Entries in the 'Telefonia mobile' Category

Se la creatività è da cani usa un cane creativo

Ancora una volta è stato dimostrato che se un video virale viene costrutito a tavolino da qualche agenzia pubblicitaria difficilmente il messaggio virale andrà da qualche parte.

Se al contrario la stessa agenzia comprende che i suoi migliori 300 creativi sono sempre e comunque una minoranza rispetto alla popolazione creativa mondiale tra i quali ci sono pensionati, adolescenti, artisti, casalinghe, gatti, cani, anatre e pesci rossi allora il discorso cambia radicalmente.

Nel video qui sotto il cane Tillman fa skateboarding vicino la spiaggia di Venice, California. Premetto che l’ho scoperto su Doggyspace, il MySpace dei cani e poi ovviamente l’ho ritrovato su YouTube…ormai è automatico.

Strano no? Tillman sembra proprio provare gusto ad andare sullo skate e ogni volta che si ferma sul prato si da la spinta e… via altro giro altra corsa.

Su YouTube questo video ha totalizzato 4.305.663 visite e tra queste sicuramente ci sarà stata la nostra agenzia a corto di idee.

Ebbene sembra che qualcuno abbia trovato il modo di avere creatività gratis. Indovinate chi è questo qualcuno? Anzi no scopritelo nel video qui sotto.

Rate this:
3.2
Sphere: Related Content

iProgram

In una famosa opera di Giuseppe Verdi la donna veniva cantata come mobile. Nel XXI secolo sembra che mobile stia diventando tutto. I telefoni sono diventati mobile, I consumatori sono sempre più mobile e ora tocca ad internet e alle applicazioni diventare mobile.

Ora come è avvenuto a suo tempo per le console dei videogiochi, anche nel caso dei telefoni furbi, comunemente detti smart phone, bisogna tirare la volata alle vendite inzeppando gli stessi di applicazioni in qualche modo utili. Il telefono o la console per quanto carini esteticamente devono, infatti, valere la spesa altrimenti il mercato langue.

Ultimo arrivato della pluripremiata categoria, aggeggi utili per telefonare ma anche no, è l’iPhone della Apple. Ora visto che lì fuori è pieno di fedeli e bravi programmatori, a Cupertino si saranno domandati: perché non ci facciamo realizzare da loro qualche bella applicazioncina per il nostro scintillante iPhone?

Ecco quindi l’ iPhone Developer Program, che come dicono sul sito apple dot com:”provides a complete and integrated process for developing, debugging, and distributing your free, commercial, or in-house applications for iPhone and iPod touch. Complete with development resources, real-world testing on iPhone, and distribution on the App Store, you have everything you need to go from code to customer.”

Siete elettrizzati? Volete entrare anche voi nel fantastico mondo dell’ iPhone Developer Program? Bene allora siate pronti a sganciare 99$ per la versione Standard Program oppure 299$ nel caso della versione Enterprice… ops Enterprise program. Una vota pagato potete programmare quanto e come vi pare.

Non è finita qui, nel caso incappiate in una brillante idea applicativa da iphonare e però questa stessa medesima idea necessita giorni e giorni di programmazione? Chi ve li paga tutti questi giorni di lavoro duro ed indefesso?

Nema problema.

KPCB’s iFund™ è un iniziativa finanziaria della società di Venture Capital Kleiner Perkins Caufield & Byers che vale 100 milioni di dollari e che servirà per finanziare:”market-changing ideas and products that extend the revolutionary new iPhone and iPod touch platform”. Inoltre non sembra che ci siano limitazioni alla fantasia di chi vorrà accedere ai fondi.

Kleiner Perkins Caufield & Byers, infatti affermano che non hanno preferenze:”The iFund™ is agnostic to size and stage of investment and will invest in companies building applications, services and components. Focus areas include location based services, social networking, mCommerce (including advertising and payments), communication, and entertainment. The iFund™ will back innovators pursuing transformative, high-impact ideas with an eye towards building independent durable companies atop the iPhone / iPod touch platform”.

Che aspettate allora? iPhonate iPhonate iPhonate.

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

MarkeTIM Virale

Tutti i marketer sembrano ormai alla ricerca di strumenti innovativi che gli consentano di esplorare un mondo, quello di internet, fino ad ora snobbato per la cara vecchia televisione. I crescenti e vertiginosi investimenti pubblicitari nel nuovo mezzo e le recenti manovre a suon di milioni di giganti come Google, Microsoft, Yahoo e dell’impero Murdoch (MySpace e Wall Street Journal) hanno fatto scattare più di un campanello di allarme. Internet nonostante tutte le resistenze e timori comincia a fare breccia seppure lentamente nei cuori e portafogli dei direttori marketing.

