Category — Apple
I 5 motivi che spiegano la grande diffusione di Facebook
In questi giorni molte persone sono terrorizzate all’idea che a seguito di un esperimento di collisione protonica eseguito dal CERN possa nascere un piccolo buco nero. I buchi neri sono corpi la cui densità di massa è tale da stravolgere lo spazio tempo che li circonda. La loro forza gravitazionale è così grande che tutto quello che c’è intorno, compresa la luce, viene risucchiato al loro interno. Si chiamano buchi neri proprio perché anche la luce, che non ha quasi massa, fa una brutta fine.
La massa è un elemento essenziale di questo universo. La massa o la quantità massa non riguarda solo la fisica. La quantità massa è infatti un concetto applicabile a molta altre discipline. La massa critica è infatti un punto, un momento nel quale alcuni fenomeni sociali, economici o tecnologici accellerano la loro diffusione diventando definitivi. Facebook ha raggiunto e superato la massa critica.
Le aziende sono sempre intereressate a sapere se un nuovo prodotto sarà accolto con favore dalla popolazione. Tutti i marketers vorrebbero, infatti, vedere file e file di clienti ( vedi alla voce massa critica ) in attesa fuori del negozio decisi a conquistare il loro desiderato gadget tecnologico. Vi ricorda qualcosa?
Nel 1962 Everett M. Rogers, nel suo famoso libro Diffusion of Innovations, ha valutato come e quando la popolazione adotta nuovi prodotti e tecnologie. Everett M. Rogers è giunto alla conclusione che sono 5 i fattori che spiegano il perchè un nuovo prodotto ha tassi di diffusione elevati tra la popolazione.
I 5 motivi sono: Vantaggio relativo, Compatibilità, Complessità, Testabilità, Visibilità.
Amy Shuen, nel suo libro Web 2.0: A strategy guide ha applicato questi 5 fattori a Facebook, cercando di dimostrare perché Facebook ha così tanto successo tra la popolazione mondiale al punto da raggiungere e superare il numero di utenti di MySpace. Sottolineo che l’analisi di Amy Shuen si basa sul primo Facebook, quello limitato ai campus universitari.
Vantaggio relativo: Secondo Amy Shuen, Facebook offre la percezione di nuovi e aumentati benefici. Facebook consente di mettersi in contatto con colleghi del liceo iscritti ad università diverse dalla propria. Nella versione recente aperta a tutti io ci aggiungo i classici vantaggi dei Weak Ties che sono ben descritti nell’articolo di Clive Thompon sul New York Times.
Compatibilità: Facebook con tutte le sue applicazioni è adeguato e compatibile con le esigenze della nuova generazione digitale, che è abituata a stare sempre online e a chattare costantemente.
Complessità: Facebook è facile da usare e recentemente, in un enorme sforzo di crowdsourcing, è stato localizzato in moltissime lingue. Facebook in italiano ha infatti aumentato la sua diffusione anche qui in Italia grazie al fatto che molti italiani non conoscono l’inglese.
Testabilità: forse sarebbe meglio dire Provabilità ( sono ben accetti suggerimenti su come tradurre Trialability). Facebook è gratis e quindi ci si può iscrivere e vedere subito come funziona. Gli utenti non pagano nulla. Questo modello funziona sempre. Assaggiare prima il prodotto e poi se ci piace procedere all’acquisto o all’utilizzo. Flickr ad esempio adopera il modello Fremium: gratis la versione base a pagamento il resto. Nessuno più compra a scatola chiusa. Le case discografiche avrebbero dovuto capirlo da un pezzo.
Visibilità: che vi importa di comprare un fichissimo iPod nano se poi non ve lo invidia nessuno? I Social Object e in particolar modo i Social Marker sono lì apposta per far parlare di voi oltre che per sentire la musica dove ci pare e piace. Facebook è la stessa cosa dell’iPod. Ma come non stai su Facebook? Si domandano sconcertati i tuoi amici (?) più cool. No Facebook no Party. Tutti sono lì alla supermega festa e tu sei escluso dal gossip, dagli inviti e dalle serate.
Chi vuoi pokare oggi?
Oltre agli articoli correlati qui sotto forse ti interessa leggere anche il post Facebook marketing, lavoro e privacy
Se sei interessato ad approfondire il discorso su Facebook in chiave marketing visita il mio blog sul Facebook Marketing
September 10, 2008 1 Comment
YouTube va alla guerra
Le polemiche delle settimane scorse riguardanti la causa di Mediaset contro YouTube hanno dimostrato che anche qui in Italia l’impero Google colpisce ancora. In tutto il mondo l’editoria classica mondiale è ancora molto sospettosa nei confronti di internet e di tutti i tizi che la frequentano, specie quando questi caricano video che sono, diciamo così, presi a prestito.
Youtube è tra tutte la piattaforma più famosa e la più attaccata per il fatto che è possibile vedere spezzoni di film o trasmissioni caricate illegalmente dai propri utenti. YouTube non è però connivente con i pirati e avverte espressamente che uploadare video coperti da copyright è una pratica illegale.
Ora tralasciando tutte le questioni in legalese stretto, che a mio avviso sono poco interessanti e non fanno vedere il quadro generale, la questione di fondo nello scontro tra Mediaset e YouTube o negli Usa tra Viacom e YouTube è che Google, cioè la più grande agenzia di pubblicità su internet del mondo - non un editore come vorrebbero farci credere certi pseudo esperti - sta cavalcando la rivoluzione digitale in atto ( su un altro fronte Apple con iTunes sta facendo la stessa cosa ) per stravolgere il quadro della situazione.
