Entries in the 'Marketing' Category

Se la creatività è da cani usa un cane creativo

Ancora una volta è stato dimostrato che se un video virale viene costrutito a tavolino da qualche agenzia pubblicitaria difficilmente il messaggio virale andrà da qualche parte.

Se al contrario la stessa agenzia comprende che i suoi migliori 300 creativi sono sempre e comunque una minoranza rispetto alla popolazione creativa mondiale tra i quali ci sono pensionati, adolescenti, artisti, casalinghe, gatti, cani, anatre e pesci rossi allora il discorso cambia radicalmente.

Nel video qui sotto il cane Tillman fa skateboarding vicino la spiaggia di Venice, California. Premetto che l’ho scoperto su Doggyspace, il MySpace dei cani e poi ovviamente l’ho ritrovato su YouTube…ormai è automatico.

Strano no? Tillman sembra proprio provare gusto ad andare sullo skate e ogni volta che si ferma sul prato si da la spinta e… via altro giro altra corsa.

Su YouTube questo video ha totalizzato 4.305.663 visite e tra queste sicuramente ci sarà stata la nostra agenzia a corto di idee.

Ebbene sembra che qualcuno abbia trovato il modo di avere creatività gratis. Indovinate chi è questo qualcuno? Anzi no scopritelo nel video qui sotto.

Rate this:
3.2
Sphere: Related Content

Ford 2.0

Il titolo di questo post farebbe pensare che mi sia venuta l’improvvisa voglia di descrivere un’automobile con 2000 di cilindrata. Invece no sempre sul famigerato web 2.0 rimaniamo.

Il motivo di tanto interesse fordista è dovuto all’accellerazione web 2.0 che sta avvenendo in questi giorni in casa Ford.

Scott Monty, noto esperto di Social Media è entrato da poco nelle fila di Ford e in un suo post di ieri descrive la nuova strategia Ford:”My belief is that bloggers - the new influencers - should be treated just like media, as they’re publishers, they’ve got communities that care about what they think, and most of all, they’re real people with real opinions. I wanted them to be able to get the inside scoop that traditional journalists are privy to.

Da quest’altra parte dell’oceano, leggo su Womarketing, che Ford sta portando avanti l’idea di usare “nuove” forme di comunicazione - Word-of-Mouth e buzz - per il lancio della nuova Ford Fiesta.

Quest’idea si concretizza nella campagna Ford Fiesta Love Factory ed il video qui sotto è uno dei modi scelti da Ford per diffondere il buzz.

Rate this:
3.2
Sphere: Related Content

Diventa Buzz Agent

Era da tempo che non facevo interviste e un annuncio di lavoro un po’ speciale, il buzz agent, mi ha dato l’occasione di intervistare Andrea Febbraio, CEO di PromoDigital, un’agenzia italiana che si occupa di Buzz Marketing e Web Promotions.

PromoDigital cerca attivamente persone che abbiano le caratteristiche per diventare un buzz agent. Ho pensato che il modo migliore per sapere chi è il buzz agent perfetto è quello di chiederlo direttamente ad Andrea.

Dunque Andrea una domanda a bruciapelo, perché lavorare per Promodigital?

Promodigital è una realtà che cavalca l’onda di una rivoluzione che tutti conosciamo, quella che scalza i tradizionali meccanismi dell’advertising, che dimentica l’idea di un marketing padre-padrone mettendo il potere direttamente in mano ai consumatori. Rendere credibile e fondata questa pratica “popolare” ormai così concreta del passaparola, renderla viva e alla portata di tutti- brand ed interlocutori inclusi- è la nostra sfida.

Che caratteristiche deve avere il buzz agent?

Il profilo del nostro buzz agent deve essere ben disegnato. Deve essere una persona spigliata e dinamica con una profonda conoscenza delle dinamiche comunicative del e nel web, curioso, ricettivo, con lo sguardo puntato verso le dinamiche di marketing non convenzionale. Dovrebbe essere quindi utente attivo di forum e social network per avere così gli “skills” giusti per dialogare con le persone e instaurare un confronto costruttivo tra gli appassionati e la sua figura di portavoce del brand. Deve saper incuriosire e tener viva la discussione attorno a un prodotto/servizio, superando la chiusura a riccio con la quale alcuni utenti affrontano un dialogo con una marca. Si tratta alla fine, di mettere a frutto le proprie conoscenze e i propri interessi per diventare “portatore sano di buzz“.