Come si diffonde un messaggio pubblicitario in internet? Ultimamente mi è capitato spesso di discutere o sentir parlare di marketing virale. A torto o a ragione il marketing virale è diventato il santo graal di molte campagne pubblicitarie su internet. Le frasi tipiche sono ormai: ma voi fate virale? Conosci qualcuno che fa marketing virale? Vorrei un video virale cosa devo fare? Per capire un fenomeno la cosa migliore da fare è osservarlo da vicino con un esempio concreto.

L’esempio che ho in mente è la campagna tu come navighi? lanciata da pochi giorni da TIM. Il Social media news release della campagna realizzata da Digital PR potete trovarlo qui

Il video virale della campagna descrive una breve scenetta in cui un uomo e una donna sono seduti su una panchina. Sono sicuramente una coppia di innamorati (la vicinanza temporale con la festa di San Valentino sarà un caso?) e come tutte le coppie di innamorati si guardano intensamente, ma sul più bello succede qualcosa…

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Internet colpisce ancora

Questa mattina sul sito di La Repubblica appare questo titolone:”La televisione si arrende a internet. Il 2008 sarà l’anno del sorpasso”. Leggendo l’articolo scritto da Jaime D’Alessandro si scopre che secondo una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen il 54 per cento degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai al piccolo schermo preferisce di gran lunga il web. Il campione intervistato rivela che:”La maggior parte di loro naviga in rete fra le otto e le 11 di sera, cioè durante la cosiddetta prima serata, così importante per i network televisivi”. Continuando a leggere l’articolo si scoprono altre cose molto interessanti, ma quello che qui mi preme segnalare è l’opinione di Layla Pavone, presidente della Interactive Advertising Bureau (l’associazione che rappresenta i più importanti gruppi impegnati nel mercato della pubblicità digitale). Le sue parole testuali sono:”Non credo che la Rete sostituirà completamente la televisione, perché non credo che un mezzo di comunicazione possa essere soppiantato da un altro diverso. Al massimo convivono. È in atto però una trasformazione che da noi fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50 per cento degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv. Un business enorme. E c’è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi in termini di contenuti non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori”. Ho evidenziato le frasi di Layla Pavone che per me sono cruciali.

Come volevasi dimostrare, qui ancora siamo convinti che internet sia un medium complementare alla televisione. Eppure mi sembra abbastanza evidente che la televisione, la radio e i giornali sono assimilabili ad uno stesso modello, uno-molti non interattivo, che è completamente differente da quello di internet. Insisto sul fatto che il tempo è sempre più una risorsa limitata e che se ci viene data l’opportunità di scegliere come gestirlo optiamo per il mezzo di comunicazione che più ci rende partecipi.

Il concetto si comprende meglio se mettiamo a confronto la televisione con un mezzo antico come il telefono. L’errore grossolano che continuiamo a fare è che consideriamo il telefono come un semplice strumento di comunicazione. Il telefono, fisso o mobile che sia, è in realtà una forma di entertainment che ci rende partecipi in prima persona. Il telefono inoltre è time consuming e di questo fatto ne sanno qualche cosa le compagnie telefoniche. Il telefono è in concorrenza con la televisione e con tutte le altre forme di intrattenimento: o si telefona o si guarda la tv, non si scappa.

Ecco, internet è il telefono all’ennesima potenza. Per cui inviare email divertenti agli amici è entertainment, personalizzare la propria pagina MySpace è entertainment, far scontrare i propri zombie o vampiri o fare poke su Facebook è entertainment, uploadare le proprie foto su Flickr è entertainment, scrivere un post sul proprio blog è entertainment, cercare contatti su LinkedIn è entertainment, organizzare una pizza tra amici usando internet è entertainment.

Diciamoci la verità, fare la patata davanti alla televisione ci diverte ancora così tanto?

Weird Al Yankovic - Couch Potato

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Allons enfants de la téléphonie le jour de gloire est arrivé

Spesso leggo con piacere i post che trovo su Putting People First, blog dedicato al notizie sull’experience design, sul design utente-centrico e sull’innovazione. Putting People First si trova sul sito di Experientia, una società di consulenza internazionale con sede a Torino, fondata per aiutare aziende e organizzazioni ad innovare i propri prodotti, servizi e processi, attraverso una piena valorizzazione dell’esperienza degli utenti.

