Entries in the 'Televisione' Category

Italiano spachetti und telefonino

Lo stereotipo è spesso considerato come il metodo più rapido per far giungere un messaggio. Lo stereotipo è una forzatura, una generalizzazione o meglio una grave offesa nei confronti di un popolo intero.

Lo stereotipo però funziona. Una pubblicità che punta ad un target ampio e poco istruito non può andare tanto per il sottile e quindi cerca di confondersi con i gusti dello spettatore e cerca di accattivare la sua attenzione facendolo sorridere con colpi bassi e le solite battute sui diversi, quelli che non sono come noi.

La Repubblica online ha pubblicato un video di una pubblicità televisiva di una nota catena di distribuzione di elettrodomestici tedesca. In questa serie di spot Toni, che chissà perché si chiama come il calciatore italiano della Bundesliga, mostra tutti gli stereotipi di cui si può “macchiare” un italiano agli occhi di un tedesco medio.

Perché usare un italiano per pubblicizzare i televisori al plasma? Semplice, fra poco ci saranno gli europei di calcio e gli italiani sono campioni del mondo. In questo messaggio pubblicitario l’italiano diventa il simbolo stesso del calcio, che verrà trasmesso dai televisori al plasma comprati dai tedeschi nella nota catena di distribuzione di elettrodomestici.

Nello spot seguente Toni parla al cellulare con Otto, un suo amico, che gli chiede quanto costa un modello di televisore al plasma. Un commesso gli risponde che costa 799 Euro, Toni facendo la cresta gli dice invece che costa solo 1000 Euro, brutto cioè al lordo.

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Quarto potere

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My Digital Brothers

Il festival di San Remo, come succede sempre ad ogni stagione, ha catalizzato l’attenzione dei media. Questa volta però qualcosa si è rotto e la notizia vera è che San Remo non fa più gli ascolti di una volta. Ma una volta era una volta, appunto e ora molte cose sono cambiate. Potrei liquidare la cosa dicendo: ecco avete visto? La televisione è morta o morente.

No non basta c’è di più e la cosa sorprendente è che uno che ha capito un aspetto importante della questione è proprio Pippo Baudo. In uno speciale su San Remo 2008 che si trova su Repubblica online viene riportata un’ affermazione molto interessante del popolare conduttore:”Chi arriva alla mia età deve interrogarsi su dove va la tv e su come va fatto lo spettacolo in Italia. Ad esempio, molta gente va su YouTube a guardarsi stralci del Festival, quindi c’è un contatto succedaneo che in futuro andrà computato”. Tutto chiaro?

La televisione specialmente quella generalista non ha problemi di contenuti, al contrario di quanto certi esperti vanno dicendo in giro. La gente infatti continua a vedere e commentare gli stessi contenuti su internet, segno che forse che gli stessi programmi non sono così disprezzati dalla gente come si vorrebbe far credere. Certo ci sono altri media con altri contenuti a fare concorrenza, ma il nocciolo del problema non sta qui.

Un modo per comprendere bene la questione è focalizzare la nostra attenzione sul rapporto tra la tecnologia e la dimensione spazio temporale degli esseri umani. In breve è evidente a tutti che l’evoluzione tecnologica ha ridotto enormemente le distanze. Il telefono, internet, gli aereoplani e i treni sempre più veloci stanno contraendo lo spazio e ci permettono di raggiungere luoghi e persone in sempre più meno tempo. Lo spazio intorno a noi si sta contraendo quindi.

E Il tempo? Il tempo è invece bloccato, inespandibile, insufficiente. Le telefonate, le email, le notizie, gli impegni, gli appuntamenti arrivano sempre più rapidamente. La giornata è però ancora solo di 24 ore.

La televisione ha un grosso difetto, che sta diventando sempre più un macigno: il palinsesto. L’idea di imporre a milioni di persone super impegnate di vedere tutte contemporaneamente lo stesso programma a quella particolare ora del giorno è un suicidio. Il secondo grosso difetto della TV è che ci impone di stare nella stessa stanza per svariate ore e questo è un aspetto non da sottovalutare, anzi è l’elemento su cui andrebbe incentrata quasi tutta la discussione.

L’ipod e gli smart phone, sono due tecnologie sviluppate da chi ha ben compreso che viviamo in un epoca in cui le persone devono e vogliono gestire il proprio tempo in quanto “risorsa” sempre più limitata. Non siamo noi che dobbiamo seguire la tecnologia (TV), ma è la tecnologia che deve seguire noi nello spazio (ipod, cellulari) e nel tempo (YouTube). Gli strumenti tecnologici che ci permettono di gestire meglio il tempo sono appunto quelli che appaiono ai nostri occhi come soluzioni vincenti. Queste tecnologie ci permettono di modificare lo spazio-tempo e far si che tutto venga verso di noi e non il contrario.

