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Papà che cos’è un Social Media Strategist?

Che cos’è e un Social Media Strategist? Questa è la domanda tipica che molte persone a digiuno degli ultimi sviluppi della rete tendono a fare quando incontrano qualcuno che per motivi professionali si occupa di Social Media.

Social Media Strategist è una qualifica dal nome vagamente suggestivo, che indica semplicemente qualcuno che è esperto delle dinamiche di relazione interpersonale quando queste sono circoscritte all’interno di un social media e che al contempo è anche in grado di fornire una strategia di azione per ottenere determinati obiettivi.

In termini meno generali si può dire che un Social Media Strategist fornisce alle aziende gli strumenti culturali e i dati per comprendere, ad esempio, come avere un approccio corretto ed efficacie nei confronti degli iscritti ad un Social Network.

In questo momento specie nel mercato USA sono in aumento gli annunci in cui viene ricercata una figura che abbia una certa competenza del mondo dei Social Media. Un esempio può essere il sito Social Media Jobs, il cui nome di dominio è abbastanza esplicativo, dove si trovano annunci in cui vengono ricercate varie figure: Social Media Analyst, Senior Social Media Manager, Social Media Director, Social Media Specialist ed infine Social Media Strategist.

Prendendo ad esempio uno di questi annunci, postato da cheapoair un’azienda di New York si legge:”As Social Media Strategist, must bring a full-service communications background to the rapidly evolving world of social media. Work with customers to engage them online, Must have blend of creative storytelling, strategy, and social media tools to help build meaningful relationship with customers. Initiate strategic partnerships with companies to draw relevant traffic to cheapoair. Provide metrics on user behaviour, user satisfaction. Create viral marketing strategies.

L’annuncio precedente è in realtà un po’ riduttivo e troppo focalizzato sull’interazione con i customers. Tra le competenze essenziali per un buon Social Media Strategist non c’è infatti solo la strategia d’azione, ma anche e sopratutto la strategia di ascolto e di analisi del campo. Come in ogni disciplina che ambisce ad essere scientifica bisogna prima misurare e poi agire e poi ancora misurare.

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Heineken USA ed il Facebook Social Advertising

Mark Zuckerberg fondatore di Facebook ha coniato un nuovo ternine per identificare un tipo di pubblicità differente da quella che conosciamo. Il Social Advertising è in realtà un termine vecchio che identificava, prima della fondazione di Facebook, la pubblicità rivolta alla sensibilizazzione del pubblico nei confronti di problemi di interesse generale: diritti persone e animali, fondi per la ricerca sulle malati etc.

Social Advertising di Facebook si basa invece sul fatto che le persone amano conversare e scambiarsi opinioni su tutto. Spesso al centro delle conversazioni ci sono Social Marker, come ad esempio borse, automobili, vacanze, programmi televisivi e profumi noti e famosi. Tutto può diventare oggetto di conversazione, meglio ancora se il Social Object è un Social Marker.

Se ad una festa oppure in treno tiriamo fuori l’ultimo gadget tecnologico o un paio di occhiali da urlo questo diventerà presto un argomento di discussione ed un tramite per rafforzare le nostre relazioni personali e quindi sociali: invidia, ammirazione, desiderio, apprezzamento, amicizie.

Il Social Marker non deve per forza essere un oggetto costoso come ad esempio iPhone di Apple. Il Social Marker può ad esempio essere la cartolina che spediamo agli amici e parenti per fargli sapere che stiamo bene e quanto sia abbronzante il posto. Nel caso della cartolina sarebbe meglio parlare di semplice Social Object.

In realtà un Social Marker può addirittura essere virtuale e non costare nulla e Heineken USA sembra aver compreso appieno proprio quest’ultimo aspetto. Facebook, infatti, consente di comprare piccoli oggetti (social objects) virtuali del valore di 1$ per fare regali: torte colorate in occasione dei compleanni dei tuoi friends; compleanni che sono prontamente segnalati su una barra laterale. Queste attività di relazione tra friends possono, inoltre, essere rese pubbliche.

