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I costi del Social Media Marketing

Lisa McNeill lavora come Social Media Strategist per Ignite, una Social Media Agency americana e scrive sul corporate blog dell’agenzia o sulle news del sito dell’agenzia.

Questa volta Lisa ha pubblicato una news in cui evidenzia molto bene come spesso le aziende, una volta compresa la necessità di affrontare il discorso Social Media, corrano ingenuamente il rischio di realizzare tutto internamente sottovalutanto il fatto che i Social Media hanno una caratteristica essenziale: consumano tutto il tuo tempo. I Social Media sono Time consuming.

Lisa MacNeil scrive:”Lets face it: even though social media marketing is generally less expensive in the long-run than traditional mass-marketing, it still poses a rather large expense on a company in regards to staff and resources. For instance, a company trying to employ social media marketing without hiring an agency would require its entire marketing department to become up to speed in social media marketing, internal staff to be trained and/or new staff hired, and a generous amount of internal resources in order to effectively employ the social media tactics.”

Certe aziende dovrebbero capire che anche il tempo è denaro.

Qui di seguito un podcast di PodTech con la testimonianza di Paula Drum (VP of marketing for H&R) che condivide con noi ascoltatori la sorpresa di quanto tempo e quante risorse implica utilizzare in maniera professionale e produttiva i Social Media.

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Papà che cos’è un Social Media Strategist?

Che cos’è e un Social Media Strategist? Questa è la domanda tipica che molte persone a digiuno degli ultimi sviluppi della rete tendono a fare quando incontrano qualcuno che per motivi professionali si occupa di Social Media.

Social Media Strategist è una qualifica dal nome vagamente suggestivo, che indica semplicemente qualcuno che è esperto delle dinamiche di relazione interpersonale quando queste sono circoscritte all’interno di un social media e che al contempo è anche in grado di fornire una strategia di azione per ottenere determinati obiettivi.

In termini meno generali si può dire che un Social Media Strategist fornisce alle aziende gli strumenti culturali e i dati per comprendere, ad esempio, come avere un approccio corretto ed efficacie nei confronti degli iscritti ad un Social Network.

In questo momento specie nel mercato USA sono in aumento gli annunci in cui viene ricercata una figura che abbia una certa competenza del mondo dei Social Media. Un esempio può essere il sito Social Media Jobs, il cui nome di dominio è abbastanza esplicativo, dove si trovano annunci in cui vengono ricercate varie figure: Social Media Analyst, Senior Social Media Manager, Social Media Director, Social Media Specialist ed infine Social Media Strategist.

Prendendo ad esempio uno di questi annunci, postato da cheapoair un’azienda di New York si legge:”As Social Media Strategist, must bring a full-service communications background to the rapidly evolving world of social media. Work with customers to engage them online, Must have blend of creative storytelling, strategy, and social media tools to help build meaningful relationship with customers. Initiate strategic partnerships with companies to draw relevant traffic to cheapoair. Provide metrics on user behaviour, user satisfaction. Create viral marketing strategies.

L’annuncio precedente è in realtà un po’ riduttivo e troppo focalizzato sull’interazione con i customers. Tra le competenze essenziali per un buon Social Media Strategist non c’è infatti solo la strategia d’azione, ma anche e sopratutto la strategia di ascolto e di analisi del campo. Come in ogni disciplina che ambisce ad essere scientifica bisogna prima misurare e poi agire e poi ancora misurare.

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Heineken USA ed il Facebook Social Advertising

Mark Zuckerberg fondatore di Facebook ha coniato un nuovo ternine per identificare un tipo di pubblicità differente da quella che conosciamo. Il Social Advertising è in realtà un termine vecchio che identificava, prima della fondazione di Facebook, la pubblicità rivolta alla sensibilizazzione del pubblico nei confronti di problemi di interesse generale: diritti persone e animali, fondi per la ricerca sulle malati etc.

Social Advertising di Facebook si basa invece sul fatto che le persone amano conversare e scambiarsi opinioni su tutto. Spesso al centro delle conversazioni ci sono Social Marker, come ad esempio borse, automobili, vacanze, programmi televisivi e profumi noti e famosi. Tutto può diventare oggetto di conversazione, meglio ancora se il Social Object è un Social Marker.

Se ad una festa oppure in treno tiriamo fuori l’ultimo gadget tecnologico o un paio di occhiali da urlo questo diventerà presto un argomento di discussione ed un tramite per rafforzare le nostre relazioni personali e quindi sociali: invidia, ammirazione, desiderio, apprezzamento, amicizie.