Perchè è importante il buzz agent?

Il buzz agent è importante nella misura in cui rappresenta un nuovo modo di comunicare: non più dall’alto, ma in maniera più vicina ai potenziali consumatori che condividono i loro interessi nelle Rete. Un filtro, che in maniera etica e trasparente, è in grado di fugare dubbi, perplessità, di raccogliere consigli come critiche. Insomma, un’opportunità per i brand ma sicuramente anche per gli utenti. Nell’ottica di un marketing che non incanta ma ascolta, quella del buzz agent rappresenta la figura più accreditata e affidabile agli occhi dei consumatori, il “volto umano” del brand, l’ambasciatore della marca nella sua versione più friendly. Come ricevere un megafono, un’investitura speciale per uscire fuori dal coro.

Il buzz agent di PromoDigital è un super tecnologico geek, un fashion addicted oppure un DJ electro punk nostalgico post-rock?

Essenzialmente…un utente attivo di forum e web communities e un profondo conoscitore di social media. Una persona che riesce a coinvolgere gli altri utenti e a parlare in maniera non invasiva di prodotti e servizi, rispondendo alle varie curiosità degli utenti.
Ma a noi piace tratteggiare il buzz agent come un addicted trasversale. Quello che davvero contraddistingue la figura che noi reclutiamo è una passione ed una vivacità mentale tale per cui il buzz agent passa dalla “casalinga di Voghera in versione 2.0” al soggetto “imbevuto di geek culture“.

Come fate voi di Promodigital a far innamorare i propri clienti? Quale buzz-parfum usate?

Abbiamo la fortuna di appoggiarci a una community che si sviluppa a livello europeo con numerose case histories di campagne già realizzate con successo. Quindi più che il fascino di una campagna buzz per noi parlano i numeri, capaci di convincere sulla bontà di una tale operazione di comuniazione alternativa, anche i più scettici.

Invia Curriculum

Rate this:
3.2
Sphere: Related Content

Il video virale della danza di Matt Harding

Cosa rende un video un video virale? Un video è potenzialmente virale quando suscita sensazioni emotive e non ci chiede di riflettere. Un video virale lo riconosci subito perchè capisci che c’è qualcosa che ti lega ai tuoi simili in maniera viscerale. Un video virale fa leva sulle emozioni forti e ti spinge a socializzare diffondendolo tra i tuoi amici o colleghi.

La parola chiave, il nocciolo duro che sta alla base di tutti i video virali è condivisione. Io ho un emozione più o meno forte e la voglio condividere con altri.

Matt Harding ha realizzato un video che in pochi mesi è stato visto da milioni di persone e che è così famoso da meritare un articolo sul New York Times.

Matt un bel giorno ha deciso di mollare lavoro, impegni, comodità, insomma tutto per girare il mondo. Matt Harding, ha però fatto qualcosa di più, ha deciso infatti di rendere pubblico su internet un suo piccolo rito celebrativo che ha origini tribali: la danza.

Matt ha però sottovalutato il fatto che la danza anche se sgangherata e non assimilabile ad alcuno stile è contagiosa come gli sbadigli. La danza, come sanno bene le discoteche di tutto il mondo e perfino gli Yanomami, una società di cacciatori-raccoglitori e orticultori che vivono nella foresta tropicale dell’Amazzonia del nord, è un attività fortemente sociale.

Matt ha realizzato un piccolo video pubblicato in origine su Vimeo e poi su YouTube. Secondo alcuni ben informati la musica del video sarebbe stata commissionata dallo stesso Matt. Inoltre Matt avrebbe trovato anche uno sponsor Stride, un ditta che produce gomma da masticare.

