Archive for the ‘Social Web Analytics’ Category

SM2 di Techrigy ha registrato un miliardo di conversazioni

Wednesday, February 11th, 2009

La settimana scorsa un articolo di TechCrunch ha segnalato il record di un miliardo di conversazioni sui Social Media indicizzate da SM2 di Techrigy.

Perché Techrigy dovrebbe indicizzare le conversazioni dei blogger? Perché dovrebbe essere interessante capire cosa dicono le persone su Twitter? Perché individuare i video uploadati su YouTube?

SM2 di Techrigy fa tutto questo e fa un report finale con grafici etc perché almeno negli USA il Social Media Monitoring sta diventando un campo di punta del Marketing. Sapere in tempo reale che si dice su un determinato prodotto oppure cosa sta facendo un mio concorrente oppure capire il sentiment dei mie clienti è diventato un must per chi vuole sopravvivere ai cambiamenti repentini nei gusti  e nelle scelte dei customers. Tutte queste attività vanno sotto il nome appunto di  Social Media Monitoring.

Ammettiamo il caso che nella rete ci sia un blogger influente come potrebbe essere ad esempio Beppe Grillo però specializzato solo sui prodotti della nostra azienda. Un blogger molto seguito che dice la sua sui vari brand e sui loro servizi. Ammettiamo il caso che un giorno sciagurato questo blogger, anche a ragione si lamenti del servizio oppure della qualità del prodotto acquistato, che succederà  al nostro fatturato nei prossimi mesi? Se questo suo rant si diffonde a macchia d’olio e come un fuoco brucia tutta la nostra credibilità?

Certo non  tutti i blogger hanno lo stesso peso, alcuni però sono dei megafoni incredibili. Poi esiste Twitter dove le notizie si diffondono con una viralità incredibile pari a quella dei peggiori virus biologici africani. YouTube è di un impatto visivo stupefacente, difficilmente controllabile.

Tutto questo per ribadire che il messaggio in rete è difficilmente controllabile come non lo sono ancora oggi i virus biologici. Un virus può essere facilmente trasmissibile oppure può essere innocuo, allo stesso modo un meme un messaggio, una news si può diffondere rapidamente oppure morire dopo pochi passaggi. Esistono condizioni per creare un epidemia, ma la prima cosa da fare è monitorare i primi focolai prima che si abbia una situazione difficile.

Lo stesso stuff di Techrigy ha patito l’effetto di un picco di notorietà improvvisa,che non significa necessariamente un bene, anzi. La pubblicazione dell’articolo Jeff Widman su TechCrunch ha avuto come effetto immediato quello di tirare giù il server di Techrigy. Ricordo che il servizio è B2B e non è rivolto ad un pubblico più vasto.

Eppure nonostante le lamentele di chi si voleva iscrivere, ma non poteva a causa del traffico esploso, i tecnici ed il  reparto marketing di Techrigy hanno risposto punto per punto. Come hanno fatto secondo voi a sapere che era stato pubblicato un articolo su di loro? La risposta è semplice Social Media Monitoring.

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Social Media Monitoring and Analysis

Wednesday, January 21st, 2009

MySpace, Netlog, Bebo,Facebook, YouTube, Twitter, FriendFeed sono tutti nomi che indicano la nuova realtà comunicativa vissuta da milioni di persone ogni giorno e questo è tanto più vero quanto più si abbassa l’età delle persone che ne fanno uso. I Social Media sono diventati il muro di Berlino generazionale. Il giardino segreto di milioni di nativi digitali che usano la tecnologia come cortina fumogena per difendersi dal mondo degli adulti. Il mondo gregario degli adolescenti si trova perfettamente a suo agio in questo web riveduto e corretto pieno di posti virtuali dove si può vivere la propria tribalità in santa pace. Voi mi direte: ma questo lo sappiamo già.

In questi ultimi anni è diventato sempre più evidente che i media classici perdono sempre più terreno rispetto ai nuovi media. Chi più rapidamente e chi con maggiore lentezza tendono tutti a diminuire l’influenza e la presa sulle persone.La televisione classica come l’abbiamo conosciuta nel secolo scorso si sta tramutando in quelle che preferisco chiamare le televisioni. I giornali vivono un periodo ancora più drammatico, che potrebbe concludersi con la loro estinzione se non vengono presi provvedimenti per rendere il giornalismo adatto ai gusti delle nuove generazioni. E voi ancora ripeterete: anche questo lo sappiamo, c’è altro?

E le aziende che fanno? Come fanno le aziende a sopravvivere a questa rivoluzione copernicana? Inutile sottolineare che la rovina dei media classici va di pari passo con quella del”advertising. Lo stesso concetto di pubblicità viene messo in crisi. La crisi finanziaria e poi dell’economia reale sta solo accellerando quello che è in atto già da tempo. Le aziende devono quindi cambiare l’approccio con cui interagiscono con i loro clienti.

Ecco forse questo non lo sapevate già. Come faranno le aziende ad uscire indenni da questa situazione?

La prima cosa da fare è ascoltare, la seconda cosa è  ascoltare, la terza ascoltare. Non esistono trucchi o scorciatoie. Se ci si ostina a valutare solo i numeri – il ROI o il KPI  – di qualunque attività di comunicazione si otterranno solo campagne efficienti, ma non efficaci.

In pratica come fanno le aziende ad ascoltare? Per sondare la rete esistono molti strumenti di Social Media Monitoring and Analysis. Io uso SM2 di Techrigy perchè mi ci trovo bene ed ho un rapporto di partnership con Techrigy, però se digitate Social Media Monitoring and Analysis su Google  troverete molti altri tools che hanno più o meno le stesse caratteristiche. Alcuni più primitivi e altri più avanzati.