Il Social Marker non deve per forza essere un oggetto costoso come ad esempio iPhone di Apple. Il Social Marker può ad esempio essere la cartolina che spediamo agli amici e parenti per fargli sapere che stiamo bene e quanto sia abbronzante il posto. Nel caso della cartolina sarebbe meglio parlare di semplice Social Object.

In realtà un Social Marker può addirittura essere virtuale e non costare nulla e Heineken USA sembra aver compreso appieno proprio quest’ultimo aspetto. Facebook, infatti, consente di comprare piccoli oggetti (social objects) virtuali del valore di 1$ per fare regali: torte colorate in occasione dei compleanni dei tuoi friends; compleanni che sono prontamente segnalati su una barra laterale. Queste attività di relazione tra friends possono, inoltre, essere rese pubbliche.

Heineken USA nel caso della Premium Light Beer ha deciso di utilizzare il meccanismo delle Social Ads di Facebook permettendo a tutti di regalare (il costo è zero dollari) una bottiglia di birra Premium Light Beer virtuale. Notare che in questo caso il semplice Social Object diventa Social Marker per via della notorietà del brand Heineken.

E’ evidente che una bottiglia virtuale non rinfresca come una reale, ma sicuramente rafforza le relazioni. Relazioni che a scanso di equivoci vengono esaltate dal claim “Share the Good“.  Alla prossima uscita vera sicuramente i friends siederanno tutti insieme intorno ad una bottiglia di Premium Light.

Heniken USA sembra credere molto in questo meccanismo ed ha anche creato una fan page solo per la Premiun Light Beer cui sono iscritti in questo momento 941 fan.

Va detto infine che eventuali dubbi sull’eta legata alla pubblicità di alcolici sono risolti alla base da Facebook grazie ad un meccanismo di segmentazione che per mette di scegliere il proprio target in base ad alcune variabili tra cui l’età, che di default parte dai 18 anni.

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Catube ovvero l’arte stregonesca dei video virali

Virale. Questa parola che in ambito sanitario sarebbe temibile viene spesso citata in ambito marketing come qualcosa di auspicabile, il santo graal del marketing digitale.

Cha sia virale dunque. Ma che vuol dire virale? Quale è il ragionamento alla base dal marketing virale?

Per virale si sottintende un meccanismo dalla dinamica esplosiva, una reazione a catena, una crescita geometrica. Il concetto è mutuato dalla riproduzione dei virus i quali infettano un organismo e poi sfruttano e modificano il suo DNA per riprodursi in maniera esponenziale.

Uno spot, un video, un’ immagine possono essere replicati e diffusi in maniera “virale” appunto. Gli “untori” sono utenti, iscritti ad una community o ad un social network che “comunicano” con i loro friends tramite immagini paradossali, divertenti o grottesche.

Ma quali sono gli ingredienti affinché un video o un immagine possano mutare in oggetti virali?

  1. Momentum. La prima caratteristica è puramente meccanica. Il video deve essere facilmente replicabile, embeddabile, trasmissibile. Non ci devono essere impedimenti tecnici di sorta. Il “momentum” della visualizzazione e successiva replicazione da parte dello spettatore non deve essere perso. Il momentum è puro impulso come sanno bene gli ipermercati che mettono in bella mostra vicino alle casse caramelle, gelati e tutto ciò che è acquistabile d’impulso appunto.
  2. Content is King. Una volta resa facile la trasmissibilità dell’oggetto virale bisogna concentrarsi sul suo contenuto. Un video o una foto sono virali quando le immagini hanno un contenuto comico, buffo, erotico, grottesco. I soggetti più frequenti sono gatti, donne nude, donne grasse oppure cadute con esiti ridicoli. Il virale punta, tranne alcune eccezioni, alla sorpresa, all’incredibile; il virale parla alla pancia dello spettatore e quasi mai alla sua intelligenza.
  3. Viral boomerang. La “genuinità” di un video virale è un elemento importante e da non sottovalutare. I video che hanno successo sono spesso quelli non professionali, casarecci, quelli che sono stati caricati in maniera innocente, senza secondi fini. Una fattura del video troppo curata e professionale può essere persino controproducente. Un video professionale, come ad esempio gli spot pubblicitari, deve avere caratteristiche eccezionali altrimenti è meglio puntare sui soliti gatti fatti in casa oppure i bambini prodigio che ballano danzano e gridano per la gioia delle loro mamme e papà.
  4. Don’t take success for granted. I punti 1, 2 e 3 non sono sinonimo di successo del vostro bel video virale. Diffidate di quelli che dicono che fanno tutte le ciambelle con il buco. Il virale è ancora un’ arte e non una scienza. Dovete provare finche non imbroccate il filone o l’influencer giusto. Qui vale come per i pacchetti di gomme da masticare di tanti anni fa: ritenta, sarai più fortunato!