Heineken USA nel caso della Premium Light Beer ha deciso di utilizzare il meccanismo delle Social Ads di Facebook permettendo a tutti di regalare (il costo è zero dollari) una bottiglia di birra Premium Light Beer virtuale. Notare che in questo caso il semplice Social Object diventa Social Marker per via della notorietà del brand Heineken.

E’ evidente che una bottiglia virtuale non rinfresca come una reale, ma sicuramente rafforza le relazioni. Relazioni che a scanso di equivoci vengono esaltate dal claim “Share the Good“.  Alla prossima uscita vera sicuramente i friends siederanno tutti insieme intorno ad una bottiglia di Premium Light.

Heniken USA sembra credere molto in questo meccanismo ed ha anche creato una fan page solo per la Premiun Light Beer cui sono iscritti in questo momento 941 fan.

Va detto infine che eventuali dubbi sull’eta legata alla pubblicità di alcolici sono risolti alla base da Facebook grazie ad un meccanismo di segmentazione che per mette di scegliere il proprio target in base ad alcune variabili tra cui l’età, che di default parte dai 18 anni.

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Shoetube ovvero la televisione fatta con le scarpe

Ducky ha scritto un post sul corporate blog di Mandarina Duck in cui viene descritto un “Tube” dedicato alle scarpe da donna.

Shoetube è una versione in piccolo e molto specializzata del più famoso YouTube, ma nonostante le dimensioni inferiori rispetto al più famoso Tube può essere considerato a modello di quello che accadrà in futuro nel mondo del marketing online.

The long tail, la coda lunga comincia a far vedere i suoi effetti in maniera più marcata. Blog, Social Network si stanno avviando sempre più verso la verticalizzazione o segmentazione che dir si voglia.

La spinta al verticale c’è sempre stata, basta ricordare i gruppi e i forum che ancora sono vivi e vegeti nonostante non ne parli nessuno perché non sono sufficientemente web 2.0.

Ora però la larghezza della banda e quindi i contenuti multimediali spingono ancora di più il fenomeno accentuandolo.


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Social Market in Plain English

Se un’immagine vale più di mille parole, quante ne vale un video? I social media e nello specifico i social network stanno rivoluzionando il modo di vivere internet. Un’ internet più sociale è un internet più umana e più utile.

La rapida socializzazione di internet rende immediata la possibilità di conoscere più persone in meno tempo, e da ai singoli la possibilità concreta di creare business reale.

Il mercato sebbene virtuale torna ad essere in parte quello di una volta, quello dei mercatini, delle piccole transazioni. La potenza della tecnologia applicata al modello orizzontale della rete privilegia il microbusiness e i microfinanziamenti facendo esplodere l’offerta garantendo al contempo la sopravvivenza delle nicchie di mercato.

Un immagine vale più di tante parole e quindi godetevi questo video realizzato da Common Craft.

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Italiano spachetti und telefonino

Lo stereotipo è spesso considerato come il metodo più rapido per far giungere un messaggio. Lo stereotipo è una forzatura, una generalizzazione o meglio una grave offesa nei confronti di un popolo intero.

Lo stereotipo però funziona. Una pubblicità che punta ad un target ampio e poco istruito non può andare tanto per il sottile e quindi cerca di confondersi con i gusti dello spettatore e cerca di accattivare la sua attenzione facendolo sorridere con colpi bassi e le solite battute sui diversi, quelli che non sono come noi.

La Repubblica online ha pubblicato un video di una pubblicità televisiva di una nota catena di distribuzione di elettrodomestici tedesca. In questa serie di spot Toni, che chissà perché si chiama come il calciatore italiano della Bundesliga, mostra tutti gli stereotipi di cui si può “macchiare” un italiano agli occhi di un tedesco medio.

Perché usare un italiano per pubblicizzare i televisori al plasma? Semplice, fra poco ci saranno gli europei di calcio e gli italiani sono campioni del mondo. In questo messaggio pubblicitario l’italiano diventa il simbolo stesso del calcio, che verrà trasmesso dai televisori al plasma comprati dai tedeschi nella nota catena di distribuzione di elettrodomestici.