Stiamo vivendo, quindi, una vera e propria rivoluzione economica, oltre che tecnologica, che potremmo chiamare myconomics. Myconomics è un’ economia in cui tutto è il risultato di una personalizzazione operata dagi utenti. I prodotti vengono modificati, i prodotti seguono i clienti, i film vengono visti e le canzoni vengono ascoltate solo quando decidono loro.

Gli effetti di questa nuova economia della personalizzazione ad oltranza si cominciano a vedere anche in internet e nelle applicazioni dei sistemi operativi. Nessuno ha più tempo di visitare siti, blog o portali. Il tempo è limitato e quindi tutto si deve aggregare. Io non vengo più da te ma sei tu che mi devi fornire un strumento, vedi RSS feed, per consultarti dove e quando voglio io. Gli aggregatori, i reader non sono però, più sufficienti e il problema si sta trasferendo rapidamente anche sui social network. Netvibes inventato da Tariq Krim è una prima risposta a questa esigenza di ulteriore concentrazione e personalizzazione. Netvibes, cercando di ossequiare la nostra voglia di personalizzare tutto, ci fa l’occhiolino e ci offre di fare a pezzi i programmi e le applicazioni. Perchè avere il tutto quando si può avere solo una parte?

I programmi vengono ormai frantumanti in schegge anche sui sistemi operativi di Apple e su Vista di Microsoft e a seconda dei casi le schegge intelligenti si chiamano widgets o gadgets.

Per tornare alla televisione c’è quindi un modo per salvarla? Forse sì, farla a pezzi, scusate a widgets.

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Internet colpisce ancora

Questa mattina sul sito di La Repubblica appare questo titolone:”La televisione si arrende a internet. Il 2008 sarà l’anno del sorpasso”. Leggendo l’articolo scritto da Jaime D’Alessandro si scopre che secondo una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen il 54 per cento degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai al piccolo schermo preferisce di gran lunga il web. Il campione intervistato rivela che:”La maggior parte di loro naviga in rete fra le otto e le 11 di sera, cioè durante la cosiddetta prima serata, così importante per i network televisivi”. Continuando a leggere l’articolo si scoprono altre cose molto interessanti, ma quello che qui mi preme segnalare è l’opinione di Layla Pavone, presidente della Interactive Advertising Bureau (l’associazione che rappresenta i più importanti gruppi impegnati nel mercato della pubblicità digitale). Le sue parole testuali sono:”Non credo che la Rete sostituirà completamente la televisione, perché non credo che un mezzo di comunicazione possa essere soppiantato da un altro diverso. Al massimo convivono. È in atto però una trasformazione che da noi fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50 per cento degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv. Un business enorme. E c’è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi in termini di contenuti non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori”. Ho evidenziato le frasi di Layla Pavone che per me sono cruciali.

Come volevasi dimostrare, qui ancora siamo convinti che internet sia un medium complementare alla televisione. Eppure mi sembra abbastanza evidente che la televisione, la radio e i giornali sono assimilabili ad uno stesso modello, uno-molti non interattivo, che è completamente differente da quello di internet. Insisto sul fatto che il tempo è sempre più una risorsa limitata e che se ci viene data l’opportunità di scegliere come gestirlo optiamo per il mezzo di comunicazione che più ci rende partecipi.

Il concetto si comprende meglio se mettiamo a confronto la televisione con un mezzo antico come il telefono. L’errore grossolano che continuiamo a fare è che consideriamo il telefono come un semplice strumento di comunicazione. Il telefono, fisso o mobile che sia, è in realtà una forma di entertainment che ci rende partecipi in prima persona. Il telefono inoltre è time consuming e di questo fatto ne sanno qualche cosa le compagnie telefoniche. Il telefono è in concorrenza con la televisione e con tutte le altre forme di intrattenimento: o si telefona o si guarda la tv, non si scappa.

Ecco, internet è il telefono all’ennesima potenza. Per cui inviare email divertenti agli amici è entertainment, personalizzare la propria pagina MySpace è entertainment, far scontrare i propri zombie o vampiri o fare poke su Facebook è entertainment, uploadare le proprie foto su Flickr è entertainment, scrivere un post sul proprio blog è entertainment, cercare contatti su LinkedIn è entertainment, organizzare una pizza tra amici usando internet è entertainment.

Diciamoci la verità, fare la patata davanti alla televisione ci diverte ancora così tanto?

