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Last.fm action hero

Ecco a voi in anteprima il comunicato stampa sulla conferenza stampa che Last.fm ha tenuto ieri a New York:

Last.fm sta per lanciare un servizio di pagamento diretto per artisti indipendenti.

Gli artisti verranno pagati in base agli ascolti dei propri brani

La rete di “social music” Last.fm ha oggi annunciato oggi l’imminente lancio di un nuovo e rivoluzionario servizio
che consentirà agli artisti indipendenti di trarre profitto dagli ascolti dei propri brani sul sito.

Grazie al programma sui diritti di autore (Artist Royalty Program), gli artisti che non hanno stipulato contratti con
etichette discografiche o agenzie di raccolta e che hanno scelto di caricare la propria musica su Last.fm
potranno ricevere un compenso, direttamente da Last.fm, ogni volta che vengono ascoltati i loro brani.

“Negli ultimi anni abbiamo tentato di ridefinire il sistema economico dell’industria musicale consentendo ad
artisti ed etichette di trarre profitto dagli ascolti degli utenti anziché dai loro acquisti”, afferma Martin Stiksel, cofondatore
di Last.fm. “Ora possiamo offrire questo servizio anche ai musicisti indipendenti. Per la prima volta,
chiunque potrà caricare musica e guadagnare dagli ascolti dei propri brani. È un modello del tutto innovativo, da
cui potranno trarre beneficio sia gli ascoltatori che gli artisti e le etichette.”

Il programma sui diritti di autore si iscrive in un progetto più ampio di Last.fm, che oggi lancia sul Web la
piattaforma di musica gratuita on demand più grande al mondo.

Questo nuovo servizio inizialmente disponibile negli Stati Uniti, in Germania e nel Regno Unito, offre l’accesso
gratuito, on demand supportato da annunci pubblicitari, ad un catalogo musicale senza precedenti creato in
collaborazione con le quattro major discografiche: la Universal Music Group, la Sony/BMG, la Warner e la EMI,
oltre alle 150.000 etichette, aggregatori e artisti indipendenti, tra cui CD Baby, IODA, Naxos e The Orchard.

Nei prossimi mesi Last.fm prevede di attivare questo servizio a livello globale.

Bella notizia no?

Chi ne volesse sapere di più può contattare Christian Ward di Last.fm a questo numero +44 (0) 20 7780 7080 oppure può inviare e-mail all’indirizzo e-mail christian@last.fm.

Se invece volete sapere che faccie hanno questi di Last.fm eccovi serviti.

Infine se proprio non vi basta e volete sapere cosa ne pensa Richard Jones, che è uno dei fondatori di Last.fm ecco un suo post sul blog ufficiale di Last.fm.

Ora mi aspetto un bel commento da Rockonomics.

Update - Rockonomics ha parlato e ha detto la sua qui

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Lo scarabeo tragico

In questi giorni su Facebook sta avvenendo qualcosa di interessante dal punto di vista delle pubbliche relazioni aziendali. Due fratelli, Rajat and Jayant Agarwalla, programmatori di Calcutta hanno deciso di creare un’applicazione con cui giocare a Scarabeo su Facebook. La loro applicazione ha un nome fantasioso Scrabulous.

Questa applicazione ha avuto un successo enorme e ogni giorno ci sono 500.000 giocatori attivi su Facebook che giocano a Scrabulous. Il guaio è che questo gioco, che è abbastanza redditizio, sembrerebbe infatti che i due fratelli guadagnino fino 25.000 dollari al mese in pubblicità, è una copia esatta e illegale del famoso Scarabeo i cui diritti sono della Hasbro e della Mattel.

Secondo il sito online della BBC i legali di Hasbro e Mattel avrebbero chiesto a Facebook di tirare giù l’applicazione. Il problema è che appena si è sparsa la notizia i giocatori di Scrabulous hanno scatenato un putiferio con tanto di petizione online e gruppo Facebook di sostegno.

La questione è sotto molti punti di vista spinosa. Hasbro e Mattel hanno dalla loro parte la ragione legale di non veder sottratti i diritti del gioco originale. Esiste però un problema di opportunità e di immagine da non sottovalutare.

Potremmo riassumere la cosa sotto il termine bellico di fuoco amico. In pratica Hasbro e Mattel volendo colpire i due programmatori indiani rischia di danneggiare i suoi stessi clienti o appassionati. Non escludo anche un grave danno di immagine che sarebbe molto deleterio specie per Mattel.

