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Putting People First

Spesso leggo con piacere i post che trovo su Putting People First, blog dedicato al notizie sull’experience design, sul design utente-centrico e sull’innovazione. Putting People First, qui anche in italiano, si trova sul sito di Experientia, una società di consulenza internazionale con sede a Torino, fondata per aiutare aziende e organizzazioni ad innovare i propri prodotti, servizi e processi, attraverso una piena valorizzazione dell’esperienza degli utenti.

La mia modesta opinione è che il lavoro di segnalazione, aggregazione e traduzione di Putting People First è prezioso e andrebbe divulgato quanto più possibile.

Su Putting People First potete scoprire che:”Abbiamo raggiunto il punto nella nostra (disparata) adattazione sociale all’informatica e la tecnologia della comunicazione nel quale le generazioni tecniche più giovani hanno una tale autorità da essere impazienti e pronte a liberarsi di istituzioni che molti di noi ritengono essenziali, centrali e persino immortali. Sono pronti a disfarsi delle nostre scuole.” Estratto e tradotto da un articolo di Robert X. Cringely

Oppure sempre su Putting People First potreste venire a sapere che:”Potrebbe essere in corso un tiro alla fune per il futuro dei media tra i cosiddetti contenuti user-generated — tra cui gli amateur che producono blog, video e audio per il consumo pubblico — e i giornalisti, produttori di film e musica di professione, assieme alle facoltose aziende che li supportano. La conclusione più probabile: un approccio ibrido costruito attorno a modelli di business completamente nuovi, dicono gli esperti a Wharton.” Estratto e tradotto da The Experts vs. the Amateurs: A Tug of War over the Future of Media

Siete esperti di tecnologia e a casa solo voi siete in grado di far funzionare i tecno oggetti? Questo articolo sui risultati  di una ricerca commissionata da Logitech allora fa per voi.

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Sono sempre i milioni quelli che se ne vanno

In questi giorni assistiamo alla lenta agonia di Alitalia S.p.a.

Alitalia S.p.a. per quanto strategica è sempre e comunque una S.p.a. e vedere che in Italia tutti, indipendentemente dal loro ruolo o la loro competenza, possano mettere bocca sulle decisioni di una compagnia privata lascia quanto meno perplessi.

Alitalia S.p.a. non è la nazionale di calcio; Alitalia S.p.a. non è l’unica azienda italiana che potrebbe essere comprata e gestita da azionisti non italiani; Alitalia S.p.a. se non verrà comprata subito da qualcuno che sa come gestire una compagnia aerea rischia di sparire e comunque rischia di perdere un’ occasione come Open Sky e cioè l’accordo di liberalizzazione delle rotte tra Usa e Ue il cui avvio è fissato per domenica 30 marzo.

Sul sito ANSA Tullio Giannotti a proposito di Open Sky scrive:”Open Sky avrà l’effetto di una bomba su un mercato dei 27 dell’Ue finora ingessato da 16 accordi bilaterali con gli Usa (ognuno può viaggiare da diversi propri aeroporti a determinate località americane), da 5 intese restrittive e da 6 situazioni (i tre baltici, la Slovenia, Cipro e la Romania) che in mancanza di accordo devono negoziare di volta in volta le rotte. Per avere un’idea dell’impatto dell’accordo in base al quale una compagnia tedesca potrà decollare da una qualsiasi città francese e collegarla con il più sperduto aeroporto statunitense, basta pensare a due esempi: Air France varerà un volo Londra-Los Angeles e British Airways aprirà una nuova filiale che gestirà unicamente il traffico con gli Usa. Il nome dice tutto: “Open Sky”

Open Sky, inoltre, spiega il perché della fretta di Air France nel voler chiudere subito la trattativa.

