Archive for the ‘Indignazione’ Category

Il futuro è nei Social Network ma anche no

26 November 2008, di Roldano De Persio

In questi giorni in varie situazioni mi è capitato di scambiare un po’ di idee ed informazioni sui Social Network come Facebook, Twitter, FriendFeed con esperti di comunicazione e pubblicità. Il quadro è a dir poco desolante. C’è gente che nonostante il boom dei Social Media va ancora in giro a chiedere banner. Ci sono aziende che seppure vogliono ancora avere un sito – contente loro – non sanno nemmeno che cosa significhi SEO.  Campagne stampa classiche come si faceva nel lontano 1994 e cosi via demoralizzando.

Oh dico ma scherziamo? Qualcuno ha detto a queste polverose imprese che siamo entrati nel XXI secolo? Riusciamo a far capire al marketing che il sito, per quel poco che serve, se non segue le regole SEO se lo possono pure dare in faccia, perché tanto Google non se li fila per nulla?  Qualcuno oltre a vincere pseudo gare può per favore far capire a clienti testardi che la musica è cambiata?

Dico ma possibile che solo la FIAT si distingue in Italia per utilizzare al meglio il Web 2.0? Costa soldi? No al contrario è economico molto più di faraoniche ed inutili campagne pubblicitarie. Allora dove sta il problema?

L’italia è un paese pieno di vecchi, ma non in termini di anagrafe. Vecchi di capoccia. Ci sono, infatti trentenni detti comunicatori, che sembrano nati nel 1950 e poi paradossalmente ci sono anziani che stanno su Facebook e si divertono pure.

I nostri pseudo giovani, comunicatori e pubblicitari,  non si impongono e piegano la loro debole schiena alle idee antiquate di gente, i loro clienti, che non hanno un briciolo di cognizione di cosa voglia dire marketing e comunicazione contemporanea. Eppure questi loro clienti girano l’Europa; mi domando se all’aereoporto le fette di prosciutto dagli occhi se le tolgano oppure se continuano a passeggiare per Parigi o Londra così profumantamente agghindati. Nel caso di Londra sarebbe consigliabile però l’adeguamento ai costumi locali usando il beacon.

E poi? Poi ci sono gli esperti bloggatori e non, che tutto hanno visto e di tutto diffidano. Pensa tu! La Storia, quella con la S maiuscola, prima di progredire va a chiedere consiglio a loro perché dubbiosa sul da farsi. Immaginate la scena della signora Storia che si ferma e chiede:”Signori questa cosa di Facebook ha da farsi?” E loro con sguardo corrucciato tentennano dubbiosi di fronte a telecamere e microfoni di giornalisti precari incapaci di obiettare qualcosa per paura di confermare quello che già si pensa di loro.

Per quelli che avessero perso più di qualche treno consiglio vivamente la visione di un video con un intervista recente a Bob Pearson, Communities & Conversations at Dell. Attenzione DELL, quella che vende i pc anche tramite Twtter. L’intervista è stata realizzata da Jeremiah Owyang, Sr Analyst at Forrester Research: Social Computing

Pubblicità Progresso? No Dark Bailout

1 October 2008, di Roldano De Persio

In questi giorni le orche assassine di Wall Street hanno finito il pesce e temono la morte per fame dopo aver depredato tutto quello che gli capitava a tiro. Il governo Bush caldeggia il Bailout di 700 miliardi di dollars per salvare le banche sull’orlo del baratro, le stesse banche che hanno sfruttato fino al midollo i contadini e gli operai americani facendogli credere l’esistenza il paradiso in terra.

Il congresso USA ha risposto picche ed è successo il finimondo. Borse a picco e osservatori di tutte due le sponde dell’Atlantico che si stracciano le vesti e anche i capelli per lo scandalo. Qui, a detta di molti osservatori economici, se i debiti accumulati dagli squali di Wal Street non vengono spalmati ben bene sulle schiene di ogni singolo cittadino americano e forse europeo e anche cinese c’è il rischio che lo stesso cittadino perda anche il posto. Come si dice cornuti e mazziati.

Avete paura per i vostri risparmi? Temete di diventare barboni senza casa. Non c’è problema negli USA è appena nata una nuova forma di pubblicità che si chiama Bumvertising. In cosa consiste? Semplice si affitta un Bum, noto anche come Hobo, cioè senza casa e sul cartone dove racconta la sua triste storia ci si mette un bel banner pubblicitario. Il costo è molto basso, bastano infatti un po’ di noccioline, qualche barretta di cioccolata ed un po’ d’acqua ed il gioco è fatto.

Nei prossimi giorni rimarremo tutti con il fiato sospeso per vedere quanto dark può diventare lo scenario dell’economia mondiale sperando che certe scene spettacolari e tragiche rimarranno confinate nei film di super uomini lugubri e affascinanti come Batman.

Anche se ricordo che Wall Street sta a New York e non ad Hollywood.

Se questo post ti è piaciuto e pensi che il contenuto dei testi sia molto importante anche per il tuo sito clicca su il posizionamento sui motori di ricerca del tuo sito.

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Facebook marketing, lavoro e privacy

26 September 2008, di Roldano De Persio

Facebook cresce ogni giorno di più e diventa sempre più un luogo dove è possibile replicare molti degli aspetti della nostra vita reale. Facebook è anche uno strumento utile per il marketing oppure per fare business. Su Facebook c’è un vero e proprio mercato, dove potete curiosare tra le insersioni dei vostri friend ed una miriade di gruppi dedicati agli affari. Uno tra tutti Facebook for Business che conta oltre 20.000 iscritti.

