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Posts from — July 2008

Un’ introduzione antropologica a YouTube di Michael Wesch

Grazie all’energetico Karl Long ho scoperto che  Michael Wesch il 23 giugno ha presentato alla Biblioteca del Congresso Americano un video su YouTube e i suoi effetti dal punto di vista del comportamento umano.

Visto il valore culturale del documento sarebbe interessante se potessimo tutti insieme trovare un modo per farlo sottotitolare in italiano. Che ne pensate?

July 31, 2008   1 Comment

Diventa Buzz Agent

Era da tempo che non facevo interviste e un annuncio di lavoro un po’ speciale, il buzz agent, mi ha dato l’occasione di intervistare Andrea Febbraio, CEO di PromoDigital, un’agenzia italiana che si occupa di Buzz Marketing e Web Promotions.

PromoDigital cerca attivamente persone che abbiano le caratteristiche per diventare un buzz agent. Ho pensato che il modo migliore per sapere chi è il buzz agent perfetto è quello di chiederlo direttamente ad Andrea.

Dunque Andrea una domanda a bruciapelo, perché lavorare per Promodigital?

Promodigital è una realtà che cavalca l’onda di una rivoluzione che tutti conosciamo, quella che scalza i tradizionali meccanismi dell’advertising, che dimentica l’idea di un marketing padre-padrone mettendo il potere direttamente in mano ai consumatori. Rendere credibile e fondata questa pratica “popolare” ormai così concreta del passaparola, renderla viva e alla portata di tutti- brand ed interlocutori inclusi- è la nostra sfida.

Che caratteristiche deve avere il buzz agent?

Il profilo del nostro buzz agent deve essere ben disegnato. Deve essere una persona spigliata e dinamica con una profonda conoscenza delle dinamiche comunicative del e nel web, curioso, ricettivo, con lo sguardo puntato verso le dinamiche di marketing non convenzionale. Dovrebbe essere quindi utente attivo di forum e social network per avere così gli “skills” giusti per dialogare con le persone e instaurare un confronto costruttivo tra gli appassionati e la sua figura di portavoce del brand. Deve saper incuriosire e tener viva la discussione attorno a un prodotto/servizio, superando la chiusura a riccio con la quale alcuni utenti affrontano un dialogo con una marca. Si tratta alla fine, di mettere a frutto le proprie conoscenze e i propri interessi per diventare “portatore sano di buzz“.

Perchè è importante il buzz agent?

Il buzz agent è importante nella misura in cui rappresenta un nuovo modo di comunicare: non più dall’alto, ma in maniera più vicina ai potenziali consumatori che condividono i loro interessi nelle Rete. Un filtro, che in maniera etica e trasparente, è in grado di fugare dubbi, perplessità, di raccogliere consigli come critiche. Insomma, un’opportunità per i brand ma sicuramente anche per gli utenti. Nell’ottica di un marketing che non incanta ma ascolta, quella del buzz agent rappresenta la figura più accreditata e affidabile agli occhi dei consumatori, il “volto umano” del brand, l’ambasciatore della marca nella sua versione più friendly. Come ricevere un megafono, un’investitura speciale per uscire fuori dal coro.

Il buzz agent di PromoDigital è un super tecnologico geek, un fashion addicted oppure un DJ electro punk nostalgico post-rock?

Essenzialmente…un utente attivo di forum e web communities e un profondo conoscitore di social media. Una persona che riesce a coinvolgere gli altri utenti e a parlare in maniera non invasiva di prodotti e servizi, rispondendo alle varie curiosità degli utenti.
Ma a noi piace tratteggiare il buzz agent come un addicted trasversale. Quello che davvero contraddistingue la figura che noi reclutiamo è una passione ed una vivacità mentale tale per cui il buzz agent passa dalla “casalinga di Voghera in versione 2.0” al soggetto “imbevuto di geek culture“.

Come fate voi di Promodigital a far innamorare i propri clienti? Quale buzz-parfum usate?

Abbiamo la fortuna di appoggiarci a una community che si sviluppa a livello europeo con numerose case histories di campagne già realizzate con successo. Quindi più che il fascino di una campagna buzz per noi parlano i numeri, capaci di convincere sulla bontà di una tale operazione di comuniazione alternativa, anche i più scettici.