Weird Al Yankovic - Couch Potato

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La guerra dei mondi

Il 25 dicembre 2007 potrebbe essere ricordato come un giorno simbolo per il mondo dei media. L’annuale discorso della regina Elisabetta II è stato infatti trasmesso per la prima volta su un canale YouTube. Eppure, pensandoci bene, questo evento non è altro che la conferma di un trend mondiale in cui UK figura in Europa come la nazione all’ avanguardia. YouTubeQueen
Sarei ben contento di definire il trend, questo spostamento dei contenuti e delle informazioni verso il modo digitale come una semplice evoluzione, credo però che il termine più corretto da usare sia “conflitto”. Uso questa parola drammatica perché ritengo che l’avvento della rivoluzione digitale sta determinando una transizione di stato il cui risultato finale sarà, prendendo a prestito un termine dell’epistemologia, un cambiamento di paradigma. Un cambiamento che viene rafforzato giorno per giorno dalla struttura fisica di internet.

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, così recita il principio di Newton; ne consegue che se le rivoluzione digitale ha come “scopo” finale un mondo nuovo, un nuovo paradigma, ci sarà qualcuno che reagirà resistendo e attuando la controrivoluzione per mantenere lo status quo.

La coda lunga descritta da Chris Anderson, viene spesso citata come l’esempio di come è e di come sarà il nostro futuro di consumatori, inclusi i consumatori di informazioni. Un meraviglioso futuro prossimo dove tutte le nicchie avranno il loro spazio, il loro posto al sole e tutto questo persino a costi contenuti. Ora se la smaterializzazione dei prodotti, conseguente alla loro “digitalizzazione”, è un fatto talmente evidente da essere incontestabile vi è però un rovescio della medaglia, che a mio avviso, non è altrettanto chiaro. La teoria della coda lunga dimostra che una risorsa come lo spazio può divenire illimitata o quasi e che più scelta è meglio che nessuna scelta. Eppure in tutto questo bel ragionamento ci si dimentica facilmente che cè una risorsa che è e continuerà ad essere scarsa. Una risorsa che diventerà per noi sempre più importante perché sempre meno disponibile. Una risorsa con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni: Il tempo.

Limitando il discorso alla semplice informazione, la digitalizzazione dei contenuti e la loro diffusione su internet ci ha messi di fronte ad una possibilità di scelta pressochè infinita. Il nostro tempo è invece limitato. Esistiamo, mangiamo, lavoriamo, dormiamo ed il tempo che ci resta lo dedichiamo a sapere cosa accade nel mondo oppure a distrarci dalla noia della vita vedendo qualche film, magari in DVD perchè non abbiamo tempo o di andare al cinema. Il tempo è la nostra acqua potabile o il nostro petrolio. Chi vuole venderci un film, uno spettacolo, un telegiornale è perfettamente conscio del fatto che noi il “petrolio” lo vendiamo a caro prezzo e che la nostra attenzione, leggi tempo dedicato, si può dissolvere come neve al sole in un battito di click. Questo fatto genera una resistenza da parte degli editori uguale e contraria al fine di mantenere lo status quo economico. Un aresistenza che porta al conflitto con tutti quelli che sono fautori della rivoluzione digitale.

Nonostante l’esistenza di questo conflitto sia un fatto forse tutto sommato comprensibile e prevedibile da parte di molti, non appare così altrettanto evidente la sua portata. Molto spesso si dice che la TV non ha determinato la scomparsa della radio, che a sua volta non ha determinato la scomparsa dei giornali, per cui ragionevolmente anche internet diventerà semplicemente un nuovo medium. Il Rapporto Annuale 2007 del censis sembrebbe confermare quest’idea, il comunicato stampa afferma infatti:”La rivoluzione digitale continua. Oggi abbiamo già a disposizione 8 diversi media e ben 20 modalità alternative di accedervi. Vecchi e nuovi media convivono perfettamente nelle scelte delle persone, amplificando ulteriormente gli accessi individuali al mondo dei media.” Lo stesso rapporto continua:”La televisione tradizionale risulta sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, ma la tv satellitare raggiunge il 27,3% e la digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni” e ancora:”Nel 2007 gli utenti della televisione in generale sono passati dal 94,4% al 96,4% della popolazione, rafforzandone ancora di più la natura di medium universale. La tv satellitare, in un anno, è passata ad attirare dal 17,7% al 28,3% degli utenti di tv, il digitale terrestre dal 7% al 13,9% e anche tutte le altre forme di tv fanno notevoli passi in avanti”. Si potrebbe quindi pensare che la pace dei media regna sovrana e che tutti vissero felici e contenti. Sbagliato, le cifre sono esatte ma le conclusioni sono completamente sballate.

