse approfondire il discorso. Negli USA si è fatto un passo avanti ed il concetto web 2.0 si comincia a definire meglio e concretizzare in una forma che va sotto il nome di Social Media. Esistono portali verticali come Social Media Today e molte sono le società Social Media Agency, vedi qui e qui, che forniscono consulenza in ambito social media.

A questo punto vi chiederete, cosa è una Social Media Agency? Bella domanda. Il fatto è che le Social Media Agencies ed il web 2.0 sono talmente recenti che su Wikipedia c’è stata una vera guerra su quali agenzie  si possano definire correttamente come Social Media Agency.  In realtà la questione è molto semplice, una Social Media Agency ha il compito di aiutare le aziende ad intraprendere un dialogo, una conversazione con i propri clienti utilizzando i loro  stessi canali di comunicazione. I blog, Twitter, Flickr, Facebook, MySpace, Netlog, Bebo, Last.fm, Yotube sono piattaforme che sempre più persone utilizzano e utilizzeranno come forma di intrattenimento e di comunicazione.  Questo perchè gli esseri umani sono animali sociali e sono naturalmente attratti dai loro simili. Questi strumenti sono quindi perfetti per socializzare, organizzare cene, andare al cinema, scoprire nuovi libri o nuovi gruppi musicali e far nascere nuove storie d’amore.

La cosa importante è però capire che non bisogna confondere il dito con la luna. Tutte le piattaforme web 2.0 descritte sono solo strumenti il cui scopo è quello di far incontrare le persone e magari renderle anche felici. La Social Media Agency di successo sarà, qui in Italia come negli USA, quella che riuscirà a far comprendere alle aziende che i migliori risultati nel mondo “social” si ottengono quando i tuoi “friends” si fidano di te perchè li aiuti e li ascolti e non sei quindi un asociale che pensa egoisticamente solo al proprio bilancio.

Finisco qui perché ora vado a vedere chi c’è su twitter, anzi no vado su Facebook per vedere come stanno i miei vampiri.

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Io Sony John Malkovich

Oggi ho scoperto che uno dei miei attori preferiti, John Malkovich è diventato il testimonial dei notebook Vaio della Sony. La cosa interessante però è che John non si limita a fare la pubblicità. Non dice comprate il notebook e sarete fichi come me. No John è fico per davvero e non si abbassa a queste cose.

Ho scritto John, e preciso a tutti che John non è mio amico, perché esiste un sito della Sony che si chiama www.vaio-john.com. Sul sito della Sony, nella sezione dedicata alla stampa, si legge:”Sony propone una campagna esclusiva per i notebook VAIO, attingendo dalle influenze creative di un personaggio straordinario: John Malkovich – attore, John Malkovicproduttore e regista più volte candidato all’Oscar. Lanciata il 15 ottobre con un sito web dedicato – www.vaio-john.com - sviluppato in collaborazione con Fallon e Dare, la campagna integrata sarà sviluppata in alcuni paesi d’Europa. A partire da novembre, sul sito sarà possibile partecipare a un progetto di sceneggiatura completamente interattivo per dar vita a un copione, che porterà la firma di più autori. Questa prima collaborazione immortala il mondo unico di John Malkovich, gli stimoli e le idee creative che l’attore sperimenta per le vie di Parigi. Avvalendosi della collaborazione degli esperti di fotografia di moda Blinkk, Fallon ha girato nel corso di 4 giorni una serie di 27 cortometraggi a Parigi con protagonista Malkovich, con l’obiettivo di realizzare un lavoro che apparisse immediato e spontaneo, senza mai seguire un copione vero e proprio e secondo un approccio di tipo organico che ha permesso di riprendere l’autentica personalità di John Malkovich.” C’è però dell’altro. Alcuni aspiranti scrittori e sceneggiatori troveranno, infatti, il sito molto stimolante perchè è possibile inviare il copione della propria sceneggiatura. Non sappiamo però se le sceneggiature scritte con i notebook Sony Vaio avranno maggiori possibilità di successo.

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Tutto fumo e niente arresto

Sul sito di Euromonitor è stato pubblicato un articolo, price and the $64,000 questions - an introduction to cigarette pricing issues, che ha come argomento gli effetti sociali dell’aumento del prezzo delle sigarette. Premetto che sarebbe importante considerare anche altre fonti per poter valutare in maniera obbiettiva i dati e le conclusioni di Don Hedley, autore dell’articolo.

Le conclusioni agghiaccianti dell’articolo si possono riassumere in due fatti essenziali. Il primo di questi è che la differenza tra il prezzo delle sigarette vendute nei paesi occidentali e quelle vendute nell’europa dell’est determina una spinta forte verso l’aumento dei traffici illeciti. Il differenziale sarebbe, quindi, l’origine del contrabbando. Il grafico qui sotto dimostra in modo chiaro i prezzi al genenaio 2007 (fonte Philip Morris International).

Prezzi in Europa

Il secondo aspetto importante è che l’aumento del prezzo dei pacchetti non determina una forte diminuzione del consumo di sigarette e ha al contempo come effetto paradossale quello di colpire maggiormente le classi povere e tra queste gli individui più giovani.

Uno studio scozzese ha dimostrato infatti quello che l’articolo definisce come teen paradox. I teenager delle classi inferiori fanno lavoretti part-time e possono quindi disporre di una somma superiore rispetto alle paghette degli adolescenti delle classi agiate. La conseguenza di questa disponibilità economica è la possibilità di acquistare molte più sigarette di quanto possano fare i ragazzi ricchi. Paradossalmente un aumento del prezzo dei pacchetti ha alla lunga come effetto finale quello di far diventare il fumo e le malattie conseguenti un problema che riguarda solo le classi povere

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content