Un esperto come Eric Weaver sottolinea il rischio di perdere con questa azione un’opportunità. In un suo post dedicato alla questione, afferma:”Here’s a chance for these two gaming icons to take the plunge into social media and networking. By purchasing the app or licensing the concept to these developers, Hasbro and Mattel could connect with a fanbase of over two million advocates and potential customers. They could drive purchase from those who’ve only known the game in the online world into the stores to buy the board version. Monetize the app, take advantage of online fan communities, and spread the word to prospects who otherwise would not be exposed to the game. A chance to leapfrog competitors into Facebook, one of the hottest online networks around. To use the app as an ad vehicle to promote other games.

Here’s the other opportunity: to alienate two million hardcore fans. To be seen as a greedy, short-sighted and perhaps even frightened pair of companies. To drive prospects away from other Hasbro/Mattel products.”

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The Italian Facebook Job

Ultimamente si parla molto dell’importanza per Facebook di internazionalizzarsi il più rapidamente possibile. MySpace negli USA è fortissimo e Facebook arranca. La vera partita però si gioca a livello mondiale e Facebook in UK e Canada fa la parte del leone.

Mark Zuckerberg ed il suo staff consci dell’importanza e del peso dello scacchiere mondiale sui destini di Facebook stanno conducendo a ritmi serrati una corsa per la localizzazione di Facebook. Immaginando la cosa come una specie di Risiko su scala 1:1, una volta conquistata la Gran Bretagna ed il commonwealth, il mondo latino diventa il prossimo obiettivo.

La Francia con 922,718 iscritti - se consideriamo solo il network France - sembra essere a buon punto. La localizzazione nella patria dell’ordinateur non farebbe altro che far eplodere il fenomeno portandolo al livello di UK. Il bel paese, as usual, segue ma è molto distaccato con soli 194,192 iscritti al network Italy.

Molto interessante è il modo in cui Facebook vuole e mostra di procedere con la traduzione nelle lingue in cui verrà localizzato. La politica sembrerebbe quella del  leggendario I want you.

Sei un traduttore in una delle tre lingue principali - francese, spagnolo, tedesco - in cui verrà tradotto Facebook? Bene installa l’applicazione Translations e verrai arruolato in un corpo di traduttori volontari che traducono, correggono e votano.

In questo momento la pagina principale di Translations segnala che nel caso della lingua francese:”1.562 translators are working with you” e che “9.486 phrases in English remain to be translated”. Facebook inoltre ci informa del fatto che Your Vote Counts. In altri termini “your votes will determine which translations are published on Facebook“. Sempre in questo momento ci sono:”9.879 translations in French are available for you to vote on”.

Questa metodologia, diciamo così democratica che utilizza la saggezza della folla, sintetizzabile con il neologismo Crowdsourcing, viene applicata contemporaneamente anche allo spagnolo ed al tedesco.

E la lingua di Dante? Facebook ci fa sapere che:”Facebook is currently only accepting translations and votes for a limited number of languages. We will be supporting translation into other languages soon“.

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Il pane e il burro del web

Sono sicuro che chi sta leggendo questa frase è pronto a giurare sotto tortura che:” No mai! Io non clicco sui banner pubblicitari e neanche li vedo”. Allora mi domando chi è che clicca sui banner pubblicitari?

La stessa domanda se l’è posta Danah Boyd, dell’Harvard Berkman center for internet and society, che è un’esperta di social media. In un suo articolo cita i risultati interessanti di uno studio riportato da Dave Morgan, che è Executive Vice President e Global Advertising Strategy di AOL direttamente sul suo blog.

Dave Morgan per prima cosa afferma:”What did we learn? A lot. We learned that most people do not click on ads, and those that do are by no means representative of Web users at large“. Quindi la maggior parte delle persone non clicca sulla pubblicità e chi lo fa non è rappresentativo dell’utente web. Dave Morgano aggiunge:”Ninety-nine percent of Web users do not click on ads on a monthly basis. Of the 1% that do, most only click once a month. Less than two tenths of one percent click more often. That tiny percentage makes up the vast majority of banner ad clicks.” In pratica pochissimi cliccano in maniera accanita.

Chi sono allora questi dal grilletto facile? Che caratterisitiche hanno questi “heavy clickers”?

La risposta è:”They are predominantly female, indexing at a rate almost double the male population. They are older. They are predominantly Midwesterners, with some concentrations in Mid-Atlantic States and in New England. What kinds of content do they like to view when they are on the Web? Not surprisingly, they look at sweepstakes - concorsi a premi - far more than any other kind of content. Yes, these are the same people that tend to open direct mail and love to talk to telemarketers.”