Tirando le somme cosa abbiamo? Un ottimo esempio di User Generated Content, che sfrutta un Social Media è riesce nell’intento di far diventare un video virale. Il video virale è stato notato da un brand che ha poi deciso di seguirne la scia sponsorizzando il viaggio di Matt. Perciò possiamo dire che:

a)  lo User Generated Content è vivo e vegeto e può produrre risultati di qualità specie se si ha una qualche forma di cooperazione tra gli autori come è avvenuto in questo caso.

b)  I Socia Media sono essenziali per la diffusione virale dei video. Questo blog è un Social Media, meno potente di altri, ma pur sempre un Social Media.

c) I video virali più efficaci sono quelli pieni di passione spontanea.  Costruire a tavolino un video virale è molto difficile perché occorre un buona dose di creatività e spontaneità.

d) I Brand intelligenti sanno che bisogna monitorare la rete alla ricerca di fenomeni buffi, interessanti e che possono in qualche modo sfruttare, apprezzare e comprendere. Stride non ha costruito il video ma ha solo messo il suo cappello sul viaggio di Matt prima che lo facessero altri. Quale è l’effetto di questa scelta? Io non sapevo nemmeno che esistesse la marca di gomme Stride e penso neanche voi. Ora lo sapete.

E ora che la danza cominci!

Where the Hell is Matt? (2008) from Matthew Harding on Vimeo.

Rate this:
3.4 (1 person)
Sphere: Related Content

My Lively World

Anche Google è sbarcata ufficialmente sui mondi 3D. Chiariamo subito, però, che non ha nulla a che vedere con Second Life.

Lively, questo è il nome dato al Social Network 3D Made in Google, ha dei punti di forza incredibili rispetto a tutto quello che si è visto fino ad ora.

1) per poter accedere a Lively è sufficiente avere un account su gmail. Chi oggi non ha almeno un indirizzo e-mail su Google alzi il mouse.
2) Il software da scaricare pesa solo 472 KB. Una bazzeccola in confronto ai mostri cui siamo abituati a downloadare di solito.
3) la porta di entrata a Lively è il vostro sito! Lively si esegue, infatti all’interno del browser, per ora Explorer e Firefox.

Peccato non sia già disponibile per piattaforme diverse da Windows XP e Windows Vista.

Ho già creato la mia isoletta (potete creare a piacimento i vostri mondi virtuali) ed ho visitato le altre rooms. Ho notato che c’è un sacco di gente di tutto il mondo attirata dalla novità. Sono state create stanze per nazionalità e per interesse.

Sono sicuro che a differenza di quanto è accaduto con Second Life, che nonostante quello che viene detto in giro da i soliti tromboni è ancora vivo e vegeto, Lively avrà un grosso futuro.

Certo a prima vista gli avatar di Lively, un po’ disneyani, potrebbero tenere alla larga persone con un età al di sopra dei 30 anni, ma qui stiamo parlando del futuro di internet mica del passato non vi pare?

Lively ha delle potenzialità commerciali non indifferenti.

Proprio ieri nella rooms Italia friends discutevo con altri livelyiani sul servizio che potrebbe offrire un ristorante oppure una discoteca per far incontrare fra loro i propri clienti: prima scambiamo due parole nella rooms del locale e poi ci conosciamo dal vivo.

Immaginate le possibilità di aplicazione per il CRM. Un centro accoglienza virtuale per i vostri clienti che non necessita di software costosi e tempi di set up eccessivi.

Ora che avete capito cos’è Lively venitemi a trovare nel mio ufficio o meglio sulla mia isola e scambiamo quattro chiacchiere sulle possibilità di come collaborare insieme.

Rate this:
3.2
Sphere: Related Content

Facebook è roba da ventenni, per fortuna!

Facebook è un Social Network che negli ultimi tempi è emerso come il maggior competitor del Social Network gigante di proprietà di Rupert Murdoch e noto con il nome di MySpace.

Facebook ha raggiunto la ragguardevole cifra di 80 milioni di iscritti in tutto il mondo, con un flusso di 250.000 nuovi iscritti al giorno. Un vero e proprio buco nero che, grazie alle applicazioni è in grado di attirare e intrattenere milioni di persone.