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Social Market in Plain English

Se un’immagine vale più di mille parole, quante ne vale un video? I social media e nello specifico i social network stanno rivoluzionando il modo di vivere internet. Un’ internet più sociale è un internet più umana e più utile.

La rapida socializzazione di internet rende immediata la possibilità di conoscere più persone in meno tempo, e da ai singoli la possibilità concreta di creare business reale.

Il mercato sebbene virtuale torna ad essere in parte quello di una volta, quello dei mercatini, delle piccole transazioni. La potenza della tecnologia applicata al modello orizzontale della rete privilegia il microbusiness e i microfinanziamenti facendo esplodere l’offerta garantendo al contempo la sopravvivenza delle nicchie di mercato.

Un immagine vale più di tante parole e quindi godetevi questo video realizzato da Common Craft.

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Conversazioni senza veli

Elastic la società fondata da Nicola Mattina sta organizzando per martedì 20 maggio 2008 un seminario che ha come argomento centrale il blog e le aziende. Qui la brochure con le informazioni ed il modulo di iscrizione.

Il seminario, destinato ai responsabili della comunicazione di aziende e organizzazioni non profit e ai consulenti marketing e della comunicazione, si propone di fornire ai partecipanti gli strumenti concettuali e operativi necessari a definire una strategia per l’impiego dei blog nell’ambito della comunicazione d’impresa e del marketing.

Questi workshop costituiscono dei momenti utili per caprire in che punto si trova la propria azienda e vista l’arretratezza comunicativa di molte società italiane e la loro difficoltà nel comprendere l’evoluzione del marketing, specie quando questo a che vedere con internet, credo sia interesse generale di chi si occupa di comunicazione e marketing valorizzare ed enfatizzare i pochi casi in cui anche qui Italia si affrontano argomenti come il corporate blogging.

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Intervista ad Henrik Rabell di Dating4u.it

Henrik Rabell è un giovane imprenditore danese di 34 anni che ha deciso di scommettere sull’Italia. La sua idea è quella di portare nel bel paese una formula di dating innovativa.

Allora Henrik parlaci di Dating4u.it.

Dating4u.it è la realizzazione di un sogno che ancora continua. Dating4u.it è una community online, ma visto che ormai parlano tutti di web 2.0 sarebbe meglio definirlo un Social Network, che ha come scopo principale quello di mettere in contatto tra loro i single. Donne e uomini, che vogliono incontrare qualcuno che sia il più possibile compatibile con il loro carattere e i loro interessi.

Spiegaci un po’ meglio come funziona Dating4u.it.

La community è strutturata in modo da rendere facile il contatto tra le persone. Questo avviene grazie a vari tool come ad esempio le 5 chat presenti sul sito. Una cosa che mi piace sottolineare è il fatto che su Dating4u.it gli utenti possono creare le Stanze.

In pratica se qualcuno iscritto a Dating4u.it è un amante del ballo, tanto per fare un esempio la Salsa, può creare una stanza dedicata a quel ballo latino americano. Se un utente di Dating4u.it scopre l’esistenza della stanza dei salseri ed anche lui un patito della Salsa, basta un click e farà parte di quella microcomunità.

Ogni utente può, inoltre, creare un suo blog dove può esprimere liberamente i suoi interessi e passioni.

Da quando è attivo Dating4u.it?

il sito di Dating4u.it è attivo da novembre 2007 con la versione beta, e siamo partiti il 10 aprile di quest’anno. Ma l’idea di Dating4u.it è nata quasi 3 anni fa. In questo periodo di tempo ho cercato investitori e partners.

Parlaci della struttura societaria di Dating4u.it

Dating4u.it srl è una società italiana gestita da Dating4u.it Holding aps. società danese. In entrambe le società ho la maggioranza delle quote. In Danimarca ci sono gli investitori tra cui anche un’ importante società che opera nel settore della moda.

Cosa ha di speciale Dating4u.it rispetto ad altri siti di incontri tra single?

Dating4u.it è la risposta danese a questo tipo di siti. La mission di Dating4u.it non è solo quella di fornire un luogo virtuale dove gli iscritti posono esprimersi liberamente creando stanze, blog, chattando oppure caricando foto.

Uno dei nostri punti forti, la via danese appunto, è quello di creare un ambiente fuori dalla rete con i nostri eventi per i single. Adesso gli eventi si limitano solo alla città di Roma, ma vogliamo farli in molte altre città italiane. La realtà virtuale che continua nella vita reale.

Naturalmente abbiamo in ballo molte cose, ma che per motivi strategici ora non ti posso rivelare.

Luca Sartoni ci ha gentilmente segnalato l’intervista ad Henrik Rabell realizzata da Intruders.TV Italia qualche tempo fa.

