Google falsi miti SEO e url di disapprovazione
24 September 2008, di Roldano De PersioJuliane Stiller and Kaspar Szymanski, Search Quality Team di Google, lunedì 22 settembre hanno pubblicato su Official Google Webmaster Central un post che è praticamente una bomba nell’ambiente SEO:
Senza scendere in particolari troppo tecnici, che invece affronteremo in un prossimo post su Lo stato di SEM, Juliane Stiller and Kaspar Szymanski dicono chiaramente che uno dei postulati più noti nel giro degli addetti alla Searche Engine Optimizzation è un mito.
In pratica a loro dire tutti noi abbiamo creduto ad un puro falso, una balla, una mera stupidaggine. Anzi tutti i trucchi e trucchetti utilizzati dai webmaster e dagli esperti SEO per confondere le acque e far credere ai robottini di Google che le pagine del nostro sito sono statiche e non dinamiche sono addirittura controproducenti.
L’aspetto veramente interessante in tutta la storia sono i commenti. La maggioranza sono, infatti, commenti di persone incredule, che cascano dalle nuvole e rimangono sconvolte da tale rivelazione. Alcuni SEO arrivano addirittura a sfidare la credibilità dei Stiller e Szymanski.
La cosa in effetti non è da poco e perfino costosi CMS (Content Management System) sono stati costruti su questa presunta leggenda metropolitana.
L’imbarazzo degli addetti ai lavori è enorme. Immaginate la stessa cosa in campo medico con chirurghi che eseguono operazioni credendo fermamente in una cosa sbagliata.
La cosa paradossale è che alcuni commentatori arrivano a non credere a quanto affermato dagli autori, che ricordiamolo sono personale Google. Ora per quanto uno possa darsi alle teorie del complotto e per quanto sia vero che Google giochi a rimpiattino e non sveli mai le sue carte, capite bene che non credere a quello che dice in maniera ufficiale Google è quanto meno azzardato.
Immaginate di comprare un PC e di scoprire che sul manuale di istruzioni c’è scritto qualcosa di molto diverso anzi opposto a quello che avete sempre creduto. Errori e refusi ci possono pure stare, ma sospettare che quello che dice la casa madre è un falso ce ne corre… o no?
Voi che ne pensate? E’ davvero possibile che Google stia giocando al gatto e al topo con gli esperti SEO ed in maniera indiretta anche con i suoi clienti?
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Tags: Content Management System, Google, Official Google Webmaster Central, Search Engine Optimization, SEO, Web design, Web search engine, Website
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September 24th, 2008 at 19:01
A me risulta che le url ottimizzate siano preferite, per lo meno per siti di pari traffico e dimensioni
E’ ovvio che roba tipo myspace o Facebook debbano giocare con gli ID, e che quindi si vada a far benedire il discorso delle url, ma li entra in ballo la profondità di scansione dettata dal Pr altissimo rispetto ad un sito medio di 3-5 di Pr
Almeno è quanto ne deriva dai miei test. Ne ho almeno un paio recenti che potrei citare e documentare, ma non mi sembra il caso di fare autopromozione :)
September 24th, 2008 at 19:43
Ciao,
l’articolo va letto con attenzione e a me sembra che da qualche tempo nel mondo Google si forniscano spiegazioni che in realtà richiano più che altro di fare confusione, e lasciano intendere che gran parte dell’expertise SEO in realtà si fonda superstizioni (vedi ad esempio le reazioni eccessivamente ottimistiche ai recenti “progessi” con gli SWF)
Con gli url dall’aspetto dinamico Google ha fatto progressi, lo sapevamo, ma in passato aveva grossi e innegabili problemi.
Oggi a detta degli stessi guru che hanno scritto l’articolo
“However, as a matter of fact, we at Google have made some progress [...]”
Al momento è innegabile comunque che a parità di sito quello che ha degli url dall’aspetto statico quasi sempre si comporta meglio di uno che ha degli url dall’aspetto dinamico.
A leggere a fondo l’articolo ciò che ne esce è che: piuttosto che fare male il rewriting è preferibile lasciare gli url dall’aspetto dinamico (purchè non abbiano errori madornali come le la presenza degli id di sessione)
September 24th, 2008 at 22:02
Ciao Roldano,
ho letto i tuoi ultimi due post relativi al SEO e dintorni.