Facendo anche finta che fenomeni come il noto Paradox of Choice evidenziato da Barry Schwartz non esistano, rimane del tutto evidente che il dato 96,4% della popolazione registrato dalla televisione generalista avrebbe un significato importante se questa fosse l’unico medium. Peccato che le cose non stiano così. Se il numero dei media aumenta la loro fruzione da parte degli utenti diviene per forza di cose frammentata nel tempo. Aggregare insieme nello stesso campione persone che vedono per mezz’ora al giorno un solo canale e persone che vedono per più ore diversi canali e poi dire che questi vedono la televisione generalista è, almeno dal punto di vista marketing e pubblicitario, un completo nonsense. Un dato completamente inutile. Al contrario le cifre del rapporto dimostrano che il conflitto tra i nuovi media e quelli classici è appena iniziato.

Aggiornamento.

Tommaso Tessarolo  conferma in un suo post lo stato della televisione generalista e afferma:”Sta di fatto che nonostante lorsignori continuino a negarlo la tv per tutti sta perdendo colpi ad una velocità imbarazzante. Tiene ancora 1/3 della popolazione italiana, che tanto per ricordarlo per oltre il 60% ha al massimo la scuola media. Quindi tiene una fetta importante di popolazione, facilmente condizionabile e quindi molto importante (e qui non stiamo parlando di target commerciale). Ma, pur stando facendo di tutto per mantenere l’italica stirpe nella maggior ignoranza possibile anche alienandola coattamente dall’ingresso ai servizi della Rete, l’establishment deve prendere atto che un cambiamento radicale è in atto

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I’ve seen things you people wouldn’t believe

Così recita nel suo famoso monologo il replicante Roy, nel film Blade Runner. Il mondo attuale vive sussulti, anche violenti, perché viviamo in un periodo storico di transizione che va dritto nella direzione di uno dei mondi descritti da Roy. Uno dei fattori scatenanti dei grandi cambiamenti e troppo spesso considerato l’imputato numero uno nei salotti televisivi, è la Rete. Internet è per noi, infatti, il nuovo mondo, le nostre Americhe. Un luogo da conquistare ed esplorare, pieno di selvaggi pericolosi.

I primi coloni ad accorgersi che nel nuovo mondo le regole della comunicazione sono diverse da quelle fino ad ora utilizzate sono le grandi corporation. La pubblicità classica su internet non funziona più. I coloni sono agitati e le loro guide indiane, i centri media, le agenzie di pubblicità e gli editori, non sono certo di aiuto. Troppo whisky, direbbe qualche patito dei vecchi film western.

I segnali ci sono tutti, stiamo per assistere a qualche big bang della comunicazione. La storia e la biologia ci insegnano che i cambiamenti, quelli veri e non le mode, sono sempre repentini e violenti e fanno morti e feriti.

Le corporation stanno, infatti, per sbarazzarsi degli editori e delle agenzie pubblicitarie. Trevor Edwards, Nike’s corporate vice president for global brand and category management, in un articolo del New York Times afferma:”We’re not in the business of keeping the media companies alive” e aggiunge:”We’re in the business of connecting with consumers”. In pratica è come se avesse detto toglietevi di mezzo che mi ostruite il passaggio. Sempre nello stesso articolo vediamo che nei fatti è stata fatta una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti dei media. L’anno scorso la Nike ha investito solo il 33 per cento dei 678 milioni di dollari del budget dedicato alla pubblicità USA negli spot televisivi e nella comunicazione tradizionale. Ok, Do not panic, forse è solo Nike. Come? Non credete che sia solo la Nike a ragionare così, vero? Fate bene.

IBM, il colosso dell’informatica ha pubblicato uno studio, che ha coinvolto più di 2.400 consumatori e 80 esperti di advertising, che indica come siamo molto vicini a the end of advertising as we know it. In agosto il gigante di Armonk aveva già dimostrato l’inesorabile declino della TV come media principale. Ora il recente survey ci informa che se i maggiori player coinvolti nell’advertising non cambiano rapidamente registro le cose si potrebbero mettere molto male:”Traditional advertising players risk major revenue declines as budgets shift rapidly to new, interactive formats, which are expected to grow at nearly five times that of traditional advertising. To survive in this new reality, broadcasters must change their mass audience mind-set to cater to niche consumer segments, and distributors need to deliver targeted, interactive advertising for a range of multimedia devices. Advertising agencies must experiment creatively, become brokers of consumer insights, and guide allocation of advertising dollars amid exploding choices. All players must adapt to a world where advertising inventory is increasingly bought and sold in open exchanges vs. traditional channel”

In Italia? Che succede nel bel paese?