Non chi produce, ma chi distribuisce ha il potere. Google e YouTube sono, infatti, un immensa macchina di distribuzione di pubblicità e contenuti. Allo stesso modo, tanto per fare un paragone, nel mondo reale, quello che frequentiamo tutti i giorni per fare la spesa è la grande distribuzione a farla da padrone.
Certo esistono dei software realizzati da Google per individuare facilmente i video coperti da copyright e sembrerebbe che il 90% di quelli che reclamano i loro diritti si convincono ad aderire al programma ideato da YouTube per fare soldi anche con i video pirata uploadati dai fan.
Questo è però tutto fumo per gli occhi. Google usa la sua forza, che qui in occidente ( in Russia e in Cina la storia è molto differente ) diventa di anno in anno più grande, per un solo scopo più o meno esplicito.
Tenere sotto scacco gli editori!
L’assioma di fondo è che internet, almeno in occidente, deve rimanere territorio Google e quindi tutti quelli che si rendono conto, ormai troppo tardi, che la rete è il futuro del business devono essere accuratamente tenuti fuori.
Microsoft, Viacom, Mediaset temono Google e fanno bene. Non è certo per caso che Google voglia evitare che Yahoo, il nemico di un tempo, vada a finire in mano a Microsoft.
August 28, 2008 No Comments
Se la creatività è da cani usa un cane creativo
Ancora una volta è stato dimostrato che se un video virale viene costrutito a tavolino da qualche agenzia pubblicitaria difficilmente il messaggio virale andrà da qualche parte.
Se al contrario la stessa agenzia comprende che i suoi migliori 300 creativi sono sempre e comunque una minoranza rispetto alla popolazione creativa mondiale tra i quali ci sono pensionati, adolescenti, artisti, casalinghe, gatti, cani, anatre e pesci rossi allora il discorso cambia radicalmente.
Nel video qui sotto il cane Tillman fa skateboarding vicino la spiaggia di Venice, California. Premetto che l’ho scoperto su Doggyspace, il MySpace dei cani e poi ovviamente l’ho ritrovato su YouTube…ormai è automatico.
Strano no? Tillman sembra proprio provare gusto ad andare sullo skate e ogni volta che si ferma sul prato si da la spinta e… via altro giro altra corsa.
Su YouTube questo video ha totalizzato 4.305.663 visite e tra queste sicuramente ci sarà stata la nostra agenzia a corto di idee.
Ebbene sembra che qualcuno abbia trovato il modo di avere creatività gratis. Indovinate chi è questo qualcuno? Anzi no scopritelo nel video qui sotto.
August 7, 2008 1 Comment
iProgram
In una famosa opera di Giuseppe Verdi la donna veniva cantata come mobile. Nel XXI secolo sembra che mobile stia diventando tutto. I telefoni sono diventati mobile, I consumatori sono sempre più mobile e ora tocca ad internet e alle applicazioni diventare mobile.
Ora come è avvenuto a suo tempo per le console dei videogiochi, anche nel caso dei telefoni furbi, comunemente detti smart phone, bisogna tirare la volata alle vendite inzeppando gli stessi di applicazioni in qualche modo utili. Il telefono o la console per quanto carini esteticamente devono, infatti, valere la spesa altrimenti il mercato langue.
Ultimo arrivato della pluripremiata categoria, aggeggi utili per telefonare ma anche no, è l’iPhone della Apple. Ora visto che lì fuori è pieno di fedeli e bravi programmatori, a Cupertino si saranno domandati: perché non ci facciamo realizzare da loro qualche bella applicazioncina per il nostro scintillante iPhone?
Ecco quindi l’ iPhone Developer Program, che come dicono sul sito apple dot com:”provides a complete and integrated process for developing, debugging, and distributing your free, commercial, or in-house applications for iPhone and iPod touch. Complete with development resources, real-world testing on iPhone, and distribution on the App Store, you have everything you need to go from code to customer.”
Siete elettrizzati? Volete entrare anche voi nel fantastico mondo dell’ iPhone Developer Program? Bene allora siate pronti a sganciare 99$ per la versione Standard Program oppure 299$ nel caso della versione Enterprice… ops Enterprise program. Una vota pagato potete programmare quanto e come vi pare.
Non è finita qui, nel caso incappiate in una brillante idea applicativa da iphonare e però questa stessa medesima idea necessita giorni e giorni di programmazione? Chi ve li paga tutti questi giorni di lavoro duro ed indefesso?
Nema problema.
KPCB’s iFund™ è un iniziativa finanziaria della società di Venture Capital Kleiner Perkins Caufield & Byers che vale 100 milioni di dollari e che servirà per finanziare:”market-changing ideas and products that extend the revolutionary new iPhone and iPod touch platform”. Inoltre non sembra che ci siano limitazioni alla fantasia di chi vorrà accedere ai fondi.
Kleiner Perkins Caufield & Byers, infatti affermano che non hanno preferenze:”The iFund™ is agnostic to size and stage of investment and will invest in companies building applications, services and components. Focus areas include location based services, social networking, mCommerce (including advertising and payments), communication, and entertainment. The iFund™ will back innovators pursuing transformative, high-impact ideas with an eye towards building independent durable companies atop the iPhone / iPod touch platform”.
Che aspettate allora? iPhonate iPhonate iPhonate.
March 12, 2008 No Comments
![Reblog this post [with Zemanta]](http://img.zemanta.com/reblog_e.png?x-id=9164cc9a-2388-42c9-92e2-d0625d8f6066)
![Reblog this post [with Zemanta]](http://img.zemanta.com/reblog_e.png?x-id=710a93bd-4411-47d0-80f5-cebe20c8ed1f)