Leggo quei post perché ritengo che il design, in tutte le sue sfaccetature, sia una delle fondamenta su cui debba poggiare il marketing attuale. Le persone, e sottolineo le persone, acquistano oggetti che dovrebbero portare alla realizzazione concreta delle loro fantasie o alla soluzione dei loro problemi e non strumenti infernali fonti di ulteriore frustrazione. Le persone non vogliono ferraglia ricoperta di plastica che esegue una determinata operazione, ma desiderano esperienze, il più possibile positive se non addirittura esaltanti. Metti al centro le persone quindi. People First!

Sarah Conigliaro ha recentemente pubblicato su Putting People First la versione italiana di un post dedicato alla Francia ed i suoi telefonini scritto da Mark Vanderbeeken, che è senior partner di Experientia. Ho trovato il post particolarmente interessante e ho chiesto a Sarah, che di mestiere fa la consulente marketing, specializzata in marketing esperenziale, se potevo ospitare il suo post su The Marketer.

Detto fatto. Buona lettura:

Pochi giorni fa, ho tradotto un articolo dal giornale francese Le Monde su una ricerca francese in merito all’ “uso collettivo del cellulare”.

L’Associazione Francese di Operatori Mobili ha adesso pubblicato l’intero studio (pdf, 630 kb, 156 pagine), ed un comunicato stampa/sintesi di tre pagine.

Per vari motivi ho deciso di dedicare il tempo necessario alla traduzione dell’intera sintesi:
- Lo studio è molto interessante ed i risultati significativi, nuovi e altamente innovativi;
- E’ conosciuto ben poco sulla ricerca antropologica francese sulla tecnologia mobile;
- Persite una vasta copertura del mondo anglosassone e solo piccoli tentativi realizzati da altri paesi.

tradurre lo studio stesso va purtroppo ben oltre le mie capacità quindi spero che la stessa Associazione Francese di Operatori Mobili si occuperà di rendere lo studio disponibile in lingua inglese - potete fare la medesima richiesta alla stessa associazione contattandola tramite e-mail all’indirizzo info@afomobiles.org.

LE PRINCIPALI CONCLUSIONI DEL NUOVO STUDIO SOCIOLOGICO SULLA TELEFONIA MOBILE IN FRANCIA 2007

L’Associazione Francese di Operatori Mobili (AFOM) ha chiesto al Discours and Pratiques studio di condurre uno studio sulla telefonia mobile nella società francese nel 2007.

Cinque ricercatori di scienze dell’informazione e della comunicazione [sociologia, scienza dell’informazione, scienza della comunicazione, filosofia e letteratura], tutti membri di GRIPIC (il gruppo di ricerca della CELSA school), ha lavorato sullo studio per sei mesi, conducendo 100 inteviste in profondità, e osservazioni antropologiche in varie località (Parigi e suoi sobborghi, Marsiglia, Strasburgo, Creuse e varie località sciistiche) e situazioni.

I ricercatori hanno provato a comprendere le modalità di “fare ed essere” che accompagna l’uso del telefonino nelle strade, nei cafè, nei ristoranti, nei giardini pubblici, nelle stazioni ferroviarie, negli appartamenti come nelle case di vacanza, nelle aziende, nelle librerie e nei mezzi di trasporto: il tutto senza ricadere nelle tradizionali categorizzazioni sociali. Per cogliere la dimensione simbolica del telefono cellulare, la ricerca ha anche coperto aree ancora non coinvolte in tale tipologie di ricerche: i film, la televisione e la letteratura.

Lo studio è stato guidato da Anne Jarrigeon e Joëlle Menrath, due ricercatori già coinvolti nel precedente studio di GRIPIC sulla telefonia mobile nella società francese, realizzato tra il 2004 ed il 2005.

I punti principali dello studio del 2007 sono:

1. Il telefonino non è più uno strumento d’uso personale. Nel 2007 si è integrato in pratiche collettive sia in famiglia che tra amici.

I telefonini sono sempre più oggetti che circolano all’interno di un gruppo. Il proprietario non è più il solo a toccarlo, controllarlo ed utilizzarlo.

