Archive for the ‘Politica’ Category

YouTube Google Europa Chiama Cina

Thursday, January 14th, 2010

La forte decisione di Google di rompere con la censura e con i filtri della Repubblica Popolare Cinese ha destato scalpore e anche ammirazione in tutto il mondo. Tutti si sono affrettati  a commentare questo evento epocale e cercare le ragioni, anche economiche, che stanno dietro questa mossa. Riportare qui qualche link sarebbe insufficiente per descrivere l’enorme mole di articoli e spiegazioni del perché Google abbia deciso di affrontare di petto la questione “morale” dell’indipendenza di un azienda dalle mire di controllo di un governo totalitario come quello cinese.

Per un attimo smettiamo di guardare alla Repubblica Popolare Cinese e volgiamo lo sguardo alla cara vecchia Europa. Cosa abbiamo visto fino ad ora? Germania, Francia e Italia si sono distinte per continui attacchi verbali e trami te processi nei confronti di Google e delle suo versione video YouTube.

Europa come la Cina?

Certo chi sì: le spinte totalitarie di certi partiti nazionalisti, la volontà di “mettere ordine”, l’abitudine di chiedere licenze anche per aprire un kebab etc. sono tutti elementi che concorrono a far si che l’Europa sia smaniosa di imitare il colosso asiatico.

Solo esasperato nazionalismo alla francese, quindi? No i motivi che spingono i ministri europei – ultimo episodio quello del ministro tedesco – ad attaccare violentemente tutto quello che fa Google per il popolo, ma anche per suo tornaconto ovviamente, sono altri e più oscuri, anche se molto chiari se si aprono bene gli occhi.

Google in Europa da fastidio! Google rompe, distrugge certi interessi seminascosti. Google attacca frontalmente gli editori di tutto il mondo e anche quindi quelli della Francia e della Germania, che sono molto potenti. Riguardo l’Italia possiamo solo dire che il cortocircuito è ormai completo, dato che gli editori, anzi un solo editore coincide con il governo.

Google con l’episodio cinese, ha anche dimostrato che il libero mercato non può esistere quando lo stato è troppo forte. Google ha dimostrato, come se ce ne fosse stato bisogno, che gli stati nazionali sono molto spesso pericolosi per gli interessi degli stessi cittadini. Eppure l’Iran dovrebbe essere un chiaro esempio di come stanno veramente le cose.

Come si risponde ai governi nazionali che, spesso dietro il paravento della privacy, vogliono ficcanasare, loro per davvero, nei dati dei cittadini? Come si risponde a quei governi che invece di difendere la libertà di chi li ha votati premono per difendere certi interessi consolidati?

Google, almeno in un caso, ha risposto e ha detto chiaro: “Picche!”

Che Google stia mettendo in pratica la frase di Mao Zedong, il più famoso cinese della storia:”Colpirne uno per educarne cento“? Forse sì o forse no. La storia futura ci farà capire come stanno veramene le cose. Intanto vigiliamo!

UPDATE

Sembra che anche i giornali inglesi, come il Guardian comincino a sospettare che i governi di tutto il mondo siano disposti a mettere i lucchetti a Internet, stritolando la tua, la mia la nostra libertà.

Significativo l’articolo del Guardian:”But if democracies decide that the primary solution to all these internet-era problems is to hold internet and mobile companies heavily liable for policing users – rather than finding some other way to fight crime and address other socially undesirable behaviour – authoritarian leaders around the world can also breathe a sigh of relief that the so-called free world is moving in their direction rather than the other way round.

Vogliamo davvero lasciarli fare?

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Quello che pensa veramente la CIA dell’Italia

Tuesday, January 12th, 2010

Ma che paese è l’Italia? Che idea possiamo farci del nostro paese? Quanto è progredito? La storia che arrivano da noi tanti immigrati è vera o falsa? Come siamo messi rispetto alle altre nazioni del mondo rispetto a certi temi?

Esiste un ente, una struttura segreta, che vuole vederci chiaro sempre, visto che le sue attività hanno a che vedere con le informazioni. Questa organizzazione è la CIA, il noto e potente servizio segreto americano.

La CIA, ha le idee molto precise in proposito e per avere qualche informazione sull’Italia, non bisogna nemmeno andare Langley, in Virginia, vicino al fiume Potomac. La cosa è molto più semplice, basta andare sul sito dell’agenzia USA e possiamo avere tutte le informazioni che vogliamo senza conoscere parole d’ordine o frasi segrete.

Scopriamo così che nella classifica di paesi con maggiore flusso di immigrazione (calcolato come rapporto tra chi va e chi viene) c’è al settimo posto San Marino, mentre l’Italia crolla addirittura al 43 esimo posto, con 2,06 immigrati per 1000 italiani, praticamente da noi non viene nessuno o meglio ci sono più immigrati in TV che per strada. Analizzando ulteriormente la classifica, scopriamo che  al secondo posto appare l’Afghanistan; avranno calcolato anche le truppe inviate nelle zone di guerra?