In questo periodo di elezioni tutti si sentono autorizzati a parlare delle sorti di Alitalia S.p.a., che è una società privata quotata in borsa. Nessuno però ha capito quanto è drammatica la situazione e per capirlo è sufficiente andare sul sito di Alitalia S.p.a. e leggere la POSIZIONE FINANZIARIA NETTA AL 31 GENNAIO 2008:”Disponibilità e crediti finanziari a breve del Gruppo al 31 gennaio 2008 pari a 282 milioni di Euro, con una riduzione di 85 milioni di Euro (-23,2%) rispetto all’analoga situazione al 31 dicembre 2007 pari a 367 milioni di Euro”

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Vacances en Italie?

Sono giorni, se non addirittura mesi, che su molti giornali e blog italiani viene riportata la notizia del ritrovamento di diossina nella mozzarella di bufala di alcune aziende casearie campane. Ieri anche la versione online di Le Figarò riportava la notizia della scoperta di diossina nella mozzarella di bufala in Campania. Ora, tralasciando le considerazioni sull’ulteriore danno di immagine che questo fatto comporterà per la povera Campania, volevo evidenziare qui come la pubblicità contestuale possa risultare alcune volte inopportuna, quando non addirittura tragica.

La pubblicità contestuale nasce dall’esigenza di rendere l’advertising più efficacacie e più targettizzato. In poche parole vorrebbe essere una forma di pubblicità più intelligente. L’articolo de Le Figarò è però uno di quei casi dove la pubblicità contestuale, come si può vedere dall’immagine qui sotto, lascia molto interdetti.

Non è forse esilarante e tragico allo stesso tempo il fatto che dopo aver riportato una notizia, che rovina pesantemente l’immagine dell’Italia del Sud, appare subito dopo una serie di link a pagamento che invitano a passare le vacanze in Italia o sempre riferendosi all’Italia ad una fuga dall’ordinario?

Diossina nella mozzarella

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Lost

Ormai ci siamo e non mi riferisco alla recessione USA. Tutti i maggiori esperti sono concordi nel dire che la pubblicità anche quella sul web, il classico banner insomma, non funziona o quanto meno ha smesso di funzionare.

Quali sono le cause? il bravissimo Karl Long, ad esempio, mette in evidenza il fatto che l’advertising ha perso credibilità. In passato, ma ancora oggi, si poteva arrivare a dire delle enormità per convincere le persone che fossero delle verità assolute. Nel suo post Karl ha pubblicato la fotografia di una campagna sullo zucchero in cui si esaltano dei comportamenti alimentari errati pur di incrementarne l’uso.

Pubblicità scorrette spacciate per normali e che non si trovavano solo nel caso della campagna sullo zucchero:”Sure it’s an old advertisement from the era that had Doctors endorsing cigarettes, but this kind of misleading information is still rife all kinds of outbound communication from ads to packaging. From telling me that a packet of chips (crisps) has two serving sizes, to saying 0% fat and then loading up with sugar or HFCS, to saying a chicken is “all natural”, to describing a petrol company as an “energy” company, it all serves to erode the “benefit of the doubt” that I will give companies and drive me toward companies that I trust.

Una questione solo di correttezza? Probabilmente no.

Michael Learmonth scrive su Silicon Alley Insider: Yes, But What If Display Ads Don’t Work? Nel suo articolo Learmonth punta il dito sulla effettiva inefficacia della pubblicità online e scomoda addirittura Jakob Nielsen che afferma perentorio:”There’s huge financial incentive to say advertising works. To say that it doesn’t work — I don’t get anything out of that.”

E come se non bastasse lo stesso giorno Matthew Creamer pubblica un articolo su Advertising Age il cui titolo - Think Different: Maybe the Web’s Not a Place to Stick Your Ads - è abbastanza esplicativo.

Tra i molti punti validi discussi da Creamer nel suo articolo mi preme mettere qui in evidenza il passaggio - Are we having the right conversation? - che è relativo alla conversazione.

Creamer scrive:”Consider the growth of the word-of-mouth marketing business, premised on the notion that people not corporations who help other people make consumer decisions. Or look at the growing importance put on public relations and customer-relationship management both in marketing circles and even in the c-suite. The same conversation should be going on around the Internet. Trends like those listed suggest the possibility of a post-advertising age, a not-too-distant future where consumers will no longer be treated as subjects to be brainwashed with endless repetitions of whatever messaging some focus group liked. That world isn’t about hidden persuasion, but about transparency and dialogue and at its center is that supreme force of consumer empowerment, the Internet.”