Fulvio Zendrini, senior vice president advertising and image del gruppo Piaggio, afferma in un’ intervista che trovate su DailyOnline:”La televisione tradizionale è morta e sepolta. L’ho detto sette anni fa al Convegno nazionale della pubblicità a Roma e mi hanno dato della “Cassandra”. Adesso Mediaset sta cercando di correre ai ripari perché la gente non guarda più la tv tradizionale. Le televisioni tematiche si stanno nello stesso tempo sviluppando enormemente, mentre internet costruisce le proprie televisioni, You Tube imperversa, il quotidiano “La Repubblica” ha attivato la televisione all’interno del suo sito e altri quotidiani puntano molto sull’informazione online. Ritengo che stia veramente cambiato tutto e chi non sa o non ha saputo adeguarsi a questi mutamenti epocali adesso è morto.” In rete, su blogosfere si trova anche un’intervista video, sempre a Fulvio Zendrini, che ritengo molto efficacie.

Vale la pena di leggere il pensiero di Emanuele Bruno, direttore responsabile del settimanale Pubblicità Italia, il quale nell’editoriale del numero 38 di Pubblicità Italia afferma:”La penetrazione delle reti generaliste nel giorno medio sul target individui nel periodo che va dall’uno settembre alla fine di ottobre è calata dal 14% del 2006 - che pure veniva considerato un dato basso, provocato dalla eccezionale situazione di bel tempo dell’anno passato - fino al 13,6% del 2007. Un -0,4% di rating che in termini di ascolti si traduce in un ammanco di poche decine di migliaia di spettatori, ma che se invece si considera il prime time si traduce in un passivo vicino a quota 800.000. Quello che pare affermarsi è cioè un trend per cui, come negli Usa, il progressivo restringimento delle audience della tv generalista (sotto l’attacco dei nuovi media), finisce per non ridurre più di tanto la quota d’introiti pubblicitari del mezzo. Per ora”.

Per ora, appunto.

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Tutto quello che avreste voluto sapere su Fandango ma…

Chi in Italia non conosce Fandango alzi la mano. Alzi la mano pure però chi con una parola sola riesce a dire che fa…ndango. Uno potrebbe dire che Fandango è una casa editrice e Ok. Altri però potrebbero sostenere a ragione che Fandango è anche una casa di produzione cinematografica. Alcuni potrebbero obbiettare:”il fatto che è anche una società di distribuzione lo vogliamo dire?”.

Basta così? No c’è dell’altro.

Fandango fa pure il caffé, non nel senso di Illy però. Nel centro storico di Roma c’è infatti un Caffè . Il Caffè si chiama..indovinate un po’? Beh quello ve lo potete trovare da soli, altrimenti Google che ci sta a fare?

Stando a quello che dice Johnny Palomba sembrerebbe che Fandango sia anche un posto molto strano. Johnny Palomba afferma:”Affandango la gente normale nun cestà. Affandango so tutti amici tutti fratelli tutti che se voiono bene che se amano però affandango tutti girano co un cortello in saccoccia perché nunsesà mai. Affandango ce vié laggente strana che vò fà ercinema e che se sveia la mattina eddice io faccio ercinema e sò scrive e mo vado affandango faccio unfirm e vinco losca. Anzi, vinco losca prima defà irfirm”.

Johnny Palomba, che a me fa pensare a Niki Lauda post incidente, è un tipo le cui origini sono misteriose ed è conosciuto nell’ambiente specialmente per le sue “recinzioni” cinematografiche.

Ok tenendo bene a mente l’opinione del Palomba, c’è da sapere che Fandango ha anche una radio online, powered by Tiscali. La radio si chiama Radio Fandango. Ecco se vi piace ascoltare i discorsi di gente come il su citato Johnny o musica molto particolare, Radio Fandango fa proprio il caso vostro. Se poi decidete di andare a vedere il sito di Radio Fandango e vi capita di trovare le foto di uno con la faccia mascherata e con occhiali da sole sopra, non vi spaventate perché quello è proprio Johnny Palomba.

Ora sembrerebbe finita qui e invece no! Fandango recentemente è sbarcata in forze nel web 2.0. Dove? Come? Fatevi un giro su MySpaceTv o su YouTube e vedrete con i vostri occhi 2.0 e sentirete con le vostre orecchie 2.0.