I telefonini possono consentire gli scambi basati sull’ammontare di credito lasciato prima della fine del mese ed in base agli orari dedicati alle chiamate gratuite. Ciò può portare ad una scelta collettiva degli operatori, dei piani tariffari e delle carte prepagate, con il solo obiettivo di ottimizzare i costi di un gruppo.

All’interno della famiglia, il cellulare rinforza il ruolo asimmetrico ed il carattere della relazione genitori-figli: mentre i genitori non si preoccupano dei soldi quando chiamano i figli, i figli provano a mettere da parte i soldi, facendo squilli ai genitori in attesa che loro li richiamino.

Il telefonino dei ragazzi è gestito conguntamente. Se ne occupano i genitori, sopratutto le madri, che lo utilizzano come un’opportunità di scambio ed un modo per i ragazzi di imparare a gestire un budget finanziario.

All’interno di un gruppo di amici, i cellulari servono a definire ruoli ed affinità. E’ possibile trovare l’esperto come l’utente con difficoltà, il “banchiere” che ha sempre un po’ di credito, ed il “borrower” che chiede sempre di poter inviare sms o minuti per chiamate (senza mai ricambiare).

Oltre queste regole, i cellulari creano relazioni esclusive con coloro le cui telefonate si basano spesso sulle offerte di tariffe e sulla loro compatibilità.

2. I francesi hanno relazioni ambivalenti e in mutamento con il loro cellulare. Nel 2007, i telefonini si son trasformati da oggetti personali a transitori, da intimi a visbili.

Se il telefonino è un “oggetto di firma” cui la persona può attaccarsi emozionalmente e attraverso cui può rispecchiare la propria identità, è anche un “oggetto transitorio” da cui l’utente può facilmente staccarsi, perchè dopo tutto è un dispositivo che i giovani utenti vedono giugerà alla fine perchè sostituito con un nuovo modello, rotto, perso oppure rubato.

Se il telefono cellulare è un’intima “scatola nera” in cui la persona immagazzina gli archivi di una vita intera (contatti, sms, foto…), è anche:

* per adulti, l’album che riunisce tutte le foto in passato conservate nel portafoglio, ed un oggetto in cui conservare i segreti da intrusioni esterne (ad esempio da un partner che possa ascoltare i messaggi o controllare l’elenco delle chiamate effettuate…),
  * per gli adolescenti, il luogo in cui riporre le collezioni personali (immagini, toni di chiamata, …), che è possibile condividere e mostrare come un museo.

3. Si sono consolita nuove convenzioni sociali attorno al telefonino.

Una chiamata può facilmente essere interrotta (”Adesso devo andare”, “Non ti sento più”, “Mi si sta scaricando il cellulare”, “Sono arrivato”). Con un telefono cellulare, porre fine ad una telefonata è consentito senza per questo essere considerati scortesi.

Chiamare qualcuno sul cellulare significa lasciarlo libero di rispondere o meno. E’ uno mezzo di comunicazione che viene sempre più visto come uno strumento non-intrusivo di reperibilità.

Nuove regole si stanno affermando anche sul campo monetario, in merito ai “limiti di spesa”, o “prendere il tab” come al ristorante, o all’ineducazione dell’estendere la durata della conversazione in quanto la telefonata è gratuita.

4. L’uso del cellulare è governato più da esempi che da regole o divieti.

Oggigiorno ci sono molte regole che proibiscono l’uso del cellulare come al lavoro, negli spazi pubblici o a scuola. Spesso queste regole non sono seguite.

In molti contesti che sono controllati (ufficio, treno, sala d’attesa…), l’utilizzo è auto-regolato in base a ciò che le persone considerano tollerabile e appropriato.

A scuola, il cellulare si aggiunge ad una serie di strumenti che non riguardano la lezione e che portano divertimento e distrazione, sostituiscono altri mezzi di distrazione più tradizionali già usati in passato. Costituiscono un’altra sfida per gli insegnanti che vogliano mantenere l’attenzione degli alunni.

Confisca sembra la sanzione più efficace a scuola anche se l’utente del telefono confiscato non è il proprietario (perchè spesso il cellulare circola nel gruppo) ed anche se i genitori si oppongono alla sanzione perchè impedisc loro di raggiungere i figli (incluso - per alcuni - nel corso della lezione).

Perchè le regole spesso non sono seguite, il comportamento esemplare è spesso più efficace di una proibizione. Quando qualcuno decide di non usare il proprio cellulare in vacanza, a cena, durante meeting o con la famiglia, si riesce a dissuadere più facilmente le persone dall’utilizzo.