Facebook come tutti i Social Network, nonostante il pensiero negativo di alcuni sedicenti guru, è qui per rimanere e cambiare il volto delle relazioni umane. La stessa cosa in passato è avvenuta con Internet e poi con Google.

Le vecchie generazioni non capiscono e ripetono sempre le solite frasi, ormai logore:”E’ una moda”, “A me non serve”,”Lo trovo troppo infantile”, etc.

Ieri ho rivisto l’ultimo film dei fratelli Ethan Coen e Joel Coen, No Country for Old Men, in italiano reso con Non è un paese per vecchi. Un film a mio avviso stupendo da vedere se possibile in versione originale, l’inflessione dialettale, l’accento dei personaggi texani fornisce, infatti, un valore aggiunto al film.

Il film dei fratelli Coen rappresenta  esattamente quello che sta avvenendo con le tecnologie digitali ed in questo caso con i Social Network. Le vecchie generazioni semplicemente non capiscono, si stupiscono e pensano ai bei tempi andati.

Il guaio è che questo modo anziano e ansioso di pensare è parte integrante della cultura di molte aziende. Il fenomeno della cultura digitale e collaborativa è talmente vistoso che perfino i consigli di amministrazione delle corporate se ne sono accorti, eppure si procede ancora a piccoli ed esitanti passi.

I ventenni, la famigerata generazione Y, insomma “questa gente” come viene additata dai vecchi nel film dei fratelli Coen, procede spedita nello stravolgimento del paesaggio.

Anche qui in Italia sono i ventenni il nocciolo duro della popolazione di Facebook come ho avuto modo di scoprire in uno studio che sto facendo sulle caratteristiche etniche e demografiche dei Social Network.

Riporto qui una citazione del pensiero dello scrittore Alessandro Baricco, che rappresenta in maniera più potente quello che io ho solamente abbozzato.

Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l’onestà intellettuale, ma non l’intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c’è. Ma quel che c’è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.”

Rate this:
3.5 (2 people)
Sphere: Related Content

I costi del Social Media Marketing

Lisa McNeill lavora come Social Media Strategist per Ignite, una Social Media Agency americana e scrive sul corporate blog dell’agenzia o sulle news del sito dell’agenzia.

Questa volta Lisa ha pubblicato una news in cui evidenzia molto bene come spesso le aziende, una volta compresa la necessità di affrontare il discorso Social Media, corrano ingenuamente il rischio di realizzare tutto internamente sottovalutanto il fatto che i Social Media hanno una caratteristica essenziale: consumano tutto il tuo tempo. I Social Media sono Time consuming.

Lisa MacNeil scrive:”Lets face it: even though social media marketing is generally less expensive in the long-run than traditional mass-marketing, it still poses a rather large expense on a company in regards to staff and resources. For instance, a company trying to employ social media marketing without hiring an agency would require its entire marketing department to become up to speed in social media marketing, internal staff to be trained and/or new staff hired, and a generous amount of internal resources in order to effectively employ the social media tactics.”

Certe aziende dovrebbero capire che anche il tempo è denaro.

Qui di seguito un podcast di PodTech con la testimonianza di Paula Drum (VP of marketing for H&R) che condivide con noi ascoltatori la sorpresa di quanto tempo e quante risorse implica utilizzare in maniera professionale e produttiva i Social Media.

Rate this:
3.3 (1 person)
Sphere: Related Content

Heineken USA ed il Facebook Social Advertising

Mark Zuckerberg fondatore di Facebook ha coniato un nuovo ternine per identificare un tipo di pubblicità differente da quella che conosciamo. Il Social Advertising è in realtà un termine vecchio che identificava, prima della fondazione di Facebook, la pubblicità rivolta alla sensibilizazzione del pubblico nei confronti di problemi di interesse generale: diritti persone e animali, fondi per la ricerca sulle malati etc.

