Archive for the ‘Considerazioni’ Category

Quello che pensa veramente la CIA dell’Italia

Tuesday, January 12th, 2010

Ma che paese è l’Italia? Che idea possiamo farci del nostro paese? Quanto è progredito? La storia che arrivano da noi tanti immigrati è vera o falsa? Come siamo messi rispetto alle altre nazioni del mondo rispetto a certi temi?

Esiste un ente, una struttura segreta, che vuole vederci chiaro sempre, visto che le sue attività hanno a che vedere con le informazioni. Questa organizzazione è la CIA, il noto e potente servizio segreto americano.

La CIA, ha le idee molto precise in proposito e per avere qualche informazione sull’Italia, non bisogna nemmeno andare Langley, in Virginia, vicino al fiume Potomac. La cosa è molto più semplice, basta andare sul sito dell’agenzia USA e possiamo avere tutte le informazioni che vogliamo senza conoscere parole d’ordine o frasi segrete.

Scopriamo così che nella classifica di paesi con maggiore flusso di immigrazione (calcolato come rapporto tra chi va e chi viene) c’è al settimo posto San Marino, mentre l’Italia crolla addirittura al 43 esimo posto, con 2,06 immigrati per 1000 italiani, praticamente da noi non viene nessuno o meglio ci sono più immigrati in TV che per strada. Analizzando ulteriormente la classifica, scopriamo che  al secondo posto appare l’Afghanistan; avranno calcolato anche le truppe inviate nelle zone di guerra?

Ci sono altre  classifiche? Certo che ci sono e scopriamo cose molto interessanti sul tasso di mortalità infantile. L’Angola è il primo in classifica con 180 bambini morti ogni 1000 nati ed è seguito a ruota da Sierra Leone con 154 bambini morti. Una volta tanto l’Africa vince qualcosa, anche se però l’Afghanistan minaccia seriamente di raggiungere la vetta!

L’Italia è in buona compagnia e a distanza ravvicinata di Cuba, Lituania e Bielorussia. In Italia ci sono stati nel 2009 circa 5,51 morti ogni 1000 nati. Sembrano pochini, vero? Eppure a ben guardare in Europa – quella vera e non la Bielorussia, per intenderci – le cose sono molto migliori. La Francia, ad esempio, ha registrato 3,33 bambini morti per 1000 nati e la Germania ne ha registrati 3,99 per 1000 nati.

Sulla base di questi numeri – ah c’è anche il fatto che l’Italia è un paese poco prolifico, ma quella è una classifica che vi potete guardare da soli – si capisce che il nostro paese rischia grosso: poche nascite, quelle poche che ci sono si giocano la pelle in partenza e poi facciamo di tutto per vedere immigrati ovunque.

Che se ne conclude? Semplice… siamo spacciati.

Visto quante cose si possono sapere facendo le  ”domande” giuste e non affidandosi solo a quello che dicono i mezzi di informazione classici?

Qualcuno potrebbe obiettare:”ma tu come fai a sapere che quello che dice la CIA è vero?” Appunto è quello che dico anche io, mai fidarsi.

Ora continuate a cercare voi!

Questo post è stato scritto dal SEO Strategist Roldano De Persio e lo potete seguire anche sulla sua pagina Facebook cliccando qui

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I have an Italian Dream

Saturday, January 9th, 2010

Sarebbe bello che ci fosse da qualche parte in Italia un Martin Luther King italiano, sarebbe un sogno. Sembra di no, eppure in questi tempi bui, a costo di essere retorico e irrealista, voglio sognare.

“I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident: that all men are created equal.”

I have a dream that one day on the red hills of Georgia the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.

I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.

I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.

I have a dream today.”

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Etnografia applicata a FriendFeed

Sunday, September 27th, 2009

Gli antropologi studiano gli uomini. Gli uomini creano culture dovunque vanno o si stabiliscono. Ora gli uomini hanno scoperto questo non luogo virtuale che è la rete. Internet è un immenso ecosistema, una galassia di mondi nuovi o morenti e tutto questo scorre sì nel tempo reale, ma anche in uno spazio non reale.

Essere in rete significa essere ovunque. Percepiamo i pensieri e le idee di chi sta a migliaia di chilometri di distanza “spazio reale” da noi.  Se lo spazio reale ci limita, anzi ci definisce come entità individuali, lo spazio virtuale ricrea quanto di più simile ci possa essere all’antico concetto dell’anima. Quest’anima però si fonde e condivide idee e sensazioni con altre “anime”.

