Archive for the ‘Massimo Melica’ Category

Open Next Innovation intervista Massimo Melica

Tuesday, March 9th, 2010

il  5 marzo sul sito Open Next Innovation di Telecom Italia è stata pubblicata l’intervista a Massimo Melica, managing partner dello Studio Melica, Scandelin & Partners e Presidente dell’associazione Innovatori la stessa associazione che ha promosso la Carta Etica Digitale.

Noi tutti abbiamo una visione della legge e degli uomini di diritto come eternamente sommersi da faldoni pieni di polvere che ingialliscono con il passare degli anni. Segnalo questa intervista, perché dimostra che anche in ambito giuridico esistono persone, come appunto Massimo Melica, che sono all’avanguardia come e più di tante aziende tecnologiche sparse nella penisola italiana.

Disclaimer: per correttezza nei confronti di chi mi legge devo evidenziare, che sono uno dei Partner dello Studio Melica, Scandelin & Partners

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Carta Etica Digitale Intervista a Massimo Melica Presidente di Innovatori

Tuesday, October 13th, 2009

Quella che segue è una brevissima intervista a Massimo Melica, Presidente di Innovatori che ha come tema la Carta Etica Digitale.

Abbiamo chiesto a Massimo Melica, Presidente di Innovatori come nasce l’idea della Carta Etica Digitale?

Credo che la CED sia la risposta italiana all’”Internet Manifesto” dei bloggers tedeschi diffuso qualche mese. Come Innovatori abbiamo pensato di riportare principi etici nell’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione riconducendo alla centralità la condotta delle persone, capaci di gestire al meglio lo strumento digitale.

Leggendo la Carta Etica Digitale si riscontra la sua terzietà da interessi politici o economici, una scelta?

Una priorità direi, le tecnologie oggi pervadono a tal punto la società da rendere obsoleti i classici modelli di rappresentazione e interpretazione dell’etica, richiedendo una inevitabile evoluzione della stessa così come rappresentato nella Carta Etica Digitale. Il nostro scopo è stato quello di rifarci a principi “seri, generali ed astratti” per poter indirizzare le coscienze delle persone ad un uso consapevole di Internet.

Ritenete di esserci riusciti?

Ormai da mesi si parla in Italia solo di politica distorta, di mala società e di gossip. Forse siamo riusciti con la condivisione della Rete a instradare un discorso serio intorno a Internet.

Scarica liberamente la Carta Etica Digitale Carta Etica Digitale.

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Elezioni Europee 2009 Lo strano caso dei candidati del PDL dirottati sul sito del Partito Democratico

Wednesday, May 6th, 2009

Le elezioni europee 2009 si avvicinano e la competizione elettorale si fa sempre più agguerrita e dopo l’esperienza delle elezioni presidenziali USA, dove Obama ha dimostrato chiaramente e senza ombra di dubbio che internet è il nuovo campo di scontro della politica del XXI secolo, anche i partiti e i politici italiani si stanno attrezzando per competere, chi più e chi meno, anche nel mondo virtuale. Non più quindi sitarelli striminziti e presto abbandonati, ma tutto quanto c’è di meglio nel Web 2.0.

C’è però un piccolo particolare, che qualcuno meno addentro alle cose di internet, ha dimenticato: Google è ancora un punto di partenza da dove iniziare la navigazione per moltissimi internauti. Avere la paginetta su Facebook è importante e discutere su Twitter è utilissimo, però essere primi su Google e ancora di importanza fondamentale per farsi sentire dalla rete.

Due sono i modi per essere primi su Google e uno di questi è quello che prevede l’acquisto di keywords. Il Pay Per Clic (PPC), che su Google si attua attraverso il programma Google AdWords, è uno strumento utilissimo per drenare molto traffico verso un sito web o un blog.

Come in ogni cosa, specie se tecnologica, c’è sempre un modo distorto e poco ortodosso per arrivare al risultato. Il SEO prevede ad esempio tutta una serie di tecniche “illegali” per arrivare primi sulle pagine di Google. Questo insieme di tecniche è noto come Black Hat SEO.

In queste elezioni europee 2009 qualcuno sta applicando delle tecniche poco ortodosse, non nella ricerca naturale, che è ambito del SEO, ma  in quella di tipo PPC. Nello specifico risulta che le parole chiave – keywords – che corrispondono ai nomi e cognomi dei candidati del PDL alle prossime elezioni europee 2009 puntano stranamente al sito ufficiale del partito democratico.