Tuttavia molti comportamenti esemplari richiedono una costante vigilanza perchè qualsiasi uso del cellulare diviene velocemente divario su cui gli altri prendono vantaggio.

5. Molte linee di pensiero sociologico e filosofico riguardano i comportamenti osservati ed i risultati riscontrati nel corso dello studio.

Mentre i cellulari spesso sono presentati come oggetti tipici di una società individualista, nella realtà si osserva un diffuso comportamento collettivo e collaborativo riguardante tale dispositivo di comunicazione, sia in famiglia che tra amici.

Pur essendo interpretato spesso come capace di generare una bolla che isola la persona impegnata nella conversazione dalle persone che la circondano, in realtà è stata riscontrata la diffusione di comportamenti di persone che intervengono nella telefonata, che interrompono colui che chiama o di interpellarlo su qualcos’altro.

Mentre il cellulare è spesso dipinto come uno strumento che serve a colmare vuoti e lacune, si osservano numerose situazioni in cui questo oggetto fornisce la possibilità di agire e reagire, consente di immortalare un’esperienza e di portare un valore aggiunto a ciò che l’esperienza è in realtà, consentendo di descrivere bene e con piacere.

Inoltre il telefonino è spesso, anche al di fuori della ricerca degli esperti, menzionato in una discussione sul comportamento improprio le persone intervistate non ne parlano e osservano sempre meno segni di esasperazione o di imbarazzo nella vita pubblica.

6. Il cellulare è visto come un “mezzo medio” che consente foto amatoriali e realizzazione di filamti.

Le immagini sul telefonino sono viste come immagini precarie, spesso di qualità incerta, da non stampare e da non condividere. Queste immagini riprendono sempre una descrizione di qualcosa da vedere. Servono a creare ricordi ed a provare che quacuno era veramente presente all’evento di cui si parla (ad esempio un concerto o una sfilata di celebrità…).

Le immagini sono integrate all’interno di numerosi framework di referenza che precedono la telefonata: il giornalismo di ogni giorno e la propria vita, immagini familiari spontanee si contrappongono a divertimenti forzati, il sensazionalismo che viene fuori nel tentativo di fissare azioni brevi, chiari, efficienti e d’impatto.

Più scene spettacolari può innalzare sfide che inducono al grottesco, al divertente, al macabro, o persio alla violenza.Questo è il fenomeno che guida i videos gag, gli MTV Jackass ed i cosidetti ’snuff movies’. Le aggressioni filmate sul cellulare sono una delle più recenti espressioni di questo (sebbene l’espressione ‘happy slapping’ non è stata utilizzata dagli intervistati nello studio).

I nostri amici diInternetActu, che pure riportano di questo studio, sottolineano la conclusione degli autori della ricerca “il cellulare del 2007 non è proprio come è il cellulare nel 2007:

“La sua presenza massiccia e apparentemente irreversibile in tutte le sfere della vita potrebbe far pensare che i suoi utilizzi possano essere banalizzati o neutralizzati. Nessuno di questi può essere osservato. […] Mentre i suoi utilizzi convenzionali sono più stabili di quanto non lo fossero nel 2005, adesso sono condivisi con nuovi utilizzi che sono collegati a nuove tecnologie di cui gli utenti si appropriano, o creati da loro stessi nella pratica quotidiana.

[…] Ciò che colpisce è che il cellulare non è esploso sotto l’effetto dell’aggiunta di nuove funzionalità, ma continua ad avere per le persone il senso di telefono, anche se lo utilizzano per i più vari motivi. ma va ben oltre questo. Il cellulare non è stato concepito come un arma di Swiss Army di funzioni aggregate, ma è stato reinventato in ogni utilizzo come un ‘oggetto completamente concepito’: un dispositivo per scrivere i messaggi, una fotocamera, un sistema di voice mail… Si tratta di un oggetto dotato della capacità di metamorfosi. Da quanto visto nel contesto di altri dispositivi, il telefonino sembra essere oggi parte di una più vasta collezione [o ‘ecosistema’] di dispositivi di comunicazione, che include altri dispositivi […]. La ricerca sugli effetti del cellulare sugli altri sembra assumere oggi una rilevanza maggiore di uno studio su come ottimizzare le performance e la complementarietà dei diversi strumenti.”