FriendFeed è uno dei luoghi dove “sono” spesso ultimamente.  Potrei stare anche su altri micromondi o microsistemi, ma in questo momento lo ritengo il non luogo più interessante. Sono su FriendFeed come ci starebbe l’antropologo di origine polacca Bronislaw Malinowski, che ha stabilito un metodo, anzi uno stile che si riassume nella frase:”vivere proprio in mezzo agli indigeni”

Riprendo tale e quale la definizone su Wikipedia:” Secondo Malinowski, l’antropologo deve “osservare partecipando”. Il che vuol dire entrare in rapporto empatico con i nativi, prendere parte alla vita delle popolazioni che si osservano, allo scopo di cogliere il loro punto di vista, la loro visione del loro stesso mondo. Osservare partecipando significa altresì penetrare e cogliere dall’interno la vita delle popolazioni e delle culture. Per questo l’antropologo dovrà tenere un punto di vista distaccato e nel contempo farsi il più possibile indigeno e impegnarsi nell’esplorazione, e nella conservazione e diffusione della memoria culturale umana, delle pratiche e delle astuzie culturali della vita quotidiana come di quelle dei professionisti della cultura: intellettuali, uomini religiosi, politici.

Ora mi domando e vi domando. FriendFeed, non è forse una comunità, come potrebbe essere quella di Second Life? E ancora, può esistere un disciplina come l’Etnografia dei Social Network che ci aiuti a comprendere e a comprenderci, come fa l’antropologia in altri settori?

Dati questi micromondi, ha senso ancora parlare di numeri? Voglio dire che forse qui andrebbe valutato il concetto della coda lunga, dove da una parte abbiamo galassie gigantesche come Facebook e all’estremo opposto tanti piccoli sistemi( Second Life, FriendFeed). Ha senso continuare a dire che l’importanza di un sistema e direttamente proporzionale al numero degli individui che lo abitano?

L’importanza dal punto di vista antropologico di una popolazione come gli Yanomami, che vivono in Amazzonia, non è data dal numero degli individui, ma dalla loro unicità culturale. Perché non considerare FriendFeed allo stesso modo?

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La società dei testimoni

Thursday, July 2nd, 2009

“Ma ho filmato, ascoltato, copiato incollato, discusso e divulgato”

La rivoluzione della comunicazione, dei suoi mezzi e dei suoi potenziali, ha per tutti un’evidenza lampante. Si parla spesso di società dell’immagine, ma io preferisco citare Fossati e definirla società dei testimoni. Non sono più soltanto i brand, i bombardamenti multimediali delle imprese a bussare alla nostra porta. Non siamo più solamente soggetti alle influenze di terzi ed alle loro mire pubblicitarie, oggi siamo in prima persona autori e fautori dell’universo delle informazioni. Non parliamo di noi attraverso uno status sociale, ma attraverso uno status del nostro profilo (di Facebook, Twitter, MySpace, FriendFeed e chi più ne ha più ne metta)… Testimoni dunque di noi stessi, testimoni delle vite degli altri e di chissà cos’altro; a volte per curiosità, altre per noia. Compiaciuti di una tag, di un apprezzamento. Preoccupati di essere fotografati dove non dovevamo essere, preoccupati di essere colti in flagrante, preoccupati di scoprire che uno dei nostri flirt più accesi è “In una relazione”.

Filmiamo, ascoltiamo, copiamo incolliamo, discutiamo e divulghiamo”, questo è il nostro motto, la nostra forza e la nostra debolezza.

I Social Network stanno sviluppando un’estensione della nostra vita dà in pasto a tutti  la nostra privacy, quella sfera che è stato oramai possibile digitalizzare e uploadare. Una realtà che causa dipendenza e complicità. Dipendenza dalla curiosità, dalla voglia di parlare di sé e dei propri gusti, dipendenza dall’essere testimoni. E al contempo complici di quello che pubblichiamo, complici dello spionaggio multimediale di cui siamo vittime e, allo stesso tempo, artefici.

E non meno importante è la ricchezza di questi potenti strumenti informali, che ci rendono più eclettici e ,forse, laconici.  Perché chiaramente le interazioni si diramano in base agli interessi, ma ora ci è data la possibilità di vedere un link nella nostra home page e di trovarlo interessante, di cliccarci sopra, fino al punto di appassionarci e di dimenticare quello che stavamo facendo.

E allora viene quasi voglia di citare Oscar WildeC’è solo una cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé”. Ma a che prezzo? Forse, se lo sarebbe chiesto anche lui.

A voi il testimone.

Questo post è stato scrittoda Stefania Fussi e la puoi contattare qui.

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