Bene visto che siete arrivati fino a qui vi meritate una notiziona. Questa informazione l’ho lasciata per ultima perchè è veramente una chicca. Qualcuno molto ben informato, una fonte sicura di cui non posso rivelare l’identità, mi ha detto che Fandango sta lavorando ad una cosa super segreta, che dovrebbe vedere la luce fra circa due mesi. Alcuni indizi farebbero pensare a qualcosa legato ad internet, ma la fonte nonostante le mie insistenze non si è voluta sbilanciare troppo o meglio non mi ha voluto dire di più.

Stay tuned. Be smart.

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L’inizio di una nuova eva?

Ieri sera, complici il clima mite di questi giorni ed un boccale di birra teutonica, lo scambio di idee e impressioni su marketing, investimenti e nuove tecnologie, che normalmente mi trovo ad avere con persone addette ai lavori è stato più piacevole del solito. In questi giorni sto preparando il terreno per alcune interviste e una di queste avrà come mio interlocutore proprio la persona che ho incontrato ieri sera e cioè Tara Lyn Kelly.

Tara Lyn Kelly, insieme a suo marito Francesco Sullo, è la co-fondatrice di una web start-up il cui nome è PassPack. PassPack è un progetto di respiro internazionale, con clienti in tutto il mondo, che ha come obiettivo quello di risolvere in maniera sicura ed efficiente il problema di avere tante, troppe password per accedere ai servizi online.

Chi è abituato al web 2.0 potrebbe essere tentato di pensare subito a PassPack per gestire le sue password per accedere a FaceBook o MySpace, in realtà la questione, come mi ha illustrato Tara, è molto più complessa e in alcuni casi ha dei risvolti addirittura incredibili. Ogni giorno tutti noi accediamo, utilizzando una password, ai nostri conti bancari, postali e assicurativi. Sempre più nel futuro dovremo usare password per accedere ai vari servizi, password sempre più complesse per evitare il pericolo del furto della nostra identità. L’identità è una questione cruciale e pone problemi non di poco conto come la condivisione all’interno di uno stesso gruppo familiare di alcune password. Tara mi ha spiegato, ad esempio, che negli USA se un padre va a prendere un bambino a scuola e non conosce la parola d’ordine fornita dalla madre non può riportare suo figlio a casa. Avremo però modo di affrontare meglio la questione delle password e del servizio offerto da PassPack in futuro.

Tara Lyn Kelly è una persona piacevole, ché sa ascoltare, ma che allo stesso tempo si dimostra determinata e con idee molto chiare. La cosa per me importante da sottolineare però è che Tara oltre ad essere un’ imprenditrice e una designer, sposata ad un bravo musicista, è sopratutto una donna e questo vale doppio. In un mondo civile questa osservazione sarebbe del tutto banale. Le quote rosa, che non ci sono, stanno lì a dimostrarare che questo paese si ricorda delle donne solo l’8 marzo, ovvero il giorno che potremmo definire come l’11 settembre delle donne.

Tara non è però fortunatamente l’unica donna che crede in quello che fa.

Proprio ieri sera infatti Livia Iacolare ha lanciato il suo italianissimo Intruders TV e di questo debutto siamo tutti contenti. Siamo contenti perché Livia Iacolare è un’ italiana che lavora in un team internazionale, siamo contenti perchè Livia è napoletana, siamo contenti perchè finalmente “donna sola” non è più sinonimo di sconfitta, ma vuol dire donna che da sola mette tutte le sue energie per raggiungere un risultato.

Finale in crescendo.

Per la prima intervista di Intruders TV, Livia ha scelto una donna: Amanda Lorenzani.

Amanda Lorenzani è la responsabile della versione britannica di Excite, l’organizzatrice delle Girl Geek Dinners in Italia e l’editor di Blognation Italy - Blognation, per chi ancora non lo sapesse, è un network di blogger professionisti, che insieme riportano le ultime notizie sul web 2.0, sul mobile e sulle start-up di tutto il mondo.

Dopo mesi di monopolio comunicazionale, mesi in cui si potevano ascoltare solo le opinioni di seriosi e barbuti esperti di tecnologia e sociologia della rete, vediamo finalmente un’intervista vibrante in cui si percepisce tutto il sapore della prima volta, un intervista emozionata e noi emozionati insieme a loro perché assistiamo ad un piccolo sbarco sulla Luna.

Insomma un piccolo passo per Livia e Amanda un grande passo per l’ Italia tutta, non solo quella delle donne.

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Intervista a Livia Iacolare di Intruders TV

Qui di seguito l’intervista alla giovane ed energetica Livia Iacolare di Intruders TV:

Cosa è Intruders TV e di cosa si occupa?