Nello spot seguente Toni parla al cellulare con Otto, un suo amico, che gli chiede quanto costa un modello di televisore al plasma. Un commesso gli risponde che costa 799 Euro, Toni facendo la cresta gli dice invece che costa solo 1000 Euro, brutto cioè al lordo.

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Discorso su l’open source economy

Yochai Benkler, noto esperto di legge, descrive come i progetti collaborativi del tipo Wikipedia o Linux rappresentino il prossimo stadio dell’organizzazione umana.

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Asini blogganti

Abbiamo scoperto l’acqua calda. La Universal McCann ha realizzato una ricerca sui social network denominata Social Media Tracker, che rivela un fatto sconcertante: in italia ci sono milioni di blogger e milioni di lettori di blogger.

Ma va? Incredibile, si direbbe una cosa da non dormirci questa notte.

Questa cosa fa il paio con i sondaggi elettorali che spesso si lasciano scivolare il bucatino perché hanno delle forchette troppo grosse.

L’Italia è da sempre il paese dove è perenne la chiacchiera, la polemica continua e le lunghe e frequenti discussioni, dunque non dovrebbe essere una notizia il fatto che milioni di nostri compatrioti abbiano riversato nello strumento blog tutte le loro intense passioni. Chi del resto si meraviglia più del fatto che noi siamo il paese di punta nella telefonia mobile?

Eppure tra i blogger nostrani questo report viene presentato con enfasi eccessiva o - vedi Mantellini - come perfino non credibile:”Prossima settimana pare che Universal McCann mettera’ su Flickr un numero congruo di fotografie di stormi di asini volanti“.

Cari amici bloggatori, un giretto nella blogosfera quella vera, non le classifiche che non vede nessuno, ve lo fate ogni tanto o no? Avete idea di quanta gente apre un blog su Windows Live Spaces?

Una notizia in anteprima, sembrerebbe che qualche milione di italiani sia iscritto a social network tipo Netlog e Badoo, però mi raccomando non fatelo sapere ai nostri blogger altrimenti lo sconcerto e lo stupore sarà inevitabile.

Ops mi sembra di aver appena sentito un raglio in cielo.

Update

Andrea mi fa notare che anche lui ha pubblicato un post sulla ricerca Universal McCann. Il suo post inoltre mi ha fatto scoprire una blogger francese, Sandrine Plasseraud che purtroppo non conoscevo.

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Putting People First

Spesso leggo con piacere i post che trovo su Putting People First, blog dedicato al notizie sull’experience design, sul design utente-centrico e sull’innovazione. Putting People First, qui anche in italiano, si trova sul sito di Experientia, una società di consulenza internazionale con sede a Torino, fondata per aiutare aziende e organizzazioni ad innovare i propri prodotti, servizi e processi, attraverso una piena valorizzazione dell’esperienza degli utenti.

La mia modesta opinione è che il lavoro di segnalazione, aggregazione e traduzione di Putting People First è prezioso e andrebbe divulgato quanto più possibile.

Su Putting People First potete scoprire che:”Abbiamo raggiunto il punto nella nostra (disparata) adattazione sociale all’informatica e la tecnologia della comunicazione nel quale le generazioni tecniche più giovani hanno una tale autorità da essere impazienti e pronte a liberarsi di istituzioni che molti di noi ritengono essenziali, centrali e persino immortali. Sono pronti a disfarsi delle nostre scuole.” Estratto e tradotto da un articolo di Robert X. Cringely

Oppure sempre su Putting People First potreste venire a sapere che:”Potrebbe essere in corso un tiro alla fune per il futuro dei media tra i cosiddetti contenuti user-generated — tra cui gli amateur che producono blog, video e audio per il consumo pubblico — e i giornalisti, produttori di film e musica di professione, assieme alle facoltose aziende che li supportano. La conclusione più probabile: un approccio ibrido costruito attorno a modelli di business completamente nuovi, dicono gli esperti a Wharton.” Estratto e tradotto da The Experts vs. the Amateurs: A Tug of War over the Future of Media

Siete esperti di tecnologia e a casa solo voi siete in grado di far funzionare i tecno oggetti? Questo articolo sui risultati  di una ricerca commissionata da Logitech allora fa per voi.