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Facebook in italiano

In questi ultimi mesi ci sono continue conferme del fatto che i social network stanno prendendo piede anche in Italia.

Gli ultimi dati interessanti sull’argomento italiani e internet 2.0 vengono da una ricerca di Forrester - via blog di Mauro Lupi - dove si evince che ci sono circa 10 milioni di lettori di blog e social network (definiti Spectators), 4,6 milioni che partecipano e commentano e quasi 3 milioni di Creators, ossia chi produce social contents (tiene un blog o carica video, musica o testo sui social network).

Uno dei fattori importanti che determinano la fortuna di un social network in un determinato paese è il suo livello di localizzazione, in pratica quanto questo si adatta agli usi e costumi del luogo dove il servizio viene proposto.

In Italia esistono molti esempi di social network molto conosciuti e frequentati. Lo scopo, il social marker, di questi network italiani è spesso il corteggiamento, l’incontro o addirittura l’amore.

Netlog e Badoo sono tra i primi e più in vista, con milioni di iscritti ma anche il danese, da poco trapiantato in italia, Dating4u.it mi risulta essere in fase di rapida crescita.

Il perno centrale della localizzazione di un software o di un servizio è la lingua. Nel caso di un paese come il nostro, dove la lingua inglese non è parlata dalla maggior parte della popolazione, questo fattore può essere addirittura un muro invalicabile, che riduce di molto le chance di sopravvivenza del servizio offerto.

Facebook, il social network con milioni di iscritti in tutto il mondo, in questo momento risulta avere 284.889 associati al network Italy, il che come numero non è proprio il massimo, considerando anche il successo riscontrato nel resto d’europa, UK in testa.

Facebook, molto probabilmente in consideranzione, del fattore limitante della lingua, ha deciso di introdurre anche in italia, la traduzione in lingua italiana dell’interfaccia utente e come nel caso del francese o del tedesco ha deciso di farsi aiutare dagli stessi iscritti, in un processo di cocreazione.

Vedremo nei prossimi mesi quanto la lingua è un fattore importante per lo svilupo  e la diffusione  in Italia di un social network o se ci sono altri fattori limitanti.

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Travelcamp

Travelcamp
Domani 15 marzo ci sarà preso la Fiera di Roma - quella nuova - il Travelcamp ovvero il BarCamp dedicato al mondo dei viaggi.

Tutte le informazioni necessarie per parteciapare le potete trovare qui.

Copio e incollo dal sito Wiki di Travelcamp:

Dopo la prima edizione nel 2007 torna a grande richiesta il Travelcamp. Il mondo del turismo ed in particolare la distribuzione dei servizi turistici ha e sta subendo cambiamenti epocali. Internet, le low cost, le commissioni zero hanno costretto le 10.000 agenzie viaggi italiane ed i tour operator ad adattarsi alle mutate condizioni. Ma ci si è mossi nella giusta direzione? E’ veramente cambiato qualcosa o ancora deve avvenire il vero cambiamento?

Per rispondere a questo e a tanti altri quesiti ci confronteremo durante il Travelcamp.

Parleremo quindi di:

* social networking e intelligenza collettiva
* GDS, e Internet Booking Engine
* Associazioni di categoria
* Certificazione e albo della professione

Qui di seguito blog o Social Network che segnalano l’evento:

ADV Italia

Innovazione e Turismo

Turismo Savona

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VooZoolander

Spesso nei film viene detta qualche frase che diventa famosa come:”Ma che ca**o di cinematografo è questo?” oppure “you talking to me?”. Queste frasi diventano spesso così celebri che vengono decontestualizzate e usate con gli amici per socializzare, così giusto per have fun.

Qualche dirigente della Paramount Pictures si sarà detto: perché non socializziamo pure noi? Detto fatto e così FanRocket, il cui fondatore è Danny Kastner, la società che ha avuto l’incarico di sviluppare qualcosa di molto sociale e che avesse come ingrediente i film della Paramount, ha tirato fuori dal cilindo VooZoo.

VooZoo? Questo è il nome fantasioso dell’applicazione Facebook, che racchiude un idea molto semplice e che quelli di FanRocket descrivono benissimo nel disclaimer. Hai qualcosa di molto grosso da dire? Proprio non resisti e lo devi dire a tutti i tuoi amici, vicini di casa, parenti, cugini e creditori? Ok questi lasciamoli stare. Bene vai su VooZoo cerca una clip di un film dove viene detta la frase giusta che rivela il “momentum” e inviala ai tuoi amici.

Ad esempio qualcuno ti deve dei soldi? Cerca “Show me the money!” all’interno di Voozoo e zacchete spedite la clip all’interessato e chi deve capire capisce.

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