Facebook è un luogo per cercare lavoro oppure per trovare candidati adatti alla propria azienda. LinkedIn, Xing e Viadeo sono dei must per questo tipo di ricerche, ma essendo un po’ freddini e rigidi non consentono di sapere tutto.

Facebook è ormai anche “il mezzo” per organizzare feste ed incontri. Party gestiti da agenzie di eventi oppure semplici e normali feste private. Da che mondo è mondo – ok mondo digitale – non c’è festa degna di questo nome, che non venga celebrata da centinaia di foto della sera prima caricate in maniera massiccia su Facebook.

Ora a seconda di come abbiamo settato la nostra privacy, Facebook può diventare il luogo dove perfetti sconosciuti possono sapere tutto dei nostri gusti e passioni. Mettere tutto in piazza può però avere dei risvolti negativi.

Alcuni media USA sono allarmati per i danni alla carriera che questo tipo di immagini esplicite possono arrecare a giovani ragazze in cerca di lavoro. I reclutatori USA, infatti, utilizzano spesso MySpace e Facebook come mezzi per per valutare il personale da assumere.

Ad esempio se andate sul gruppo Facebookk *30 Reasons Girls Should Call It A Night* – ce ne sono altri molto simili – scoprirete che ci sono quasi 175.000 iscritti, che postano centinaia di foto in cui ragazze di ogni età sono immortalate nelle situazioni più imbarazzanti spesso sotto gli effetti della sbornia.

Ora pensando anche alle leggi sulla tutela privacy è giusto che un’azienda possa giudicare una persona solo sulla base dei suo comportamenti privati? Allargando il campo inoltre, mi domando è giusto che certi interessi aziendali  – diritti SIAE sulla canzone cantata alla festa di compleanno di mio cugino, impossibilità di caricare su YouTube il mio video sul torneo delle sei nazioni di rugby perché si ledono i diritti televisivi, minaccia delle lobby musicali alla net neutrality, assicurazioni interessate a sapere tutto della mia salute  – possano interferire così pesantemente sulla vita e la libertà delle persone?

Inoltre, ammettendo che tutte queste externality, come si definiscono in economia, siano eticamente digeribili, è accetabile che il fallimento commerciale delle stesse aziende, come nel caso di Wall Street, si ripercuota sui nostri portafogli facendo aumentare il debito pubblico e le tasse?

Vogliamo veramente una società di vizi privati e pubbliche virtù?

Comunque se siete capitati su questo post e non sapete cosa sia Facebook vi consiglio di leggere un bel post scritto da Vittorio Zambardino – mio “amico”  su Facebook ;) – il cui titolo Facebook, o del gusto degli altri è tutto un programma.

Se sei interessato ad approfondire il discorso su Facebook in chiave marketing visita il mio blog sul Facebook Marketing

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Porno a microonde

17 September 2008, di Roldano De Persio

In un post di Agosto, Paola Bonomo si era lamentata di come in una campagna pubblicitaria di un robot da cucina venisse ancora utilizzato il solito cliché della donna come oggetto sessuale o peggio come insaziabile vogliosa.  Alcuni claim della campagna sono – visto che parliamo di cucina – conditi di ammiccamenti e doppi sensi. Le frasi sono: “voglio fare la puttanesca” oppure “voglio farmi piselli o fave”.  Non mi sembra che ci sia bisogno di spiegazioni o che vada avanti no?

Ora cambiamo argomento, ma non allontaniamoci troppo dal terreno della cretinività di certi pubblicitari nostrani.

Il Primo BlogFest a Riva del Garda è stato caratterizzato da tante iniziative interessanti, ma anche da una furiosa polemica finita in guerra portata avanti a colpi di commenti, post e contropost. Un vero macello, articoli e aggettivi dappertutto,  verbi agonizzanti e congiuntivi in estinzione. Salvate i congiuntivi o se vi piace di più la verità sulla grammatica vi prego.

Ora Il ground zero della polemica è stata l’ idea che l’attentato alle torri gemelle dell’ 11 settembre 2001 è stato un unicum creativo anzi “un idea della madonna” – madonna? ma non erano stati i terroristi integralisti musulmani? -  come è stato testualmente detto dal pubblicitario oggetto del tiro incrociato dei blogger italiani. La “pressione mediatica” ottenuta dall’attentato lo tramuta conseguentemente in un’ idea geniale e soprattutto decisamente creativa.

Dunque in entrambi i casi il mondo della publicità classica – mondo molto 1.0 anzi diciamo 0.75 -  crede, e purtroppo in alcuni casi a ragione, che i mercati non sono conversazioni. Tu non devi conversare, zitto e compra, che io ho il mutuo da pagare.

Il messaggio va in un unica e sola direzione. C’è un’ idea creativa o supposta – visto che doppio senso? – tale che deve essere comunicata ad un pubblico svogliato e disattento, meglio se anal fabeta – qui altro doppio senso e risate in sottofondo – che deve essere stuzzicato o raccapricciato.

E la creatività che fine ha fatto? La creatività in campo pubblicitatio non è mai esistita veramente perché non ci sono le basi per esistere. L’arte è piegata al bisogno finale di vendere un prodotto ed uno spot troppo creativo rischia addirittura di far passare in secondo piano l’oggetto del desiderio.

Credetemi una banconota di 4 euro è molto più creativa di qualunque spot pubblicitario.

Fine.

Vi è piaciuto questo post? Se non vi è piaciuto mi dispiace io però non sono un creativo lo sapete no?

Al contrario se non andate di fretta e non vi siete annoiati su Microtubo potete leggere le avventure dell’attrice americana 2.0 Felicia Day che ha inventato la serie The Guild.

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