Intruders TV è un video network internazionale (al momento siamo presenti in Francia, Gran Bretagna e USA) il cui scopo è quello di esplorare l’ecosistema Web e capirne le dinamiche interne. L’aspetto che più ci interessa è quello relativo all’imprenditoria online, un fenomeno che è nato negli Stati Uniti e che si sta rapidamente espandendo in Europa e in Italia. In sostanza realizziamo interviste a imprenditori e sviluppatori di applicazioni per il Web, tutto ciò senza trascurare l’aspetto “pop” di Internet, che si esprime in un particolare interesse per la blogosfera e la sua evoluzione. Oggigiorno è semplice creare un video blog, ma lo scopo di Intruders TV è quello di agire come una squadra di reporters che sono innanzitutto degli imprenditori di se stessi: non vogliamo essere considerati dei geeks con la telecamera.

Perché secondo te è importante il lavoro di Intruders TV?

Credo che sia interessante conoscere da vicino le persone che stanno attuando la rivoluzione di Internet, comunemente definita “Web 2.0”. Chi sono veramente questi individui, da dove vengono e dove vanno? Ma soprattutto: come sono riusciti a realizzare i loro sogni? L’obiettivo principale di Intruders TV è quello di raccogliere informazioni che possano essere utili a tutte quelle persone creative che hanno delle idee ma non sanno come concretizzarle (magari perché non hanno i finanziamenti necessari), nonché a quegli imprenditori che stanno pensando di lanciarsi alla conquista del mercato di Internet ma non sanno esattamente come muoversi.

Hai già un idea di come verrà accolta in Italia una televisone come Intruders TV?

Credo che in Italia ci sia bisogno di stimolare positivamente quelle persone che ancora diffidano del potenziale di Internet e delle possibilità offerte dalla Rete. Mi riferisco ai grandi media così come ai singoli individui. Noi italiani siamo generalmente considerati delle persone creative e audaci e il mio desiderio è quello di mostrare, tramite Intruders TV, che possiamo esserlo anche quando si tratta di Internet. Cercherò di proporre contenuti vari, tra cui interviste, video test di applicazioni per il Web, reportages e una rassegna stampa periodica. Saranno poi gli spettatori a giudicare e spero che non mi faranno mancare il loro prezioso feedback.

La versione UK di Intruders TV ha presentato in questi giorni un intervista a James Alexander co-fondatore di Zopa il servizio rivoluzionario di prestiti online che aprirà i battenti anche in Italia. Pensi di intervistare i responsabili della versione Italiana?

Certamente, non vedo l’ora! E sarà anche interessante raccogliere le opinioni della gente per strada, come ha fatto il mio amico Eugene Tsyrklevich. Sono certa che i passanti Italiani sapranno essere più coloriti e vivaci delle genti d’Oltremanica.

Ci puoi anticipare quando avverrà il lancio della versione italiana o è top secret?

Stavo programmando di mettere il sito online in occasione del RomagnaCamp (di cui Intruders TV è media partner) ma non sono sicura di farcela, quindi non garantisco niente. Tra l’altro preferirei esordire con dei contenuti freschi (penso, ad esempio, alle interviste che sicuramente registrerò nel corso del suddetto barcamp). Per ora sto preparando degli screencasts di alcune applicazioni per il Web. Vedremo come si mettono le cose, ma di sicuro il tutto avverrà entro la fine di Settembre. In ogni caso il RomagnaCamp mi consentirà di mettermi all’opera e di presentare il progetto alla comunità dei bloggers italiani: farò tesoro di tutti i loro suggerimenti.

Ci puoi dire qualcosa sul modello di business di Intruders TV? Pubblicità o altro?

Intruders TV è nato come un progetto auto-finanziato e ora stiamo sperimentando diversi modelli di pubblicità, sia sui siti che all’interno dei video. Al momento abbiamo all’attivo diverse partnerships con networks di qualità, tra cui blognation di Sam Sethi. Presenzieremo a tutti gli eventi relativi al Web, in Europa e oltreoceano, e questo ci consentirà di prendere un bel po’ di contatti. Il prossimo è il Facebook Debate che si svolgerà a Londra nel mese di Ottobre, al quale parteciperemo come media partner. I primi finanziamenti esterni stanno già arrivando e li investiremo principalmente nell’acquisto della strumentazione tecnica.

Parliamo di Livia Iacolare, mi risulta che tu sia l’unica donna del gruppo o sbaglio? Se è vero che ne pensi?

Si, a quanto pare sono l’unica e anche la più giovane (il che non mi disturba affatto). I ragazzi sono dei gentiluomini e sono sempre aperti al confronto. Credo che non dispiacerebbe a nessuno avere altre ragazze nel team e, sinceramente, mi auguro che questo accada presto. La presenza di una o più donne può fare la differenza.