Parli di imbarazzo da parte degli addetti ai lavori per una ‘news’ arrivata con qualche mese/anno di ritardo (Fabio sopra di me riassume bene il concetto).
Parli di “Il SEO specialist contemporaneo deve essere per prima cosa un esperto di lingue ”
Parli di come un linguaggio di programmazione (Ruby On Rails) non è fruibile dimenticando che è solo il mezzo per raggiungere un risultato: “Ad esempio mi è capitato di avere a che fare con un sito realizzato con Ruby On Rails. Ruby è perfetto per chi deve realizzare applicazioni in tempi rapidi – va bene per chi crea e sviluppa – ma il risultato dal punto di vista dell’efficienza un disastro completo – fruizione KO.”
Il SEO è tecnica e contenuti (interni ed esterni al sito), insieme.
Il SEO è interpretare un algoritmo scritto da altri e fare in modo che il proprio prodotto segua la strada desiderata tra quei blocchi di IF e FOR (leggi blocchi decisionali).
E’ un errore banalizzare parlando di template wordpress già ‘ottimizzati’ e CMS che implementano da soli la riscrittura delle URL. Questo banalizzare ha portato al proliferare di profili che sono male integrabili in un ‘ideale’ team SEO in quanto non sono ne tecnici, ne copy, ne menti.
September 24th, 2008 at 22:42
@Fabio il tuo commento conferma le mie impression, tu stesso dici:”a me sembra che da qualche tempo nel mondo Google si forniscano spiegazioni che in realtà richiano più che altro di fare confusione, e lasciano intendere che gran parte dell’expertise SEO in realtà si fonda superstizioni”.
Nessun messaggio è mai fatto a caso. Cosa vuole dire Google con quel post? Google non è in grado di comunicare in maniera corretta e chiarificatrice? Possibile? Sono dei dilettanti allo sbaraglio? Io non credo o almeno lo spero. Ora se il post è volutamente costruito per demistificare alcuni concetti o idee possibile che abbiano torto coloro che hanno inventato l’algoritmo? Possibile che non temano di essere smentiti da migliaia di SEO di tutto il mondo?
In una frase affermi:”Con gli url dall’aspetto dinamico Google ha fatto progressi” Ma non sono comunque i SEO e i webmaster che alla fine devono piegarsi al loro monopolio di fatto?
Come dici tu sembra che Google abbia intenzione di adeguarsi al resto del mondo. La mia impressione, vista l’esperienza del flash ( praticamente fatto fuori perché non gradito al sistema) e di Microsoft, che tende a creare standard de facto ovunque al fine di far adeguare il mondo a lei e non viceversa, è che Google non abbia intenzione di “fare progressi”. Anzi ho proprio idea che con l’espansione nel campo dei cellulari abbia tutta l’intenzione di schioccare la frusta e buttare giù quando gli pare e piace chi no sta alle regole. Viste le recenti cronache vai a sapere quali sono :)
September 24th, 2008 at 22:58
[...] non posso esimermi dal citare un commento in questo post su The Marketer, dedicato proprio a questo argomento: A leggere a fondo l’articolo ciò che ne esce è che: [...]
September 25th, 2008 at 00:04
@Roldano
nella questione di cui stiamo parlando secondo me emergono 2 temi
1) Google in genere comunica con chiarezza le linee guida da seguire?
2) L’articolo dice che url dall’aspetto statico e url dall’aspetto dinamico si equivalgono?
Le mie (personalissime) risposte sono
1) No, Google spesso (anche nelle linee guida ufficiali) ha lasciato zone d’ombra, e a volte ha aggiunto a distanza di tempo dei “quasi” e dei “probabilmente” dopo che i SEO già sapevano che le indicazioni erano imprecise o per lo meno ambigue. A questo si aggiunge che l’algoritmo in molti casi sembra comportarsi in modo inaspettato, con dei risultati non perfettamente prevedibili neppure dagli ingegneri di Google stessa. Questo almeno risulta leggendo tra le righe di alcuni fenomeni che spesso si verificano.
Quindi i “comunicatori” di Google a volte non sono in grado di fare chiarezza.
Le superstizioni SEO sicuramente ci sono ma il rewriting non è tra queste.
