Social Media Monitoring and Analysis
21 January 2009, di Roldano De PersioMySpace, Netlog, Bebo,Facebook, YouTube, Twitter, FriendFeed sono tutti nomi che indicano la nuova realtà comunicativa vissuta da milioni di persone ogni giorno e questo è tanto più vero quanto più si abbassa l’età delle persone che ne fanno uso. I Social Media sono diventati il muro di Berlino generazionale. Il giardino segreto di milioni di nativi digitali che usano la tecnologia come cortina fumogena per difendersi dal mondo degli adulti. Il mondo gregario degli adolescenti si trova perfettamente a suo agio in questo web riveduto e corretto pieno di posti virtuali dove si può vivere la propria tribalità in santa pace. Voi mi direte: ma questo lo sappiamo già.
In questi ultimi anni è diventato sempre più evidente che i media classici perdono sempre più terreno rispetto ai nuovi media. Chi più rapidamente e chi con maggiore lentezza tendono tutti a diminuire l’influenza e la presa sulle persone.La televisione classica come l’abbiamo conosciuta nel secolo scorso si sta tramutando in quelle che preferisco chiamare le televisioni. I giornali vivono un periodo ancora più drammatico, che potrebbe concludersi con la loro estinzione se non vengono presi provvedimenti per rendere il giornalismo adatto ai gusti delle nuove generazioni. E voi ancora ripeterete: anche questo lo sappiamo, c’è altro?
E le aziende che fanno? Come fanno le aziende a sopravvivere a questa rivoluzione copernicana? Inutile sottolineare che la rovina dei media classici va di pari passo con quella del”advertising. Lo stesso concetto di pubblicità viene messo in crisi. La crisi finanziaria e poi dell’economia reale sta solo accellerando quello che è in atto già da tempo. Le aziende devono quindi cambiare l’approccio con cui interagiscono con i loro clienti.
Ecco forse questo non lo sapevate già. Come faranno le aziende ad uscire indenni da questa situazione?
La prima cosa da fare è ascoltare, la seconda cosa è ascoltare, la terza ascoltare. Non esistono trucchi o scorciatoie. Se ci si ostina a valutare solo i numeri – il ROI o il KPI – di qualunque attività di comunicazione si otterranno solo campagne efficienti, ma non efficaci.
In pratica come fanno le aziende ad ascoltare? Per sondare la rete esistono molti strumenti di Social Media Monitoring and Analysis. Io uso SM2 di Techrigy perchè mi ci trovo bene ed ho un rapporto di partnership con Techrigy, però se digitate Social Media Monitoring and Analysis su Google troverete molti altri tools che hanno più o meno le stesse caratteristiche. Alcuni più primitivi e altri più avanzati.
I tools per il Social Media Monitoring and Analysis consentono di capire il sentiment della rete nei confronti di un prodotto o di un brand. In pratica si può scoprire rapidamente chi sta parlando male di un servizio o di un bene o chi al contrario ne sta esaltando i pregi.
A questo punto mi piacerebbe sapere cosa pensate. Sapere che esistono dei radar che sondano la rete per capire come stanno le cose è qualcosa che vi lascia indifferenti oppure vi da fastidio? Pensate che questo è anzi un modo per segnalare un disservizio senza dover chiamare il call center? Pensate che aumenteranno le diffide e le querele oppure ci potrebbe essere invece un’ evoluzione verso un maggiore dialogo con i clienti che fanno recensioni non autorizzate?
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Tags: SM2, Social Media Monitoring, Techrigy

June 29th, 2009 at 10:59
Questione interessante quando dalle parole bisogna passare ai fatti. Seguo un’associazione di venditori professionali su eBay. Dall’anno scorso eBay ha tolto ai venditori la possibilità di giudicare i compratori (il famoso feedback). La reazione più diffusa dei venditori è l’irritazione e spesso vi è la tentazione di agire legalmente nei confronti del compratore che giudica negativa la transazione.
Un altro esempio. Ciao, la lista di comparazione dei prezzi, chiede ai compratori di recensire prodotti e servizi, in cambio di un punteggio trasformabile in bonus vari.
Come può reagire un venditore o un’azienda a fronte di un giudizio che non controlla ?
Ho spesso l’impressione che nel commercio tradizionale questi casi vengano gestiti molto meglio, c’è molta più esperienza e capacità di discernimento (oltre alla lentezza del passaparola).
Ed ho l’impressione che nel commercio online ci sia ancora molta strada da fare.
E’ interessante inoltre pensare a come questo problema si possa risolvere, perché da un lato le aziende stanno lavorando per saltare la normale intermediazione commerciale, dall’altro sono troppo abituate a sentirsi lodare.
June 29th, 2009 at 19:34
Ciao Giovanni grazie per i commento e le tue interessanti riflessioni. Putroppo vado di corsa e non posso elaborare meglio i concetti da te esposti.
October 23rd, 2009 at 10:43
sono una donna che ha scoperto facebook per parlare di una malattia chiamata ENDOMETRIOSI, siamo tante esperienze importanti che, nonostante un progetto di riconoscimento a malattia sociale e un protocollo d’intesa con l’INAIL non decolla. secondo lei cosa posso fare per difendere la mia voce contro questo NON DECIDERE. GRAZIE della risposta e per la chiarezza con cui espone.
October 26th, 2009 at 11:19
Ciao Lucia,
mi spieghi meglio questa cosa? Chi siete cosa fate? Come siete organizzate? In che città state?
roldano