Archive for the ‘PR’ Category

Video Social Media Song: Crazy Little Thing The Web

4 January 2010, di Roldano De Persio

Oggi grazie alla rete o meglio grazie a Maurizio Goetz e grazie anche a Catepol ho scoperto un video sulla rete che dice molto su cosa è Internet nel 2010. Il video è una canzoncina scherzosa ed affettuosa che ha come soggetto proprio il Web ormai diventato Social Media Web o Social Web.

Quale futuro per YouTube?

21 December 2009, di Emanuela De Vecchi

Prevedere le tendenze del mercato è il terreno su cui i marketers giocano le loro principali sfide. Arrivare primi e anticipare la concorrenza può significare essere leader di settore, avviare nuovi business e conquistare nuovi clienti. I campi su cui si concentra una grande attenzione continuano ad essere i social network, con Facebook in testa, seguito da Twitter e YouTube. 

E’ recente la notizia che negli USA YouTube abbia preso accordi con le principali tv mainstream per la trasmissione di episodi di serie tv in streaming. La presenza delle tv generaliste all’interno di YouTube si fa sempre più pressante rivelando la natura duale di YouTube, che vede da una parte gli utenti con i loro video amatoriali e dall’altra le tv mainstream con i contenuti professionali. Le due anime di YouTube mal si sopportano, come descritto nel libro recentemente tradotto di Jean Burgess e Joshua Green:

“Le controversie rivelano idee in competizione sulla funzione di YouTube, un sito e social network prodotto da una comunità di pratiche oppure un archivio caotico di video vernacolari strani, meravigliosi e trash oppure ancora una piattaforma di distribuzione per l’intrattenimento offerto dai Big Media”

youtube-jean-burgess-joshua-green

Se è vero che da una parte YouTube deve provvedere al proprio sostentamento, per il quale fa ricorso a partner commerciali del mondo dei media, è anche vero che gli YouTuber ‘pretendono’ dall’azienda una sorta di tutela per la loro comunità.

C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare. Le tv mainstream hanno una grande influenza su YouTube in merito alle questioni legate al copyright. E’ di questi giorni la notizia della causa vinta da Mediaset che condanna YouTube alla rimozione di tutti i contenuti del Grande Fratello e ad una sanzione amministrativa.

“Abbiamo cronache sulle strategie di gestione del copyright da parte di YouTube, le controversie risolte, i compromessi accettati, i video rimossi, tutte informazioni oggetto di attenzioni in quanto collegate alla sempre incombente valanga di azioni legali che potrebbero in qualsiasi momento mettere l’azienda in ginocchio” da YouTube di Jean Burgess e Joshua Green

Gli accordi di YouTube con le tv mainstream, così come l’apertura di Facebook a nuove modalità per raccogliere inserzionisti, rivela in maniera evidente come il mondo della cultura partecipativa fine a sé stesso non crea business, cioè non fa girare soldi. Sono necessari modelli di business che permettano ai social network di sostenersi. Facebook pare che abbia trovato questo modello nella vendita di spazi pubblicitari, Twitter aprirà le porte del proprio codice a Google, Bing e altri sviluppatori, e YouTube strizzerà sempre più l’occhio alle tv commerciali a scapito (forse) degli utenti.

Questo nuovo scenario insinua in me un dubbio: è forse il web partecipativo destinato a finire, soppiantato da macchine trita-soldi? E’ stato forse solo un periodo transitorio di sperimentazione per aprire nuovi scenari di business e acquisire finanziatori? Le attenzioni dei social network saranno rivolte sempre più verso i propri partner piuttosto che verso i propri utenti?

Non ci resta che restare alla finestra e osservare.

Questo post è stato scritto da Emanuela De Vecchi e la puoi contattare qui.

Etnografia applicata a FriendFeed

27 September 2009, di Roldano De Persio

Gli antropologi studiano gli uomini. Gli uomini creano culture dovunque vanno o si stabiliscono. Ora gli uomini hanno scoperto questo non luogo virtuale che è la rete. Internet è un immenso ecosistema, una galassia di mondi nuovi o morenti e tutto questo scorre sì nel tempo reale, ma anche in uno spazio non reale.

Essere in rete significa essere ovunque. Percepiamo i pensieri e le idee di chi sta a migliaia di chilometri di distanza “spazio reale” da noi.  Se lo spazio reale ci limita, anzi ci definisce come entità individuali, lo spazio virtuale ricrea quanto di più simile ci possa essere all’antico concetto dell’anima. Quest’anima però si fonde e condivide idee e sensazioni con altre “anime”.

FriendFeed è uno dei luoghi dove “sono” spesso ultimamente.  Potrei stare anche su altri micromondi o microsistemi, ma in questo momento lo ritengo il non luogo più interessante. Sono su FriendFeed come ci starebbe l’antropologo di origine polacca Bronislaw Malinowski, che ha stabilito un metodo, anzi uno stile che si riassume nella frase:”vivere proprio in mezzo agli indigeni”

Riprendo tale e quale la definizone su Wikipedia:” Secondo Malinowski, l’antropologo deve “osservare partecipando”. Il che vuol dire entrare in rapporto empatico con i nativi, prendere parte alla vita delle popolazioni che si osservano, allo scopo di cogliere il loro punto di vista, la loro visione del loro stesso mondo. Osservare partecipando significa altresì penetrare e cogliere dall’interno la vita delle popolazioni e delle culture. Per questo l’antropologo dovrà tenere un punto di vista distaccato e nel contempo farsi il più possibile indigeno e impegnarsi nell’esplorazione, e nella conservazione e diffusione della memoria culturale umana, delle pratiche e delle astuzie culturali della vita quotidiana come di quelle dei professionisti della cultura: intellettuali, uomini religiosi, politici.

Ora mi domando e vi domando. FriendFeed, non è forse una comunità, come potrebbe essere quella di Second Life? E ancora, può esistere un disciplina come l’Etnografia dei Social Network che ci aiuti a comprendere e a comprenderci, come fa l’antropologia in altri settori?

Dati questi micromondi, ha senso ancora parlare di numeri? Voglio dire che forse qui andrebbe valutato il concetto della coda lunga, dove da una parte abbiamo galassie gigantesche come Facebook e all’estremo opposto tanti piccoli sistemi( Second Life, FriendFeed). Ha senso continuare a dire che l’importanza di un sistema e direttamente proporzionale al numero degli individui che lo abitano?

L’importanza dal punto di vista antropologico di una popolazione come gli Yanomami, che vivono in Amazzonia, non è data dal numero degli individui, ma dalla loro unicità culturale. Perché non considerare FriendFeed allo stesso modo?

FIAT Social Brand Wiki Car

26 June 2009, di Roldano De Persio

FIAT è una casa automobilistica che è sempre stata all’avanguardia nella comunicazione su Internet. Oggi ho visto un intervista a Maurizio Spagnulo, FIAT Communication & Digital Marketing Director. Durante l’intervista pubblicata su YouTube ho sentito due frasi, che mi hanno colpito.

Le frasi, anzi le keyword dette da Maurizio Spagnulo sono: Social Brand e Wiki Car. Ora secondo voi che cosa possiamo intendere con Social Brand? Quanto si può spingere un’azienda nell’aprire la comunicazione con i propri clienti? Se l’azione e l’interazione dei clienti con il Brand diviene così profonda quali sono i limiti oltre i quali il Brand diventa una creatura dei suoi stessi fruitori? User Generated Brand? A chi appartiene questo Brand?


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