Questo mondo ancora non esiste e Creamer deve purtroppo constatare che:”The internet is too often viewed as inventory, as a place where brands pay for the privilege of being adjacent to content, like prime-time TV and glossy magazines relics of the pre-blog days when getting into the media game actually required infrastructure and distribution. The presumed power of that adjacency has provided the groundwork for the media industry for decades and long ago calcified into an auspicious economic reality the big media companies are trying to take with it to the digital future. For the media seller, ads and ad revenue might be all that’s left.”

Grazie a Karl Long ho scoperto la presentazione, realizzata da Idris Mootee CEO di Idea Couture Inc e visibile qui sotto, che ha come tema il futuro del Marketing

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Non è un paese per vecchi

Internet è un luogo che ha vissuto varie stagioni. Nel recente passato internet e i new media venivano visti come una curiosità, una cosa da ragazzini, un settore cui assegnare poco budget.

Il vero business transitava su altri canali come il fax, la televisione oppure i giornali. Ora tutto questo sta cambiando. I ragazzini hanno fatto un colpo di stato e guidano il resto del mondo sempre più vecchio e atterito verso nuovi orizzonti. I ragazzini parlano e gestiscono la nuova tecnologia come se fosse innestata nel loro DNA. I giovani frequentano i social network e comunicano in maniera ossessiva tramite sms. Un potere economico enorme è in mano a giovani imprenditori come Mark Elliot Zuckerberg nato addirittura nel 1984. La coincidenza dell’anno di nascita con Big Brother, quello serio non il reality, è a dir poco inquietante!

I nuovi barbari, quelli di Baricco, questi giovani insomma, non sono qui per prendere il posto delle vecchie generazioni adattandolo alle loro esigenze. I vecchi luoghi, loro li buttano e poi cliccano svuota cestino. Non hanno bisogno dell’esperienza del passato perchè il loro mondo è il futuro.

Intendiamoci questo non è un manifesto futurista, è solo la presa d’atto che internet e il mobile sono tecnologie che hanno di per sé un struttura fisica diversa e determinano comportamenti nuovi. Le ultime generazioni sono, appunto, diverse da quelle che si sono cibate fino a ieri di pane e televisione. Ad esempio nonostante tutti gli spot che si vedono sui DVD e al cinema contro la pirateria, milioni di ragazzi scaricano film tramite p2p e “non stanno alle regole”. Perché? Semplicemente perchè quelle regole non esistono, non le vedono.

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TechCrunch or TechCrush?

Michael Arrington, Founder e Co-Editor del seguitissimo TechCrunch ha dimostrato oggi come si possa perdere la propria reputazione in un batter d’occhio.

Per chi non sapesse cosa sia TecCrunch riporto qui un estratto del loro about:”TechCrunch, founded on June 11, 2005, is a weblog dedicated to obsessively profiling and reviewing new Internet products and companies. In addition to covering new companies, we profile existing companies that are making an impact (commercial and/or cultural) on the new web space.”

Michael ha pubblicato oggi questo post, il cui titolo So That’s What The EU Does With All That Microsoft Money è praticamente una dichiarazione di battaglia, non dico dichiarazione di guerra perché le dimenzioni lillipuziane di questo blog non possono minimamanete essere paragonate ad un istuzione come la UE.

Quello che mi preme sottolineare qui, senza entrare nel merito della questione, è il fatto che un blog che ha come mission quello di descrivere new Internet products and companies e non ha l’autorità o la competenza per esprimere opinioni in ambiti che esulano dalla linea editoriale. TechCrunch è a suo modo un corporate blog e per suo interesse vitale dovrebbe evitare certe cadute di stile. Altra cosa sarebbe se TechCrunch fosse il blog personale di Michael Arrington, ovviamente.