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Ultimo Twango ad Helsinki

Karl Long ci ha fatto subito un giro. Ovvio direte voi Karl lavora per Nokia ( per quelli che non sapessero, Karl è il Web/Social Media Integration Manager for the video game group at Nokia USA) è quindi naturale che enfatizzi la recente acquisizione da parte di Nokia della start up Twango, un’ azienda fondata da un gruppo di ex dipendenti Microsoft, con sede a Redmond, nello Stato di Washington negli USA. Twango combina insieme l’online storage con il social networking, consentendo agli utenti di organizzare e condividere foto i video e altri personal media. In sintesi una combinazione di Youtube, Flickr, Shutterfly, Photobucket a Xdrive.

Twango

fonte: Twango

Secondo alcuni ben informati l’acquisizione sarebbe costata quasi 100 M$ e secondo altri il prezzo sarebbe addirittura troppo alto. Ufficialmente come riportato sul sito di Twago:”The terms of the acquisition are confidential, including the purchase price”. Quindi le cifre descritte sopra sono ufficiose e devono essere valutate con il beneficio dell’inventario.

E qui il domandone da quasi 100 milioni di dollari o presunti tali nasce spontaneo. Perché Twango ha deciso di vendere a Nokia? La risposta ufficiale di Twango :”Twango realized that it shared the same long term vision for personal media and communities as Nokia. There is a practical limit to how much of that vision Twango could achieve as a small company on its own. As a part of Nokia, Twango will be able to realize its dream of a providing a service that allows people to caputure and enjoy their personal media on mobile devices, desktop computers, in living rooms, and all the other places that are important to them”. Il succo del discorso, traducendo alla buona, è: siamo piccoli ma grazie a Nokia cresceremo. Ok la risposta mi pare scontata, infatti la domanda andrebbe ribaltata. Perché Nokia ha acquistato Twango?

La risposta ufficiale di Nokia è quella riportata da Anssi Vanjoki, che è Executive Vice President e General Manager, Multimedia:”L’acquisizione di Twango rappresenta un significativo passo avanti nel nostro modo di concepire i servizi Internet capaci di fornire, accesso ad informazioni, contenuti legati al mondo dell’entertainment e social network – sempre, ovunque, da qualsiasi dispositivo connesso e nel modo desiderato. Possediamo una suite illimitata per l’esperienza multimediale che comprende musica, navigazione, giochi che, grazie all’acquisizione di Twango, si arricchisce di foto, video e una gran varietà di documenti” e ancora:”Un computer multimediale Nokia Nseries, sempre collegato e sempre a portata di mani, abbinato ai servizi di media sharing offerti da Twango, offrirà nuovi modi entusiasmanti per creare e godere di ricche esperienze multimediali in tempo reale”. Il testo tradotto è stato ripreso tale e quale dal sito italiano di Nokia.

La risposta che mi soddisfa di più è però quella che si trova nello stesso comunicato stampa:”Oltre ad acquisirne la proprietà, con questo accordo Nokia potrà avvalersi di un team con una grande esperienza nel campo del social network e dei servizi Internet”. Capito? Nokia ha acquisito know-how, l’esperienza di come gestire uno dei fenomeni del momento destinato a rivoluzionare radicalmente lo scenario della competizione globale. Smart move Nokia, Smart move!

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

L’Union fa la forza ovvero impara l’arte e mettila..in un telefonino - atto secondo

Detto fatto! Visto che la cosa mi intrigava, ci sono andato e …un momento andiamo per ordine.

Imbocco Via Reggio Emilia e vedo sul marciapiede gente che chiacchiera con un flut in mano. Ecco sono arrivato, quella deve essere la galleria. Che gli dico? “Salve sono un giornalista di Repubblica in incognito”. No, no troppo plateale e poi perché in incognito? Mentre penso tutto questo, entro nella galleria. Ci siamo, è pieno di schermi al plasma panasonic (?) che trasmettono a ruota i video e le fotografie degli artisti. Sulla sinistra due addetti al catering, uno giovane e uno più anziano versano succo di pompelmo e/o arancio, mentre sul tavolino fanno bella mostra di se dolci di tutte le forme e colori. Che siano questi pasticcini le opere esposte? Ok, va bene questo è sarcarmo da quattro soldi. Andiamo avanti. In un attimo mi ritrovo a riempire un modulo per i giornalisti aiutato nel compito da due ragazze dell’agenzia - Image Building - che svolge le funzioni di ufficio stampa per conto di Nokia . In cambio ricevo un CD, vari fogli con la descrizione della galleria d’arte, vita opere e miracoli degli artisti e in più due fogli con il comunicato ufficiale per la stampa con su una scritta tipo questa -> PRESS RELEASE.
+100 ora sono la stampa ;-) Anche le ragazze sono gentili e anche simpatiche. Lo dico perché mi è capitato di partecipare ad eventi un po’ inamidati e formali. Penso tra me e me, cominciamo bene. Cerco una delle due galleriste per dirgli che io gestisco un blog etc… - Giorgia Terrinoni insieme con Sabrina Nucci da circa due anni portano avanti un progetto comune , “sicure di poter portare valore, in qualità e in metodo, nell’impresa dell’arte” - Purtroppo non conosco nessuna delle due e con un po’ di fortuna riesco a parlare con Giorgia Terrinoni.