2) Lo spirito del post ufficiale sembra improntato al “non sforzatevi tanto fa lo stesso”, il fatto è che poi leggendo nel dettaglio si contraddice in diversi punti.
Leggendo e rileggendo, l’unica cosa che ne ricavo è che il succo del post sembra dire “piuttosto che fare male il rewriting è preferibile lasciare gli url dall’aspetto dinamico”
September 25th, 2008 at 00:17
Ciao Simone, piacere di ospitarti su The Marketer 2.0
Premetto che le guerre di religione non sono mai salutari, nemmeno quelle informatiche. Le visioni del mondo posso cambiare e di molto a secondo della cultura da cui vieni.
Se vai a pag 126 del libro di Steve Krug DON’T MAKE ME THINK sono disegnate 4 versioni della stessa pagina web: amministratore delegato, sviluppatore, designer, commerciale.
Non c’è bisogno che ti dica che sono tutte e 4 completamente diverse. Tutti e 4 i personaggi avrebbero le loro buone ragioni da portare avanti.
Steve Krug, un guru internazionale dell’usability naturalmente predilige l’ideale numero 5 quella che “funziona” meglio dal punto dell’usabilità.
Piccolo inciso: quanti SEO in Italia propongono un test di usability ai loro clienti? Se la pagina è fatta male non c’è SEO che tenga perché il traffico sul sito non conta un fico secco se la gente si incarta a comprare le bottiglie di vino e abbandona tutto con un bel vaff finale.
Tutto questo per dire che il mondo web è fatto di mille competenze tutte rispettabili e importanti. Tutte quante però devono fare i conti con una cosa imprescindibile: ROI il resto è purtroppo, ribadisco purtroppo accademia.
Tu parli da appassionato della materia, da persona competente che cerca di sfidare l’algoritmo e affinare il proprio prodotto e ottenere via via risultati sempre migliori. WordPress ripete come un mantra Code is Poetry.
Io invece pensando più da marketer mi domando: How much?
Quanto costa (ROI) avere più figure che sono tutte brave nel loro campo di competenza SEO? Html, Css, Php, MySql, Marketing, Usability etc? Troppe figure costano a meno che tu trasferisca la produzione in India come fanno gli americani.
Accorpare più ruoli in una persona sola per risparmiare? Impossibile l’abitus mentale di un programmatore non è quello di un marketer o di un commericiale, per cui se sei un mago su HTML CSS e PHP non credo proprio che sai anche gestire al meglio ADWords facendo risparmiare dindi al tuo cliente.
Da qualche parte dovrò pure cominciare ad aumentare la produttività diminuendo i costi. La via più breve che mi viene in mente – sono aperto a suggerimenti – è l’automazione della produzione del codice HTML ( intendiamoci NON PHP o JAVA eh) lasciando liberi gli uomini di occuparsi di qualcosa di più “interessante” che ottimizzare un codice “simile” a quello per stampanti come il PDF.
Quanti tecnici esperti codice PDF conosci? Io fortunatamente nessuno :)
September 25th, 2008 at 01:17
Cercando in giro ho trovato che Matt Cutts chiarisce la cosa qui
http://sphinn.com/story/74522
Riassumendo: siccome Google sta facendo progressi con url dall’aspetto dinamico e purtroppo in giro si trovano diversi esempi di rewriting fatti male, se non si è sicuri di quel che si fa meglio non toccare la query string.
September 25th, 2008 at 09:07
Roldano, nel mio commento sottolineavo alcuni aspetti dei tuoi interventi a mio parere da rivedere.
Concordo in pieno sulla questione usability e ROI ma come sai in un progetto SEO di media complessità ci sono degli step che richiedono delle competenze tecniche senza le quali è impensabile chiedere ad un programmatore le implementazioni necessarie per raggiungere gli obiettivi del progetto: visibilità sui motori e ROI.
Ti segnalo questo post http://www.andreavit.com/blog/uncategorized/e-tu-di-che-seo-sei.html che mi è piaciuto particolarmente.
Un saluto
October 1st, 2008 at 23:45
[...] Google falsi miti SEO e url di disapprovazione (themarketer.info) [...]
February 7th, 2009 at 11:53
[...] non posso esimermi dal citare un commento in questo post su The Marketer, dedicato proprio a questo [...]