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July 30, 2008   No Comments

Quattro falsi miti delle aziende 1.0 e soluzioni 2.0

Tutti noi viviamo un un periodo in cui il credit crunch e la conseguente recessione USA comincia a far sentire i suoi primi effetti anche qui in Europa. La parola d’ordine è risparmiare o rendere più efficiente la produzione.

Alla luce di questo fosco scenario il Web 2.0 e i Social Network sono un vantaggio o un grosso problema per le aziende in difficoltà?

Ribaltiamo completamente il nostro punto di vista e vediamo quali sono i veri costi per un’azienda che deve far fronte ogni giorno ad un mercato globalizzato e fortemente competitivo. Ho individuato quattro miti che fanno parte della classica routine di qualunque azienda 1.0  e che a mio avviso sono ormai un grosso problema di efficienza curabile solo con massiccie dosi di web 2.0.

Mito E-mail: negli anni 90, parliamo del secolo scorso, l’e-mail poteva essere un ottimo mezzo di comunicazione ora però le cose sono radicalmente mutate: spam, virus, traffico elevato, tempi di lettura e risposta sempre più grandi, tempo ricerca di messaggi vecchi.

Soluzione 2.0: Un sistema Wiki consente di eliminare il grosso del traffico interno, che in caso di gruppi di lavoro con molte persone diventa insostenibile. Un’altra possibile soluzione è un blog interno + Feed RSS.

Per le comunicazioni esterne, dove è più sensibile il problema dello spam, vanno di volta in volta trovate le soluzioni più adatte: wiki, blog, LinkedIn, Facebook

Mito Sito aziendale: sempre alla fine degli anni 90 prima dell’esplosione della bolla speculativa tutto sarebbe diventato un sito: sito informativo, sito verticale, sito e-commerce, portale. Le persone avrebbero frequentato solo siti o portali.

Sbagliato. La bolla speculativa è esplosa e molte aziende web 1.0 sono fallite, un po’ come sta avvenendo ora con le banche USA. Il problema si è ulteriormente aggravato e le persone non frequentano più nemmeno i giornali online. Tutti offrono tutto e spesso gratis: servizi, informazioni, news, musica, video. 

Quello che veramente manca e che diventa sempre meno è il tempo. I navigatori del web non hanno più tempo per guardare il vostro sito, sono impegnati a guardare video su YouTube, ad organizzare feste su Facebook, a sentire la band emergente su MySpace o più semplicemente a caricare foto su Flickr mentre ascoltano la radio su last.fm.

Fidatevi, loro del vostro sito 1.0 loro non sanno proprio che farsene. Al massimo stanno in qualche forum a sparlare di voi dei vostri prodotti o peggio a scrivere peste e corna su Wikipedia.

Soluzione 2.0: se proprio vogliamo mantenere qualcosa di simile ad un sito la soluzione più brillante è il corporate blog. Non pensate in termini di pagine e struttura del sito ma in termini di Google. Google adora i blog e li fa salire sulle SERP e poi mille dei vostri post sul blog aziendale sono altrettante landing page su cui far atterare i vostri potenziali clienti. Quante pagine ha il vostro sito?

Altrimenti lasciate perdere e andate a cercare, anzi fatevi trovare dai votri clienti lì dove sono di solito. Avete mai visto uno che per comprare una birra esce fuori della discoteca (MySpace) e arriva fino alla fabbrica (sito 1.0)? Io no e voi? Ecco andate su Facebook o MySpace e fatevi trovare lì.

Mito riunioni di lavoro: le riunioni di lavoro sono una grossa perdita di tempo, che interrompe il normale flusso di lavoro.  Durante la riunione si stabiliscono priorità, urgenze e si analizzano i report, ma il solo fatto di entrare e uscire dalle riunioni spezza il ritmo e la concentrazione, senza contare le code che si creano al telefono e nelle e-mail: far aspettare le comunicazioni esterne può essere fatale oltre che frustrante per clienti e fornitori. L’arroganza mascherata da impegni è una pessima malattia.

Non esiste una vera esigenza riunione. La riunione soddisfa solo malsani appetiti di riconoscimento della gerarchia. Le aziende a parole professano il libero mercato, ma internamente adorano i rovinosi piani quinquennali dell’Unione Sovietica. In tempi di magra questo fatto si paga.