Il risultato del suo post sono stati centinaia di commenti di lettori europei indignati per la sua presa di posizione sconsiderateamente filo Microsoft e anti UE. Molti commentatori hanno segnalato la perdita di credibilità che ha determinato questo singolo post su tutta la testata. Perdita di credibilità e quindi perdita di lettori, e tra questi ci sono anche io. Inoltre che ne penseranno gli insersionisti che non sono USA oppure sono concorrenti di Microsoft? Accetterano di buon grdo questa nuova linea editoriale? Dimenticheranno facilmente che i loro acquirenti, con l’euro alle stelle, sono proprio quegli stessi cittatidini della UE che Michael tanto odia?

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Travelcamp

Travelcamp
Domani 15 marzo ci sarà preso la Fiera di Roma - quella nuova - il Travelcamp ovvero il BarCamp dedicato al mondo dei viaggi.

Tutte le informazioni necessarie per parteciapare le potete trovare qui.

Copio e incollo dal sito Wiki di Travelcamp:

Dopo la prima edizione nel 2007 torna a grande richiesta il Travelcamp. Il mondo del turismo ed in particolare la distribuzione dei servizi turistici ha e sta subendo cambiamenti epocali. Internet, le low cost, le commissioni zero hanno costretto le 10.000 agenzie viaggi italiane ed i tour operator ad adattarsi alle mutate condizioni. Ma ci si è mossi nella giusta direzione? E’ veramente cambiato qualcosa o ancora deve avvenire il vero cambiamento?

Per rispondere a questo e a tanti altri quesiti ci confronteremo durante il Travelcamp.

Parleremo quindi di:

* social networking e intelligenza collettiva
* GDS, e Internet Booking Engine
* Associazioni di categoria
* Certificazione e albo della professione

Qui di seguito blog o Social Network che segnalano l’evento:

ADV Italia

Innovazione e Turismo

Turismo Savona

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iProgram

In una famosa opera di Giuseppe Verdi la donna veniva cantata come mobile. Nel XXI secolo sembra che mobile stia diventando tutto. I telefoni sono diventati mobile, I consumatori sono sempre più mobile e ora tocca ad internet e alle applicazioni diventare mobile.

Ora come è avvenuto a suo tempo per le console dei videogiochi, anche nel caso dei telefoni furbi, comunemente detti smart phone, bisogna tirare la volata alle vendite inzeppando gli stessi di applicazioni in qualche modo utili. Il telefono o la console per quanto carini esteticamente devono, infatti, valere la spesa altrimenti il mercato langue.

Ultimo arrivato della pluripremiata categoria, aggeggi utili per telefonare ma anche no, è l’iPhone della Apple. Ora visto che lì fuori è pieno di fedeli e bravi programmatori, a Cupertino si saranno domandati: perché non ci facciamo realizzare da loro qualche bella applicazioncina per il nostro scintillante iPhone?

Ecco quindi l’ iPhone Developer Program, che come dicono sul sito apple dot com:”provides a complete and integrated process for developing, debugging, and distributing your free, commercial, or in-house applications for iPhone and iPod touch. Complete with development resources, real-world testing on iPhone, and distribution on the App Store, you have everything you need to go from code to customer.”

Siete elettrizzati? Volete entrare anche voi nel fantastico mondo dell’ iPhone Developer Program? Bene allora siate pronti a sganciare 99$ per la versione Standard Program oppure 299$ nel caso della versione Enterprice… ops Enterprise program. Una vota pagato potete programmare quanto e come vi pare.

Non è finita qui, nel caso incappiate in una brillante idea applicativa da iphonare e però questa stessa medesima idea necessita giorni e giorni di programmazione? Chi ve li paga tutti questi giorni di lavoro duro ed indefesso?

Nema problema.

KPCB’s iFund™ è un iniziativa finanziaria della società di Venture Capital Kleiner Perkins Caufield & Byers che vale 100 milioni di dollari e che servirà per finanziare:”market-changing ideas and products that extend the revolutionary new iPhone and iPod touch platform”. Inoltre non sembra che ci siano limitazioni alla fantasia di chi vorrà accedere ai fondi.