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Non è un paese per vecchi

Internet è un luogo che ha vissuto varie stagioni. Nel recente passato internet e i new media venivano visti come una curiosità, una cosa da ragazzini, un settore cui assegnare poco budget.

Il vero business transitava su altri canali come il fax, la televisione oppure i giornali. Ora tutto questo sta cambiando. I ragazzini hanno fatto un colpo di stato e guidano il resto del mondo sempre più vecchio e atterito verso nuovi orizzonti. I ragazzini parlano e gestiscono la nuova tecnologia come se fosse innestata nel loro DNA. I giovani frequentano i social network e comunicano in maniera ossessiva tramite sms. Un potere economico enorme è in mano a giovani imprenditori come Mark Elliot Zuckerberg nato addirittura nel 1984. La coincidenza dell’anno di nascita con Big Brother, quello serio non il reality, è a dir poco inquietante!

I nuovi barbari, quelli di Baricco, questi giovani insomma, non sono qui per prendere il posto delle vecchie generazioni adattandolo alle loro esigenze. I vecchi luoghi, loro li buttano e poi cliccano svuota cestino. Non hanno bisogno dell’esperienza del passato perchè il loro mondo è il futuro.

Intendiamoci questo non è un manifesto futurista, è solo la presa d’atto che internet e il mobile sono tecnologie che hanno di per sé un struttura fisica diversa e determinano comportamenti nuovi. Le ultime generazioni sono, appunto, diverse da quelle che si sono cibate fino a ieri di pane e televisione. Ad esempio nonostante tutti gli spot che si vedono sui DVD e al cinema contro la pirateria, milioni di ragazzi scaricano film tramite p2p e “non stanno alle regole”. Perché? Semplicemente perchè quelle regole non esistono, non le vedono.

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Lingerie dangerouse

Sempre più spesso abbiamo la sensazione che la rete debba essere qualcosa di più vicino al reale, che ci faccia vivere delle sensazioni vere. Second Life è stato ed è ancora, anche se passato di moda, uno sforzo in quella direzione. Alcuni giochi online come World of Warcraft hanno un enorme successo proprio perché consentono di interagire emotivamente con altri esseri umani.

Allo stesso tempo internet è uno strumento molto rapido ed efficente per l’acquisto di libri, musica, telefoni cellulari e pacchetti vacanze. In pochi click risparmiamo sia in tempo e sia in denaro scegliendo il prodotto che più ci soddisfa. Prima di comprare però ci informiamo e cerchiamo nuovamente un modo per vedere e se fosse possibile toccare l’oggetto dei nostri sogni.

Nel caso dei cellulari l’attuale tecnologia degli e-commerce ci consente di gestire la visualizzazione del telefono. Lo avviciniamo, lo giriamo, facciamo insomma tutte le operazioni che ci permettono una visione il più completa possibile almeno delle caratteristiche estetiche del prodotto che stiamo valutando.

Oltre ai cellulari la parte del leone nei siti di e-commerce viene interpretata da scarpe, camicie e pantaloni. Ecco qualche esempio segnalato da Matteo Balzani su IMlog: Diesel oppure Abercrombie & Fitch.

Eppure qualcuno ha ritenuto che forse bisognava osare di più. Questo qualcuno avrà pensato: che succede se applico la modalità visualizzazione stile telefonino agli abiti? E ancora e se questi abiti fossere null’altro che della lingerie?

Questo qualcuno esiste e ha realizzato un sito e-commerce KnickerPicker dove i comandi avvicina, gira, torna indietro sono applicati su leggiadre signorine.

Il target di questo sito non sono però le donne, ma gli uomini. Anzi sarebbe interessante sapere proprio l’opinione delle donne su un sito come questo. Io mi limito a dire che applicare dei comandi a degli esseri umani fa veramente impressione.

Voi che ne pensate?

KnickerPicker

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