Danah Boyd nel suo articolo cerca di andare oltre e focalizza la sua attenzione sugli utenti di MySpace e Facebook. Nella versione italiana riportata dal sito della rivista Internazionale afferma:” I siti di social networking non si rivolgono al gruppo descritto da Morgan, eppure anche loro vivono di pubblicità. Ho il vago sospetto che anche il grosso dei profitti di MySpace e Facebook derivi da una minuscola percentuale di utenti. Rispetto all’utente medio, mi sembra che i cliccatori accaniti usino internet soprattutto per fare nuove amicizie e che siano più rappresentativi dei nuclei familiari a basso reddito, meno istruiti e generalmente residenti fuori dalle principali aree metropolitane. In altre parole, ho il sospetto che chi clicca di più sui banner dei siti di social networking appartenga a una fascia socioeconomica più bassa di quella dell’utente medio. Purtroppo non ho trovato nessuna ricerca che confermi questa ipotesi. Non sono una pubblicitaria e non mi interessa aumentare l’efficacia degli annunci, ma sarei curiosa di sapere se il webmarketing sta puntando su un gruppo di nicchia. E in tal caso, vorrei scoprire quali sono i risvolti sociali di questa tendenza.”

Dana Boyd ci suggerisce che forse il target della pubblicità online è sbagliato:” I pubblicitari si concentrano da sempre sui siti che attraggono la popolazione più ricca, istruita e urbanizzata. Eppure non posso fare a meno di chiedermi se questi consumatori ideali sono davvero quelli che comprano la maggior parte dei prodotti. Mi ha sempre affascinato il fatto che le famiglie statunitensi più povere si circondano di moltissima roba mentre le famiglie ricche si vantano di avere meno cose, ma migliori.

Quindi per gli utenti ricchi e istruiti less is more. E se Dana Boyd avesse ragione?

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Dalla Russia con motore

Quando cerchiamo qualche informazione su internet è ormai automatico per tutti cercare su Google. Google è la nostra coperta Linus, che ci aiuta anche quando sbagliamo a digitare la chiave della nostra ricerca. Live Search di Microsoft e Yahoo sono motori di ricerca molto meno utilizzati.

Secondo Hitwise la Leading Search Engines USA di dicembre 2007 vede saldamente al comando Google con il 65.98% del volume delle ricerche. Yahoo viene molto dietro con il 20.88% del volume. Compete conferma la tendenza anche se con cifre leggermente differenti.

Questo per quanto riguarda il mercato USA, se invece orientiamo il nostro sguardo verso una nazione come la Russia, che non è il nostro solito occidente, lo scenario cambia in maniera molto drammatica.

Russia significa gas e petrolio, nuovi mercati e anche un numero di utenti internet in forte crescita. In queste condizioni Google dovrebbe poter prosperare indisturbato. Invece Niet.

Il signore quasi incontrastato, Zar di tutte le ricerche è Yandex. Yandex come orgogliosamente riportato in un documento di presentazione:”Yandex is a leading Internet portal and search engine in Russia with over 6 million unique visitors per day. The company is focused on the Russian-speaking audience. Its in-depth local knowledge of Russia gives it a clear competitive edge in the Russian Internet market.” Il documento PDF si può scaricare qui.

La nascita e la storia di Yandex viene descritta in lingua inglese qui e sempre in lingua inglese viene presentato il Management Team ed il Supervisory Board.

Yandex per i russi è ormai diventato sinonimo della parola ricerca e questo fatto è confermato dai dati del Market Share che vedono Yandex saldamente al comando con il 55% del traffico, mentre Google è relegato ad un misero 16%.

Questi dati sono fondamentali per chi vede nella Russia un mercato dove espandersi per aumentare le vendite e far conoscere le qualità della propria azienda. Un mercato che potrebbe rivelarsi milionario.

Chi vuol essere milionario?

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The Marketer News 07-01-2008

John Bell nel suo sempre interessante Digital Influence Mapping project: How are we influenced and how do we influence in the digital age ci propone un magazine di altissimo valore: Contagious.

Sul suo sito Contagious si autodefinisce:”Contagious is a quarterly intelligence briefing in magazine, DVD and online format. It identifies the ideas, trends and innovations behind the world’s most revolutionary marketing strategies“. Esempi importanti sono riportati nella sezione Extracts. uno di questi è l’articolo in pdf su come il brand Doritos abbia affrontato il forte calo delle vendite.