Se, ad esempio, si cerca la candidata del PDL Laura Comi su Google Italia appare in alto un risultato a pagamento che punta al sito del partito democratico.

lara comi pdl adwords pd

Anche su Facebook è montata la polemica e l’onorevole Antonio Palmieri ha scritto una nota dove evidenzia il fenomeno e invita i sostenitori a cliccare più volte sull’annuncio per “dissanguare” economicamente chi sta sostenendo la campagna avversaria.

antonio palmieri pd europee adwords

Le norme di Google vietano espressamente l’uso di nomi propri nelle campagne AdWords:

http://adwords.google.com/support/bin/static.py?page=guidelines.cs&topic=9271&subtopic=9277&answer=47224 Si presume quindi che la semplice segnalazione a Google possa essere sufficiente per bloccare l’iniziativa diciamo così smart.

Ho deciso però di sentire l’opinione dell’avvocato Massimo Melica, esperto di diritto delle tecnologie informatiche e socio dello Studio Melica, Scandelin & Partners per vedere se questa cosa ha anche dei risvolti in campo giuridico.

Il giurista mi ha riferito che la prassi seppur vietata dalle norme regolamentari di Google, così nella Guida di AdWords è testualmente previsto  : “Non è consentita la pubblicità per promuovere i comandi di indirizzamento non consentiti, l’uso di parole chiave in eccesso”; di fatto non costituisce di per sé un illecito.

Diverse sono tuttavia le considerazioni alla base dove trattandosi di una competizione elettorale dove ci si aspetta l’osservanza di quel senso etico che garantisca al cittadino-elettore trasparenza e correttezza nell’uso delle nuove tecnologie della comunicazione. Infine una nota deve esser posta in merito al trattamento dati personali dei soggetti appartenenti al PDL che si ritrovano linkati al partito avverso, ma qui il fronte è più ampio ed apre spunti di profili risarcitori ben più complessi.”

E voi che ne pensate?

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Salva con Nome Sbagliato

Saturday, April 18th, 2009

In quanto esperto di Reputation Management su Internet mi trovo spesso di fronte casi di persone che vedono nome e professionalità seriamente danneggiati per un uso distorto dell’immagine e del nome. Internet può essere un luogo terrificante se per caso siete posti nell’occhio di un piccolo o grande ciclone comunicativo. Le notizie di qualunque genere, buone o cattive, si diffondono rapidamente e rimangono lì scolpite su Google a imperitura memoria.

Può capitare che il danno alla vostra immagine possa essere generato al di fuori del web, ad esempio in televisione, e poi venga riportato sulla rete attraverso uno degli innumerevoli canali del web 2.0 come YouTtube.

Questa mattina proprio su YouTube ho scoperto un caso comico, che tuttavia spinge a riflettere sull’uso più attento delle tecnologie della comunicazione, generato in televisione e poi riportato sulla rete e per ironia del destino nel video YouTube si parla proprio di Reputation Management.

Carlo Infante è uno studioso esperto di fenomeni sociali sulla Rete, nonché bravissimo conduttore di un programma che si chiama Salva con Nome in onda su Rai News 24. In una delle recenti puntate di Salva con Nome sono stati intervistati vari esperti di comunicazione e innovazione. Tutto molto interessante ed istruttivo peccato però che al momento dell’ intervista all’ avvocato Massimo Melica, esperto di diritto informatico e competente per la gestione della reputazione su Internet, sia apparsa per errore l’intervista ad un’altra persona.

massimo-melica-giurista-errore-identita

Certo qualcuno dirà che questo succede ogni giorno in televisione; parte il servizio e poi il servizio è invece un’altro. In questo caso però è avvenuto qualcosa di molto più grave. Durante l’intervista è apparso in sovrampressione chiaro e ben leggibile il nome di Massimo Melica come didascalia della persona intervistata. Il tutto peggiora quando sempre nell’intervista appaiono immagini del sito dello studio Melica Scandelin & Partners creando ancora più la certezza che la persona intervistata sia effettivamente Massimo Melica.

Non volendo considerare l’errore d’identità, ulteriore riflessione è rivolta ai contenuti riportati dalla persona intervistata la quale potrebbe aver detto delle cose o espresso opinioni, che seppure del tutto legittime, non coincidono con il pensiero di Massimo Melica.

La reputation management diventa sempre più importante in un mondo digitale dove la comunicazione è basata su tempi rapidi e dove un eventuale nocumento può essere  rivendicato anche dalla persona intervistata, che può rivendicare l’aver subito il completo oscuramento del suo nome e della sue competenze, in merito all’opinione espressa.

Rai, di tutto di più? Anche gli errori umani !!! Ma attenzione per il futuro perché gli errori possono generare danni all’immagine.

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