The Conscience of a Liberal
Roldano De Persio Un grandioso affresco della storia politica ed economica americana dal 1870 fino ai giorni nostri. Questa è una delle possibili definizioni che si può dare del recente libro scritto dell’economista e Columnist del New York Times Paul Krugman edito negli USA dallla casa editrice USA W. W. Norton e il cui titolo è The Conscience of a Liberal.
Paul Krugman è un economista di chiara fama, vincitore della medaglia John Bates Clark - il premio più insigne che può ricevere un economista americano - e professore di economia e affari internazionali alla Princeton University.
The Conscience of a Liberal non è però un libro di storia, perché la storia in The Conscience of a Liberal serve solo come strumento. La storia economica e politica americana - divisa in ben definiti periodi: The Long Gilded Age, The New Deal etc.. - serve, infatti, solo come infrastruttura architettonica su cui costruire la dimostrazione della diseguaglianza economica e sociale come risultato della volonta politica e non la semplice e naturale conseguenza delle naturali leggi del mercato, come invece vorrebbero far pensare dubbie e sopravvalutate teorie. Vedi ad esempio il ciclo noto come La curva di Kuznets.
La scrittura piana e fluente del libro rende ancora più impressionante l’impatto con le “dimostrazioni” di come molte forze abbiano collaborato per portare indietro l’orologio della giustizia civile e dell’eguaglianza sociale negli USA. Il J’accuse di Krugman pesa come un macigno nella coscienza di chi vorrebbe che la qualità della vita negli USA e più in generale nel mondo fosse migliore per tutti.
Se, ad esempio, ci si domanda perchè Truman nel 1946 non sia riuscito a realizzare un programma di assicurazione sanitaria nazionale negli USA si scopre che la causa principale di questa sconfitta si può riassumere in una parola sola: Razzismo. Lo stesso razzismo espresso in un discorso per la candidatura a governatore della California da parte di Ronald Regan:”Se un individuo vuole, nel vendere o affittare una casa, discriminare i negri o gli altri deve avere il diritto di farlo”
Krugman non si limita solo a denunciare e a dimostrare il fatto che ai poveri e alle minoranze etniche è stato sistematicamente negato il diritto di curarsi e quindi di esistere. Il ritorno alla Gilded Age ha avuto come conseguenza anche l’impoverimento della classe media americana, che in questi anni è stata sfiancata dai debiti e Krugman sottolinea che non sono assolutamente debiti in cambio di beni di lusso. La classe media americana oggi contrae debiti sotto forma di mutui per possedere una casa e rette per le migliori scuole al fine di garantire un futuro migliore ai propri figli.
Krugman, nonostante la tragedia dell’ evidente prossimo sterminio della classe media, si dimostra ancora più cinico e dimostra, statistiche alla mano, che la speranza o meglio la fede dell’americano medio nella possibilità di migliorarsi è una pura fantasia. Krugman parla di una vera e propria “rat race”, una corsa dei topi. Le tabelle del libro dimostrano che ha maggiori possibilità di accedere ad un posto migliore nella società uno scandinavo od un francese.
Francia e Scandinavia, due posti dove, non a caso, la disparità sociale ed economica è molto minore rispetto agli USA.
Inoltre, leggendo The Conscience of a Liberal e seguendo nei vari capitoli la suddivisione della storia americana in ben definiti periodi storici, si scopre qualcosa di “inquietante”. Qualcosa che potremmo definire senza remore “negazionismo economico”.
Il ciclo economico virtuoso che va dagli anni venti agli anni cinquanta del secolo scorso, è stato definito da due storici dell’economia Claudia Goldin e Robert Margo come la “grande compressione”, in antitesi alla grande depressione. In questa fase di boom economico la classe media ha vissuto un periodo d’oro e il gap tra i ricchi e le classi lavoratrici si era molto ridotto.
Ebbene come descritto a pg. 55, alcune persone trovano la realtà storica del periodo della grande compressione in qualche modo così “disturbante”, una così evidente negazione del loro credo su come dovrebbe andare il mondo, al punto da riscrivere la storia per cancellare ogni traccia del boom del dopoguerra definendolo un’illusione. La diminuzione della disegualglianza nel reddito ha portato il boom nell’economia USA del dopo guerra e se questo sembra contraddire i libri di testo di economia, come dice Krugman:”allora c’è qualcosa di sbagliato nei testi di economia”.
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