Siamo fritti l’oil è finito
Vado subito al nocciolo delle questione senza tanti giri di parole. Il petrolio sta per finire e noi non ce ne siamo accorti.
Questa mattina ho ascoltato sul sito Financial Sense un’ intervista a Matthew Simmons, uno dei maggiori esperti di questioni energetiche e di petrolio. Simmons è presidente di Simmons International ed è anche l’ autore del libro Twilight in the Desert.
In breve le affermazioni di Simmons si possono riassumere in pochi concetti essenziali. Il più importante fra questi è il concetto di peak oil. Questo concetto ha alla base la teoria del picco di Hubbert, una teoria formulata negli anni 50, che in maniera molto banale, possiamo ridurre alla semplice constatazione che il petrolio alla fine finisce. Il problema qui è capire quando avverà questo picco (secondo alcuni questo picco c’è stato) e cosa succederà dopo. Purtroppo come si evince dall’intervista, nessuno ha un idea di come andranno a finire le cose. Vi ricordate lo strategia dello struzzo? Ecco qui ci siamo molto ma molto vicini. Simmons parla apertamente di un treno che sta andando a sbattere contro una montagna.
Sentendo l’intervista a Simmons, si apprendono notizie molto peggiori. Le raffinerie di petrolio nel golfo messico sono vecchie di 85 anni e non sono in grado di produrre tanta benzina quanta ne serve per soddisfare la richiesta degli assetati SUV e Humvee che circolano nelle strade USA. Quelle vecchie e malandate raffinerie inoltre sono spesso e volentieri il bersaglio involontario di uragani tipo Katrina. Se non siete soddisfatti di questo lugubre quadretto possiamo aggiungere che ormai in america i ragazzi che intraprendono la strada universitaria per diventare geologi petroliferi si contano sulle dita di una mano o quasi… è un mestiere troppo pericoloso!
Che significa? Semplice meno tecnici in grado di scoprire nuovi giacimenti. L’ultimo vero nuovo giacimento è stato scoperto negli ormai troppo lontani anni 60 nel Mare del Nord ed il picco massimo si è avuto nel 1991 con 6.1 milioni di barili al giorno contro i 3,5 milioni attuali.
No dai, vedrai che ci sarà sicuramente un piano B. No! niente piano di riserva o almeno così sembra dire Matt.
Allora che si fa?
Simmons propone dei piani di azione pratici e che coinvolgono le nostra abitudini di vita. Per prima cosa dovremmo smettere di accettare di fare lavori negli uffici. La vita lavorativa dovrebbe essere organizzata in modo tale da poter svolgere le mansioni da casa. Niente lavoro in ufficio, niente spostamento, nessun consumo di carburante.
Altra proposta è quella di cambiare abitudini alimentari e consumare solo il cibo delle produzioni locali. Cibo più genuino e niente camion che si spostano per giorni interi per tutta la nazione.
Utopia?
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