Social Advertising di Facebook si basa invece sul fatto che le persone amano conversare e scambiarsi opinioni su tutto. Spesso al centro delle conversazioni ci sono Social Marker, come ad esempio borse, automobili, vacanze, programmi televisivi e profumi noti e famosi. Tutto può diventare oggetto di conversazione, meglio ancora se il Social Object è un Social Marker.

Se ad una festa oppure in treno tiriamo fuori l’ultimo gadget tecnologico o un paio di occhiali da urlo questo diventerà presto un argomento di discussione ed un tramite per rafforzare le nostre relazioni personali e quindi sociali: invidia, ammirazione, desiderio, apprezzamento, amicizie.

Il Social Marker non deve per forza essere un oggetto costoso come ad esempio iPhone di Apple. Il Social Marker può ad esempio essere la cartolina che spediamo agli amici e parenti per fargli sapere che stiamo bene e quanto sia abbronzante il posto. Nel caso della cartolina sarebbe meglio parlare di semplice Social Object.

In realtà un Social Marker può addirittura essere virtuale e non costare nulla e Heineken USA sembra aver compreso appieno proprio quest’ultimo aspetto. Facebook, infatti, consente di comprare piccoli oggetti (social objects) virtuali del valore di 1$ per fare regali: torte colorate in occasione dei compleanni dei tuoi friends; compleanni che sono prontamente segnalati su una barra laterale. Queste attività di relazione tra friends possono, inoltre, essere rese pubbliche.

Heineken USA nel caso della Premium Light Beer ha deciso di utilizzare il meccanismo delle Social Ads di Facebook permettendo a tutti di regalare (il costo è zero dollari) una bottiglia di birra Premium Light Beer virtuale. Notare che in questo caso il semplice Social Object diventa Social Marker per via della notorietà del brand Heineken.

E’ evidente che una bottiglia virtuale non rinfresca come una reale, ma sicuramente rafforza le relazioni. Relazioni che a scanso di equivoci vengono esaltate dal claim “Share the Good“.  Alla prossima uscita vera sicuramente i friends siederanno tutti insieme intorno ad una bottiglia di Premium Light.

Heniken USA sembra credere molto in questo meccanismo ed ha anche creato una fan page solo per la Premiun Light Beer cui sono iscritti in questo momento 941 fan.

Va detto infine che eventuali dubbi sull’eta legata alla pubblicità di alcolici sono risolti alla base da Facebook grazie ad un meccanismo di segmentazione che per mette di scegliere il proprio target in base ad alcune variabili tra cui l’età, che di default parte dai 18 anni.

Rate this:
3.2
Sphere: Related Content

Etica contagiosa

L’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Toscana ha sviluppato il progetto Fabrica Ethica.

Fabrica Ethica si occupa da anni di responsabilità sociale, in particolare della certificazione SA8000, ed ha tra i suoi obiettivi l’organizzazione di attività ed eventi sul tema. Sul sito www.fabricaethica.it è possibile trovare numerosa documentazione in materia: testi, opinioni, dibattiti, ricerche, tendenze, informazioni su attività, ecc.

il progetto Fabrica Ethica è diventato in pochi anni uno dei punti di riferimento nazionali per enti e privati che intendono affrontare le tematiche legate alla responsabilità sociale.

Sempre la Regione Toscana ha trovato un modo creativo e originale di diffondere la conoscenza di questo progetto: YouTube. Ho scritto e sottolineo originale perché di solito le istituzioni difficilmente scelgono forme di comunicazione alternative a quelle classiche figuriamoci YouTube o similari.

Mettere un video su YouTube significa, inoltre, aver compreso appieno l’idea che questo può essere diffuso più facilmente della solità pubblicità costosa e monodirezionale. Chi ne condivide le idee si farà carico di far conoscere ad amici e colleghi il suo contenuto. In altre parole sembrerebbe che qualcuno abbai fatto capire alla Regione Toscana che esistono i video virali e più in generale il marketing virale.

Questo qualcuno è Roberto Venturi che insieme ai suoi colleghi dell’agenzia Ombre Elettriche di Firenze ha realizzato il video caricato su YouTube.