Soluzione 2.0: Anche qui wiki, basecamp, zoho, e strumenti di collaborazione interna il più possibile 2.0 fanno risparmiare tempo e denaro.

Mito sede di lavoro: tranne nel caso in cui siate un idraulico o un postino la necessità di lavorare nella stessa città dell’azienda è un puro e costoso non sense. Spesso negli annunci di lavoro si legge ad esempio:”sede di lavoro Milano”.

Visto che molta della produzione occidentale si è trasferita ormai in Romania e Polonia, per non parlare di Cina e India, che senso hanno ormai questi annunci di lavoro? Questi figuri sanno che esiste una cosa che ci chiama Internet, il telelavoro o anche semplicemente il telefono?

Soluzione 2.0: anche qui wiki, basecamp, zoho, e strumenti di collaborazione interna il più possibile 2.0 fanno risparmiare tempo e denaro. Molti intelligentemente usano windows messanger che va più che bene. Perfino nei servizi di assistenza tecnica software è possibile configurare sistemi che permettono di agire a distanza.

July 23, 2008   10 Comments

Il video virale della danza di Matt Harding

Cosa rende un video un video virale? Un video è potenzialmente virale quando suscita sensazioni emotive e non ci chiede di riflettere. Un video virale lo riconosci subito perchè capisci che c’è qualcosa che ti lega ai tuoi simili in maniera viscerale. Un video virale fa leva sulle emozioni forti e ti spinge a socializzare diffondendolo tra i tuoi amici o colleghi.

La parola chiave, il nocciolo duro che sta alla base di tutti i video virali è condivisione. Io ho un emozione più o meno forte e la voglio condividere con altri.

Matt Harding ha realizzato un video che in pochi mesi è stato visto da milioni di persone e che è così famoso da meritare un articolo sul New York Times.

Matt un bel giorno ha deciso di mollare lavoro, impegni, comodità, insomma tutto per girare il mondo. Matt Harding, ha però fatto qualcosa di più, ha deciso infatti di rendere pubblico su internet un suo piccolo rito celebrativo che ha origini tribali: la danza.

Matt ha però sottovalutato il fatto che la danza anche se sgangherata e non assimilabile ad alcuno stile è contagiosa come gli sbadigli. La danza, come sanno bene le discoteche di tutto il mondo e perfino gli Yanomami, una società di cacciatori-raccoglitori e orticultori che vivono nella foresta tropicale dell’Amazzonia del nord, è un attività fortemente sociale.

Matt ha realizzato un piccolo video pubblicato in origine su Vimeo e poi su YouTube. Secondo alcuni ben informati la musica del video sarebbe stata commissionata dallo stesso Matt. Inoltre Matt avrebbe trovato anche uno sponsor Stride, un ditta che produce gomma da masticare.

Tirando le somme cosa abbiamo? Un ottimo esempio di User Generated Content, che sfrutta un Social Media è riesce nell’intento di far diventare un video virale. Il video virale è stato notato da un brand che ha poi deciso di seguirne la scia sponsorizzando il viaggio di Matt. Perciò possiamo dire che:

a)  lo User Generated Content è vivo e vegeto e può produrre risultati di qualità specie se si ha una qualche forma di cooperazione tra gli autori come è avvenuto in questo caso.

b)  I Socia Media sono essenziali per la diffusione virale dei video. Questo blog è un Social Media, meno potente di altri, ma pur sempre un Social Media.

c) I video virali più efficaci sono quelli pieni di passione spontanea.  Costruire a tavolino un video virale è molto difficile perché occorre un buona dose di creatività e spontaneità.

d) I Brand intelligenti sanno che bisogna monitorare la rete alla ricerca di fenomeni buffi, interessanti e che possono in qualche modo sfruttare, apprezzare e comprendere. Stride non ha costruito il video ma ha solo messo il suo cappello sul viaggio di Matt prima che lo facessero altri. Quale è l’effetto di questa scelta? Io non sapevo nemmeno che esistesse la marca di gomme Stride e penso neanche voi. Ora lo sapete.

E ora che la danza cominci!

Where the Hell is Matt? (2008) from Matthew Harding on Vimeo.

July 13, 2008   8 Comments

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