Ci sono altre  classifiche? Certo che ci sono e scopriamo cose molto interessanti sul tasso di mortalità infantile. L’Angola è il primo in classifica con 180 bambini morti ogni 1000 nati ed è seguito a ruota da Sierra Leone con 154 bambini morti. Una volta tanto l’Africa vince qualcosa, anche se però l’Afghanistan minaccia seriamente di raggiungere la vetta!

L’Italia è in buona compagnia e a distanza ravvicinata di Cuba, Lituania e Bielorussia. In Italia ci sono stati nel 2009 circa 5,51 morti ogni 1000 nati. Sembrano pochini, vero? Eppure a ben guardare in Europa – quella vera e non la Bielorussia, per intenderci – le cose sono molto migliori. La Francia, ad esempio, ha registrato 3,33 bambini morti per 1000 nati e la Germania ne ha registrati 3,99 per 1000 nati.

Sulla base di questi numeri – ah c’è anche il fatto che l’Italia è un paese poco prolifico, ma quella è una classifica che vi potete guardare da soli – si capisce che il nostro paese rischia grosso: poche nascite, quelle poche che ci sono si giocano la pelle in partenza e poi facciamo di tutto per vedere immigrati ovunque.

Che se ne conclude? Semplice… siamo spacciati.

Visto quante cose si possono sapere facendo le  ”domande” giuste e non affidandosi solo a quello che dicono i mezzi di informazione classici?

Qualcuno potrebbe obiettare:”ma tu come fai a sapere che quello che dice la CIA è vero?” Appunto è quello che dico anche io, mai fidarsi.

Ora continuate a cercare voi!

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I have an Italian Dream

Saturday, January 9th, 2010

Sarebbe bello che ci fosse da qualche parte in Italia un Martin Luther King italiano, sarebbe un sogno. Sembra di no, eppure in questi tempi bui, a costo di essere retorico e irrealista, voglio sognare.

“I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident: that all men are created equal.”

I have a dream that one day on the red hills of Georgia the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.

I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.

I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.

I have a dream today.”

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La Pochezza delle Nazioni

Saturday, October 17th, 2009

Un fantasma gira per l’Europa : il  fantasma  del nazionalismo. Sempre più spesso e nonostante la debole e tecnica Europa sia ormai una realtà affermata, i vecchi e stanchi europei ritornano, nostalgici, alle loro antiche origini. Tornano al loro peccato capitale: il nazionalismo.

L’Italia peronista e populista ne è il più fulgido esempio, ma l’Italia però non basta come indizio di questo segreto di Pulcinella. Altrove in Europa, senza contare  Santa Madre Russia, che è per metà Asia, piccoli nazionalismi crescono.

La Francia è ritornata ai suoi antichi amori per se stessa, amori che forse non ha mai abbandonato. I paesi dell’ Est, usciti dalla sfera dell’URSS, sono ancora recalcitranti all’idea di far parte di qualcosa di più  grande e più importante delle loro nazioni quasi condominio, sicuramente quartierino.

Last but no least, in questa classifica dei granchi, la Germania, che per salvare il destino della Opel ha deciso che sarebbe stato meglio sacrificare le vite e i posti  dei lavoro degli operai inglesi e belgi e quindi meglio una Opel tedesca, che una Opel e basta.

Stiamo tutti perdendo la memoria. Il ricordo deli antichi errori si perde in lontananza mentre le glorie passate diventano sempre più vivide, sempre più colorate, sempre più vicine. Laggiù nel tempo si sentono ancora i colpi di cannone e si vede il sangue che fertilizza rappreso i campi d’Europa, ma sono immagini e suoni sempre più fievoli.

Fosse poi solo una questione di tempo e di ricordi. I campi di concentramento della Jugoslavia, così vicina e così lontantana, è roba di ieri, eppure nulla, continuiamo tutti, imperterriti la marcia forzata dei Lemming, con la sola diferenza che il suicidio di massa di questi piccoli roditori è una panzana, non è vero nulla. Il suicidio di massa lo stiamo invece architettando noi che dovremmo essere, in teoria, superiori ad un roditore. In teoria.

A chi addossare le colpe?

Tu che leggi, sappi che questa mattina non ci sono offerte speciali. Io e te non ce la caveremo con risposte semplici. Sappiamo solo una cosa. Ogni volta che al supermercato, lasciamo la bottiglia di Bordeaux sullo scaffale, non perché sia troppo costosa o perché il Bordeaux sia un vino forte, ebbene in quel preciso momento abbiamo fatto la nostra dichiarazione di guerra alla Francia.

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