Ombre Elettriche opera da circa un anno, ma i componenti hanno lavorato insieme anche in passato. All’interno ci sono persone di varie età: c’è chi si occupa di regia, copywriting, sceneggiatura, musica, fonica, riprese, teatro, internet, ecc. In sintesi un piccolo esempio di agenzia a ciclo completo che si occupa principalmente di marketing non convenzionale dove, oltre a video e marketing virale vengono sviluppati anche progetti di ambient marketing e marketing laterale su più piani linguistici.

Mi risulta che Ombre Elettriche lavori anche sul versante tradizionale, sono infatti in lavorazione o finiti da poco due documentari che saranno proiettati uno al Festival della Creatività di Firenze e l’altro ad agosto all’interno di Festambiente.

Tornando a parlare del video qui sotto, va detto che la prima versione, realizzata tre anni fa e diffusa in cinema e tv locali, ha vinto il premio Ad Award per la pubblicità sociale nel 2005. La versione virale attuale ha un ritmo diverso, un testo diverso e non voce off come nella precedente, una musica diversa e qualche inquadratura diversa oltre la sequenza delle immagini.

Buona visione e felice contagio.

Rate this:
3.5 (1 person)
Sphere: Related Content

Catube ovvero l’arte stregonesca dei video virali

Virale. Questa parola che in ambito sanitario sarebbe temibile viene spesso citata in ambito marketing come qualcosa di auspicabile, il santo graal del marketing digitale.

Cha sia virale dunque. Ma che vuol dire virale? Quale è il ragionamento alla base dal marketing virale?

Per virale si sottintende un meccanismo dalla dinamica esplosiva, una reazione a catena, una crescita geometrica. Il concetto è mutuato dalla riproduzione dei virus i quali infettano un organismo e poi sfruttano e modificano il suo DNA per riprodursi in maniera esponenziale.

Uno spot, un video, un’ immagine possono essere replicati e diffusi in maniera “virale” appunto. Gli “untori” sono utenti, iscritti ad una community o ad un social network che “comunicano” con i loro friends tramite immagini paradossali, divertenti o grottesche.

Ma quali sono gli ingredienti affinché un video o un immagine possano mutare in oggetti virali?

  1. Momentum. La prima caratteristica è puramente meccanica. Il video deve essere facilmente replicabile, embeddabile, trasmissibile. Non ci devono essere impedimenti tecnici di sorta. Il “momentum” della visualizzazione e successiva replicazione da parte dello spettatore non deve essere perso. Il momentum è puro impulso come sanno bene gli ipermercati che mettono in bella mostra vicino alle casse caramelle, gelati e tutto ciò che è acquistabile d’impulso appunto.
  2. Content is King. Una volta resa facile la trasmissibilità dell’oggetto virale bisogna concentrarsi sul suo contenuto. Un video o una foto sono virali quando le immagini hanno un contenuto comico, buffo, erotico, grottesco. I soggetti più frequenti sono gatti, donne nude, donne grasse oppure cadute con esiti ridicoli. Il virale punta, tranne alcune eccezioni, alla sorpresa, all’incredibile; il virale parla alla pancia dello spettatore e quasi mai alla sua intelligenza.
  3. Viral boomerang. La “genuinità” di un video virale è un elemento importante e da non sottovalutare. I video che hanno successo sono spesso quelli non professionali, casarecci, quelli che sono stati caricati in maniera innocente, senza secondi fini. Una fattura del video troppo curata e professionale può essere persino controproducente. Un video professionale, come ad esempio gli spot pubblicitari, deve avere caratteristiche eccezionali altrimenti è meglio puntare sui soliti gatti fatti in casa oppure i bambini prodigio che ballano danzano e gridano per la gioia delle loro mamme e papà.
  4. Don’t take success for granted. I punti 1, 2 e 3 non sono sinonimo di successo del vostro bel video virale. Diffidate di quelli che dicono che fanno tutte le ciambelle con il buco. Il virale è ancora un’ arte e non una scienza. Dovete provare finche non imbroccate il filone o l’influencer giusto. Qui vale come per i pacchetti di gomme da masticare di tanti anni fa: ritenta, sarai più fortunato!

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content