Archive for the ‘Comunicazione’ Category

Il tuo sito è suonato

Thursday, February 25th, 2010

Certo che se mi metto a dire di prima mattina che i siti web possono emettere suoni, qualcuno potrebbe avere pensieri strani e domandarsi che cosa mi sono fumato ieri sera. No tranquilli non sono dedito a sostanze che stupefanno!

Insomma per fare corta una storia lunga, come direbbero gli inglesi, ho scoperto un aggeggio che emette suoni se gli si danno in pasto gli indirizzi URL dei siti Web. Questo coso, denominato CODEORGAN è fatto in flash ed è stato realizzato da un’agenzia di Londra che si chiama DLKW.

Io ho provato a suonare The Marketer e anche il sito web, che mi rappresenta sul piano lavorativo HJORDA. Il sito che suona meglio è HJORDA.

Che suono fa il vostro sito?

codeorgan

Google Buzz

Toyota Auto Distruzione

Thursday, February 4th, 2010

La Toyota, prestigiosa casa automobilistica giapponese, sta vivendo un incubo che sta trascinando all’inferno l’intera economia giapponese, che già di per se non naviga in acque tranquille. Perché succede questo? Il motivo è legato all’informazione. Ma non era un problema di richiami di milioni di automobili per un difetto meccanico?

No, il vero problema è la gestione dell’informazione! L’informazione  nel 2010 è la vera componente essenziale nei processi di produzione e vendita. L’informazione è tutto perché sapere in anticipo che un determinato prodotto ha un difetto grave consente di risparmiare milioni o, come nel caso della Toyota, miliardi di euro.

Conoscere, sapere, informarsi e informare sono la base di qualunque strategia vincente dei prossimi anni e chi non ha capito questo è destinato ad estinguersi. Conosco aziende e agenzie che sono sempre tentate di nascondere informazione di qualunque natura: critiche, dati utili ai clienti, difetti dei prodotti etc.

Nell’era dell’informazione diffusa e distribuita qualunque tentativo di manipolazione o, peggio ancora, di occultamento dei dati rischia di tramutarsi all’improvviso in un incubo senza fine.

Toyota ha seguito un processo industriale normale, che si è stabilizzato nel tempo. Chi sviluppa software sa benissimo che i programmi non sono mai perfetti e che possono esserci dei bug. Solo che con le automobili non muoiono applicativi, ma persone in carne e ossa.

Come si può ovviare a disastri informativi come quello della Toyota? C’è una soluzione?

La soluzione è trasparenza. Prima emerge un difetto e meglio è. Prima si rende noto il difetto e meglio è. Nascondere o ignorare un difetto è una soluzione cattiva, peggiore del male stesso.

Tutti noi veniamo da un mondo in cui le agenzie pubblicitarie erano e sono ancora impegnate a photoshoppare i prodotti e a renderli più belli e attraenti di quelli che sono! I loro clienti non vogliono sentire parlare di onestà, perché bisogna circuire e adulare il consumatore. Ancora si pensa che una bella pubblicità possa evitare la diffusione dell’informazione sulle caratteristiche e le qualità di un prodotto. Ancora si pensa come se non esistesse Internet o il Word of Mouth!

Ancora per poco.

Google Buzz

Video Social Media Song: Crazy Little Thing The Web

Monday, January 4th, 2010

Oggi grazie alla rete o meglio grazie a Maurizio Goetz e grazie anche a Catepol ho scoperto un video sulla rete che dice molto su cosa è Internet nel 2010. Il video è una canzoncina scherzosa ed affettuosa che ha come soggetto proprio il Web ormai diventato Social Media Web o Social Web.

Google Buzz

Quale futuro per YouTube?

Monday, December 21st, 2009

Prevedere le tendenze del mercato è il terreno su cui i marketers giocano le loro principali sfide. Arrivare primi e anticipare la concorrenza può significare essere leader di settore, avviare nuovi business e conquistare nuovi clienti. I campi su cui si concentra una grande attenzione continuano ad essere i social network, con Facebook in testa, seguito da Twitter e YouTube. 

E’ recente la notizia che negli USA YouTube abbia preso accordi con le principali tv mainstream per la trasmissione di episodi di serie tv in streaming. La presenza delle tv generaliste all’interno di YouTube si fa sempre più pressante rivelando la natura duale di YouTube, che vede da una parte gli utenti con i loro video amatoriali e dall’altra le tv mainstream con i contenuti professionali. Le due anime di YouTube mal si sopportano, come descritto nel libro recentemente tradotto di Jean Burgess e Joshua Green:

“Le controversie rivelano idee in competizione sulla funzione di YouTube, un sito e social network prodotto da una comunità di pratiche oppure un archivio caotico di video vernacolari strani, meravigliosi e trash oppure ancora una piattaforma di distribuzione per l’intrattenimento offerto dai Big Media”

youtube-jean-burgess-joshua-green

Se è vero che da una parte YouTube deve provvedere al proprio sostentamento, per il quale fa ricorso a partner commerciali del mondo dei media, è anche vero che gli YouTuber ‘pretendono’ dall’azienda una sorta di tutela per la loro comunità.

C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare. Le tv mainstream hanno una grande influenza su YouTube in merito alle questioni legate al copyright. E’ di questi giorni la notizia della causa vinta da Mediaset che condanna YouTube alla rimozione di tutti i contenuti del Grande Fratello e ad una sanzione amministrativa.

“Abbiamo cronache sulle strategie di gestione del copyright da parte di YouTube, le controversie risolte, i compromessi accettati, i video rimossi, tutte informazioni oggetto di attenzioni in quanto collegate alla sempre incombente valanga di azioni legali che potrebbero in qualsiasi momento mettere l’azienda in ginocchio” da YouTube di Jean Burgess e Joshua Green

Gli accordi di YouTube con le tv mainstream, così come l’apertura di Facebook a nuove modalità per raccogliere inserzionisti, rivela in maniera evidente come il mondo della cultura partecipativa fine a sé stesso non crea business, cioè non fa girare soldi. Sono necessari modelli di business che permettano ai social network di sostenersi. Facebook pare che abbia trovato questo modello nella vendita di spazi pubblicitari, Twitter aprirà le porte del proprio codice a Google, Bing e altri sviluppatori, e YouTube strizzerà sempre più l’occhio alle tv commerciali a scapito (forse) degli utenti.

Questo nuovo scenario insinua in me un dubbio: è forse il web partecipativo destinato a finire, soppiantato da macchine trita-soldi? E’ stato forse solo un periodo transitorio di sperimentazione per aprire nuovi scenari di business e acquisire finanziatori? Le attenzioni dei social network saranno rivolte sempre più verso i propri partner piuttosto che verso i propri utenti?

Non ci resta che restare alla finestra e osservare.

Questo post è stato scritto da Emanuela De Vecchi e la puoi contattare qui.

Google Buzz

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