I tools per il Social Media Monitoring and Analysis consentono di capire il sentiment della rete nei confronti di un prodotto o di un brand. In pratica si può scoprire rapidamente chi sta parlando male di un servizio o di un bene o chi al contrario ne sta esaltando i pregi.

A questo punto mi piacerebbe sapere cosa pensate. Sapere che esistono dei radar che sondano la rete per capire come stanno le cose è qualcosa che vi lascia indifferenti oppure vi da fastidio? Pensate che questo è anzi un modo per segnalare un disservizio senza dover chiamare il call center? Pensate che aumenteranno le diffide e le querele oppure ci potrebbe essere invece un’ evoluzione verso un maggiore dialogo con i clienti che fanno recensioni non autorizzate?


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Google Buzz

Viral Gods

Tuesday, January 13th, 2009

In questi giorni una campagna pubblicitaria è stata oggetto di critiche e levate di scudi. Un’ associazione di atei la UAAR ha commissionato una campagna in cui viene pubblicizzato un messaggio ben preciso ed efficacie che invita non a comprare un prodotto, ma incredibilmente a disfarsi di un’idea o di una credenza religiosa.

La campagna con affissioni su mezzi pubblici di Genova non è ancora partita, ma la sola pubblicazione sui giornali on line ha scatenato il putiferio o quello che in termini di marketing non convenzionale vien identificato con Buzz. La frase incriminata non la riporto, perché in questo momento mi interessa più capire se la viralità del messaggio è stata efficacie ed ha raggiunto il suo obbiettivo.

Se volessi fare una ricerca seria e fossi nei panni dell’UAAR commissionerei una Social Web Analysis per vedere chi e come ne parla della mia campagna. Quanti blogger? Quanti commenti? Su Twitter e su Facebook se ne parla? Dovrei intervenire per rinforzare il messaggio instaurando un dialogo? Inoltre andrei a vedere da quale punto della rete arrivano più visitatori o iscritti.

Visto che UAAR non è mio cliente mi limito ad alcuni indizi che mi fanno pensare che la campagna ha abbia avuto un successo incredibile prima ancora di cominciare. Indizi come tantissimi commenti sul tranquillo blog di Mantellini, un flusso abbondante su quello di Ilaria Katerinov e sul FriendFeed di David Orban.

Quanti italiani sapevano dell’esistenza di UAAR? Probabilmente pochi. Ha convinto i fedeli a diventare atei? No, ma quello non può evidentemente essere il target. In politica si punta sugli indecisi, quelli nel mezzo della curva Gaussiana e gli si danno le spinte per andare di quà o di là.

Questa dell’UAAR è la dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che il virale è un mezzo potente ed efficacie per trasmettere in tempi rapidi un messaggio specie se è nuovo. Il problema semmai è capire se esiste un modo per stabilire a priori se un messaggio o un video avrà caratteristiche virali o meno e la discussione sembra ancora attuale.

Qui sotto un video di una nota marca che vende prodotti molto poco sacri. Secondo voi ha le caratteristiche per diventare virale o no? Il  sacro offre spontaneamente appigli per scatenare le discussioni, ma un prodotto o un argomento più profano come devono essere assemblati per poter essere notati?

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Blog al Blog e Vino al Vino

Thursday, October 2nd, 2008

Blog, Corporate Blog, Blog aziendale sono termini che ritroviamo ovunque. I Blog sono ormai entrati nell’immaginario comune e quindi non hanno più quell’alone di cosa riservata a geek brufolosi come sono considerate tutte le cose che vengono dall’infomatica.

Il vino non solo facilita la conversazione – in vino veritas – il vino è diventato esso stesso argomento di conversazione. Oltre a bere buon vino, infatti, c’è chi per motivi professionali o per puro gusto discute sul e intorno al vino e quando non è possibile farlo davanti ad un buon bicchiere si continua su internet attivando o commentando un post di un Blog o meglio un Wine Blog.

Oggi facendo un po’ di attività di Social Web Analytics con SM2 ho scoperto un blog il cui titolo non lascia ombra di dubbio sulla natura degli argomenti trattati o meglio l’unico argomento considerato:Vino al vino

Vino al vino è un blog che esprime in maniera diretta e vera l’opinione di Franco Ziliani, un blog diretto che dice, è il caso di dirlo pane al pane e vino al vino, come stanno le cose, almeno così è come la pensa Franco Ziliani.

Nel suo ultimo post Franco Ziliani prende di mira i fake winery blog, i corporate blog di aziende vinicole che non sono scritti dai vignaioli in persona, ma da qualche agenzia pr o marketing. Secondo Ziliani i winery blog dovrebbero essere il risultato dello sforzo genuino dei viticoltori che riportano in maniera fresca e “ruspante” le loro attività quotidiane:”…che dovrebbero essere invece espressione naturale, spontanea, indipendente e fresca di chi di volta in volta racconta che ha potato, vendemmiato, avviato le fermentazioni, partecipato ad una degustazione, fatto un wine tour con il proprio importatore negli States o in Russia, sperimentato un nuovo trattore, litigato con il cantiniere o con l’enologo consulente, impiantato il nuovo vigneto, avvistato la fioritura o l’allegagione.

Il punto di vista di Franco Ziliani è interessante, ma pecca di “ingenuità”. Nel suo discorso viene sottovalutato il fatto che non tutti i produttori di vino “sanno scrivere” – non fraintendiamoci non parlo di analfabetismo – oppure hanno voglia e tempo di scrivere su un blog. Onore al merito a chi, come ad esempio Poggio Argentiera, lo fa con passione ed interesse genuino, ma ad ognuno il suo mestiere e quindi pane al pane e vino al vino appunto.

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