Tiro fuori il mio tacuino e sparo qualche domanda qua e là. Il mio scopo non è però fare una vera intervista, non c’è tempo e non è il momento più opportuno. Mi servono idee, impressioni e qualche foto. Vengo a sapere che per la mostra evento Nokia Nseries MusicArt Experience per la tappa di Roma è stata scelta la loro galleria grazie alla collaborazione con il curatore Gino Gianuizzi responsabile di neon>campobase . Immagino subito che per una galleria giovane essere riconosciuta come il solo luogo in tutta Roma adatto ad ospitare un evento particolare deve essere una grossa soddisfazione. La conversazione è breve e così approfitto per fare un po’ di “gossip” e vedere chi c’è.

Incontro Mauro Boris Borella che si definisce braccio destro di Gino Giannuzzi. In confidenza mi dice che è il nipote di Rocco Borella. In un attimo vengo a sapere due cose: primo che Boris è parente ad un pezzo da 90 dell’arte contemporanea e secondo che io sono molto…troppo ignorante in materia. Mi guardo intorno, mi dicono che nessuno degli artisti è venuto causa impegni e forse causa biennale di Venezia. Le foto e i video continuano a girare sugli schermi. Secondo il comunicato stampa tutto è stato relizzato con il modello Nokia N95. Osservo un po’ distratto. Scatto qualche foto, anzi prima chiedo e poi scatto. Qualcuno mi dice no e si meraviglia della mia non insistenza. Alessandro Facente, critico d’arte e firma di Exibart mi dice sì e io fotografo. In realtà qualche artista in giro c’è; uno di questi che non centra nulla con la mostra e che fortunatamente si lascia fotografare è Paolo Angelosanto. Paolo è un artista eclettico e opera in molti campi tra cui performance, video e pittura. Scambio con lui e la sua compagna Maria Rosa Jjon un po’ di impressioni. Sono le otto e la galleria sta per chiudere e anche io chiudo qui. Tutto qui? No ci sarebbe moltro altro da dire, ma come direbbe Dickens se avesse avuto un blog questo è un altro post.

Rate this:
2.5
Sphere: Related Content

Impara l’arte e mettila..in un telefonino

Nokia, per chi ancora non lo sapesse, è una multinazionale con sede in finlandia, che fabbrica piccoli oggetti chiamati telefoninini o cellulari o anche con il termine più cool… mobile. Ripetete con me
moo.. bai..l Fico no? Ok, con questi mobile ci si può anche telefonare. E sì perché ormai fanno praticamente tutto e la semplice conversazione telefonica è rimasta come residuo evolutivo.

Dopo la lista della spesa, il meeting, le foto del battesimo, la playlist si può fare anche… udite udite Arte! Probabilmente starete immaginando l’arte di saper condurre una piacevole conversazione telefonica o l’arte di scrivere sms con tempi da guinness dei primati. Sbagliato, qui stiamo parlando di Arte Arte, quella vera quella con la A maiuscola e le altre lettere minuscole.

Aggiungo pure che vi sono però vari tipi di arte e Nokia consapevole di questo fatto ha lanciato una campagna in cui ha unito due tipi di arte; quella del marketing, ma questa rimane un pochino più defilata e quella più nota a tutti e ufficiale. In questi giorni, infatti è partita la campagna Nokia Nseries MusicArt Experience. Una delle date prevede tappa in una galleria di Roma, L’Union ed in programma per ogni città del tour è prevista una serata musicale.
Che si vuole di più dalla vita? Quelli del Lucano lì giù in fondo facciano silenzio!


Rate this:
2.5
Sphere: Related Content