Stefano Ricci con il suo prolifico Elmanco ( se non sapete nulla di design questo è il blog giusto per tenervi informati) ci fa conoscere Subvertsing magazine, mensile gratuito, in formato pdf, dedicato al guerrilla marketing ed alla pubblicità non convenzionale. In questa pagina potete scaricare entrambi i numeri della rivista. Vi segnalo che sul secondo numero trovate uno speciale sull’azione “Mooninites” di Boston. Sul numero uno trovate l’intervista a Mr. White di EbolaIndustries.

Davide Bennato, docente all’Università di Roma “La Sapienza”, dove insegna Sociologia della Ricerca e dell’Innovazione sul suo blog Tecnoetica, con il suo post Il mio Kingdom per un’infografica ci fa scoprire un brillante esempio di infografica applicata al cinema.

Massimo Carraro, pubblicitario, copywriter e direttore creativo di Milano ci segnala in maniera forte sul suo suo blog oh my marketing l’iniziativa interessante di uno dei clienti della sua agenzia Monkey Business, Febal cucine. Se siete copywriter questa è un’ottima occasione per far sapere chi siete, Febal cucine sul suo blog si rivolge al mondo della blogosfera e vi sfida:”Stiamo pensando alla scelta dei nomi per il lancio dei prossimi due modelli Febal… avranno caratteristiche molto giovanili e saranno dedicati ad un consumatore che ama il design ma anche attento al prezzo, quindi una linea light ma con grande gusto , bellissimi colori lucidi ed opachi , materiali innovativi e pulizia delle linee” Fatevi sotto, ma non fatevela sotto.

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Internet colpisce ancora

Questa mattina sul sito di La Repubblica appare questo titolone:”La televisione si arrende a internet. Il 2008 sarà l’anno del sorpasso”. Leggendo l’articolo scritto da Jaime D’Alessandro si scopre che secondo una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen il 54 per cento degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai al piccolo schermo preferisce di gran lunga il web. Il campione intervistato rivela che:”La maggior parte di loro naviga in rete fra le otto e le 11 di sera, cioè durante la cosiddetta prima serata, così importante per i network televisivi”. Continuando a leggere l’articolo si scoprono altre cose molto interessanti, ma quello che qui mi preme segnalare è l’opinione di Layla Pavone, presidente della Interactive Advertising Bureau (l’associazione che rappresenta i più importanti gruppi impegnati nel mercato della pubblicità digitale). Le sue parole testuali sono:”Non credo che la Rete sostituirà completamente la televisione, perché non credo che un mezzo di comunicazione possa essere soppiantato da un altro diverso. Al massimo convivono. È in atto però una trasformazione che da noi fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50 per cento degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv. Un business enorme. E c’è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi in termini di contenuti non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori”. Ho evidenziato le frasi di Layla Pavone che per me sono cruciali.

Come volevasi dimostrare, qui ancora siamo convinti che internet sia un medium complementare alla televisione. Eppure mi sembra abbastanza evidente che la televisione, la radio e i giornali sono assimilabili ad uno stesso modello, uno-molti non interattivo, che è completamente differente da quello di internet. Insisto sul fatto che il tempo è sempre più una risorsa limitata e che se ci viene data l’opportunità di scegliere come gestirlo optiamo per il mezzo di comunicazione che più ci rende partecipi.

Il concetto si comprende meglio se mettiamo a confronto la televisione con un mezzo antico come il telefono. L’errore grossolano che continuiamo a fare è che consideriamo il telefono come un semplice strumento di comunicazione. Il telefono, fisso o mobile che sia, è in realtà una forma di entertainment che ci rende partecipi in prima persona. Il telefono inoltre è time consuming e di questo fatto ne sanno qualche cosa le compagnie telefoniche. Il telefono è in concorrenza con la televisione e con tutte le altre forme di intrattenimento: o si telefona o si guarda la tv, non si scappa.

Ecco, internet è il telefono all’ennesima potenza. Per cui inviare email divertenti agli amici è entertainment, personalizzare la propria pagina MySpace è entertainment, far scontrare i propri zombie o vampiri o fare poke su Facebook è entertainment, uploadare le proprie foto su Flickr è entertainment, scrivere un post sul proprio blog è entertainment, cercare contatti su LinkedIn è entertainment, organizzare una pizza tra amici usando internet è entertainment.

Diciamoci la verità, fare la patata davanti alla televisione ci diverte ancora così tanto?

Weird Al Yankovic - Couch Potato

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