Il team internazionale di Intruders TV ha ingaggiato Livia Iacolare, una napoletana, una ragazza del sud e questo fatto credo dovrebbe essere un grande motivo di orgoglio per te e per i ragazzi napoletani e del sud in genere, che ne pensi?

Sicuramente ne sono felice e spero che sempre più persone, indipendentemente dalla loro collocazione geografica, si appassionino a questo tipo di lavoro, che è veramente entusiasmante e consente di viaggiare e conoscere il mondo fuori e dentro Internet. Il più grande motivo d’orgoglio per una persona è avere una passione e riuscire a darle spazio.

Come hai conosciuto Intruders TV? Li hai contattati tu? Raccontaci.

Il mio caro amico Michael Pick, insieme al quale ho scritto per un anno e mezzo sull’edizione inglese di MasterNewMedia, ha parlato di me a Vincent Camara (co-fondatore di Intruders TV), il quale stava cercando delle persone che potessero curare l’edizione italiana del network. Vincent mi ha contattata, ci siamo incontrati a Londra e gli ho mostrato quello che ho fatto negli ultimi due anni sul sito di Robin Good e su Mashable. Evidentemente ne è rimasto soddisfatto e mi ha detto “benvenuta a bordo!”

Il tuo lavoro in cosa consiste di preciso? In parole povere fai tutto da sola: riprese, montaggio, testi per le interviste?

Faccio tutto da sola, ma i ragazzi del team a Londra mi aiutano con il montaggio. Per adesso collaboro alla preparazione di alcuni video per l’edizione britannica e non vedo l’ora di cominciare a preparare e a montare le mie interviste.

I servizi li decidi tu in autonomia o ti raccordi con le altre componenti internazionali di Intruders TV?

Pur avendo una base comune, ogni editor decide da sé i contenuti della propria edizione. Questo perché si presuppone che ciascuno conosca il pubblico al quale si rapporta e quindi sa già cosa potrebbe piacere e in che stile presentarlo. Faccio un esempio: l’edizione britannica propone solo interviste a imprenditori e sviluppatori perché il contesto locale lo favorisce; nell’edizione francese i contenuti sono più vari, anche perché è curata da Thierry Bézier, uno scanzonato video blogger (nonché co-fondatore di Intruders TV) che aveva già un suo seguito prima del lancio di questo progetto. La mia linea editoriale e il mio stile personale terranno conto di tutto ciò.

Come è la giornata tipo di un editor di Intruders TV?

Beh, il vero lavoro deve ancora cominciare… riparliamone tra qualche settimana, quando le occhiaie si espanderanno a dismisura e saprò darti indicazioni più precise.

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Mi si sono ristretti i ragazzi

Qualche giorno fa, per la precisione giovedì 23 agosto la Nielsen Company ha pubblicato sul suo sito un rapporto che fotografa lo stato della televisione negli USA, un rapporto valido per la stagione 2007-2008. Questo rapporto mostra sia l’incremento del numero di apparecchi televisivi nelle case americane sia la distribuzione del numero degli spettatori divisi per fascie di età. Nel caso foste interessati a guardare la fonte diretta Nielsen il rapporto è scaricabile qui.

Analizzando i numeri sembrerebbe che sia stimato un incremento del numero di televisori per famiglia del 1.3% rispetto alla passata stagione 2006-2007. Più televisori significa più spettatori ed una conferma viene dal fatto che nella fascia di età 55-64 l’incremento degli spettatori stimati è addirittura del 3.8 %.

Sento già i commenti:”Visto che ti avevo detto, la televisione è morta di qua, la televisione è defunta di lì”. Discorso chiuso quindi? No perché c’è il trucco sotto. Se si guarda con più attenzione si nota che la fascia di età degli adolescenti (12-17) è in controtendenza e per la prima volta cala dello 0.4%.

Ops… i gggiovani non guardano più la televisione, della serie:”Mamma io esco, non mi aspettare per la dinner”. Vabbè sò ragazzi, quando torneranno a casa sicuramente si piazzeranno davanti alla tele sintonizzati a palla su MTV. E invece no, completamente immersi in un tripudio multitasking, tra le ventimila attività saranno impegnati a scrivere sulla pagina MySpace del loro ennesimo friend thanks for the ad o a giocare al piccolo Spielberg uploadando phone video su YuoTube.

Alla fine di ogni dimostrazione di un teorema di matematica il mio professore esclamava CVD, come volevasi dimostrare.

nielsen-us-tv-2007-2008-demographics

La tabella precedente - fonte Marketing Charts - è la stessa che si trova nel rapporto della Nielsen Company.

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