Kleiner Perkins Caufield & Byers, infatti affermano che non hanno preferenze:”The iFund™ is agnostic to size and stage of investment and will invest in companies building applications, services and components. Focus areas include location based services, social networking, mCommerce (including advertising and payments), communication, and entertainment. The iFund™ will back innovators pursuing transformative, high-impact ideas with an eye towards building independent durable companies atop the iPhone / iPod touch platform”.

Che aspettate allora? iPhonate iPhonate iPhonate.

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Lingerie dangerouse

Sempre più spesso abbiamo la sensazione che la rete debba essere qualcosa di più vicino al reale, che ci faccia vivere delle sensazioni vere. Second Life è stato ed è ancora, anche se passato di moda, uno sforzo in quella direzione. Alcuni giochi online come World of Warcraft hanno un enorme successo proprio perché consentono di interagire emotivamente con altri esseri umani.

Allo stesso tempo internet è uno strumento molto rapido ed efficente per l’acquisto di libri, musica, telefoni cellulari e pacchetti vacanze. In pochi click risparmiamo sia in tempo e sia in denaro scegliendo il prodotto che più ci soddisfa. Prima di comprare però ci informiamo e cerchiamo nuovamente un modo per vedere e se fosse possibile toccare l’oggetto dei nostri sogni.

Nel caso dei cellulari l’attuale tecnologia degli e-commerce ci consente di gestire la visualizzazione del telefono. Lo avviciniamo, lo giriamo, facciamo insomma tutte le operazioni che ci permettono una visione il più completa possibile almeno delle caratteristiche estetiche del prodotto che stiamo valutando.

Oltre ai cellulari la parte del leone nei siti di e-commerce viene interpretata da scarpe, camicie e pantaloni. Ecco qualche esempio segnalato da Matteo Balzani su IMlog: Diesel oppure Abercrombie & Fitch.

Eppure qualcuno ha ritenuto che forse bisognava osare di più. Questo qualcuno avrà pensato: che succede se applico la modalità visualizzazione stile telefonino agli abiti? E ancora e se questi abiti fossere null’altro che della lingerie?

Questo qualcuno esiste e ha realizzato un sito e-commerce KnickerPicker dove i comandi avvicina, gira, torna indietro sono applicati su leggiadre signorine.

Il target di questo sito non sono però le donne, ma gli uomini. Anzi sarebbe interessante sapere proprio l’opinione delle donne su un sito come questo. Io mi limito a dire che applicare dei comandi a degli esseri umani fa veramente impressione.

Voi che ne pensate?

KnickerPicker

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VooZoolander

Spesso nei film viene detta qualche frase che diventa famosa come:”Ma che ca**o di cinematografo è questo?” oppure “you talking to me?”. Queste frasi diventano spesso così celebri che vengono decontestualizzate e usate con gli amici per socializzare, così giusto per have fun.

Qualche dirigente della Paramount Pictures si sarà detto: perché non socializziamo pure noi? Detto fatto e così FanRocket, il cui fondatore è Danny Kastner, la società che ha avuto l’incarico di sviluppare qualcosa di molto sociale e che avesse come ingrediente i film della Paramount, ha tirato fuori dal cilindo VooZoo.

VooZoo? Questo è il nome fantasioso dell’applicazione Facebook, che racchiude un idea molto semplice e che quelli di FanRocket descrivono benissimo nel disclaimer. Hai qualcosa di molto grosso da dire? Proprio non resisti e lo devi dire a tutti i tuoi amici, vicini di casa, parenti, cugini e creditori? Ok questi lasciamoli stare. Bene vai su VooZoo cerca una clip di un film dove viene detta la frase giusta che rivela il “momentum” e inviala ai tuoi amici.

Ad esempio qualcuno ti deve dei soldi? Cerca “Show me the money!” all’interno di Voozoo e zacchete spedite la clip all’interessato e chi deve capire capisce.

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