Archive for the ‘YouTube’ Category

10 fottute ragioni per non perdere il treno dei Social Media

23 February 2010, di Roldano De Persio

Cosa diavolo sono i Social Media? Tutti ogni giorno per svago o per lavoro usano i Social Media come Facebook o Twitter. Quanti di noi però sarebbero in grado di dirlo in solo due minuti?

Guarda questo video e capirai molte cose, magari per te è solo un minestra riscaldata o magari ti si aprono gli occhi. Ti costa solo 2 minuti della tua vita.

Video Social Media Song: Crazy Little Thing The Web

4 January 2010, di Roldano De Persio

Oggi grazie alla rete o meglio grazie a Maurizio Goetz e grazie anche a Catepol ho scoperto un video sulla rete che dice molto su cosa è Internet nel 2010. Il video è una canzoncina scherzosa ed affettuosa che ha come soggetto proprio il Web ormai diventato Social Media Web o Social Web.

Quale futuro per YouTube?

21 December 2009, di Emanuela De Vecchi

Prevedere le tendenze del mercato è il terreno su cui i marketers giocano le loro principali sfide. Arrivare primi e anticipare la concorrenza può significare essere leader di settore, avviare nuovi business e conquistare nuovi clienti. I campi su cui si concentra una grande attenzione continuano ad essere i social network, con Facebook in testa, seguito da Twitter e YouTube. 

E’ recente la notizia che negli USA YouTube abbia preso accordi con le principali tv mainstream per la trasmissione di episodi di serie tv in streaming. La presenza delle tv generaliste all’interno di YouTube si fa sempre più pressante rivelando la natura duale di YouTube, che vede da una parte gli utenti con i loro video amatoriali e dall’altra le tv mainstream con i contenuti professionali. Le due anime di YouTube mal si sopportano, come descritto nel libro recentemente tradotto di Jean Burgess e Joshua Green:

“Le controversie rivelano idee in competizione sulla funzione di YouTube, un sito e social network prodotto da una comunità di pratiche oppure un archivio caotico di video vernacolari strani, meravigliosi e trash oppure ancora una piattaforma di distribuzione per l’intrattenimento offerto dai Big Media”

youtube-jean-burgess-joshua-green

Se è vero che da una parte YouTube deve provvedere al proprio sostentamento, per il quale fa ricorso a partner commerciali del mondo dei media, è anche vero che gli YouTuber ‘pretendono’ dall’azienda una sorta di tutela per la loro comunità.

C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare. Le tv mainstream hanno una grande influenza su YouTube in merito alle questioni legate al copyright. E’ di questi giorni la notizia della causa vinta da Mediaset che condanna YouTube alla rimozione di tutti i contenuti del Grande Fratello e ad una sanzione amministrativa.

“Abbiamo cronache sulle strategie di gestione del copyright da parte di YouTube, le controversie risolte, i compromessi accettati, i video rimossi, tutte informazioni oggetto di attenzioni in quanto collegate alla sempre incombente valanga di azioni legali che potrebbero in qualsiasi momento mettere l’azienda in ginocchio” da YouTube di Jean Burgess e Joshua Green

Gli accordi di YouTube con le tv mainstream, così come l’apertura di Facebook a nuove modalità per raccogliere inserzionisti, rivela in maniera evidente come il mondo della cultura partecipativa fine a sé stesso non crea business, cioè non fa girare soldi. Sono necessari modelli di business che permettano ai social network di sostenersi. Facebook pare che abbia trovato questo modello nella vendita di spazi pubblicitari, Twitter aprirà le porte del proprio codice a Google, Bing e altri sviluppatori, e YouTube strizzerà sempre più l’occhio alle tv commerciali a scapito (forse) degli utenti.

Questo nuovo scenario insinua in me un dubbio: è forse il web partecipativo destinato a finire, soppiantato da macchine trita-soldi? E’ stato forse solo un periodo transitorio di sperimentazione per aprire nuovi scenari di business e acquisire finanziatori? Le attenzioni dei social network saranno rivolte sempre più verso i propri partner piuttosto che verso i propri utenti?

Non ci resta che restare alla finestra e osservare.

Questo post è stato scritto da Emanuela De Vecchi e la puoi contattare qui.

Scenari futuri: musica come acqua

15 July 2009, di Stefania Fussi

E’ il 2015, ti svegli al suono di una melodia familiare diffusa dolcemente, che ti tira fuori dal letto e ti fa sentire bene. (…) Appena ti infili nella doccia, il tuo programma musicale personalizzato ti accoglie con una nuova versione dal vivo della canzone che hai scaricato ieri, ed è meglio dell’originale (…) La musica fluisce nella tua coscienza, diventa parte di te.

Per rompere il ghiaccio ed attribuire l’originaria paternità di questo intervento al libro “Il futuro della musica” di Kusek e Leonhard, lasciamo che l’immaginazione prenda forma sulle prime righe del primo capitolo del libro, anzi, anche sulle seconde…

Dopo la colazione con il resto della famiglia, ti dirigi al lavoro, e il Personal Media Minder ti chiede se vuoi finire di ascoltare l’audiolibro iniziato ieri mattina. Data la conferma parte la registrazione, che ti accompagna nella camminata verso il treno che ti porta in ufficio. Durante il giorno, gli occhiali e altri dispositivi wireless ti aiutano a comunicare attraverso la rete con amici, soci, compagni di rete e “pari digitali”…

L’evoluzione (o rivoluzione?) della musica nell’era del 2.0 offre molti spunti più o meno fantomatici per immaginare quanto e in che modo sarà presente nel nostro quotidiano. Ma non è tutto.

Vista la digitalizzazione della musica, la preoccupazione (infondata) del tramonto dell’industria musicale, che non equivale all’industria discografica, e l’avvento dello sharing sui social networks e sulle piattaforme peer to peer è necessario riflettere su quello che accade e sui possibili scenari futuri della musica 2.0

I social network e la rete in generale hanno infatti permesso agli artisti, da un lato, di emergere autopromuovendo la propria musica – un esempio che amo citare è quello degli Arctic Monkeys – e, dall’altro, di stabilire un contatto diretto con i propri fan, tenendoli aggiornati e creando un legame più diretto, quasi confidenziale.

Gli argomenti che potremmo affrontare in questo ambito sono del resto molteplici. La circolazione della musica digitale sin dai tempi di Napster è stata imputata di illegalità (ricordate la querelle con i Metallica?) e molte iniziative di questo genere sono state costrette a chiudere i battenti. Tuttavia, perché precludersi un’evoluzione? Certo, vanno riconosciuti e rispettati i diritti d’autore in primis, ma ha davvero senso incaponirsi sui tradizionalismi a scapito del naturale evolversi dei tempi?

Arriviamo al dunque.

L’acqua svolge un ruolo fondamentale nella nostra vita: nulla accade senza di essa. (…)L’acqua si paga e alcune società di servizi pubblici che l’ erogano sono tra le più ricche del pianeta. Considerata l’enorme rilevanza economica di questo elemento e l’influenza delle società di “servizi pubblici”, in che modo paghiamo questo servizio? Abbiamo la sensazione che esse esercitino un indebito potere monopolistico e consideriamo l’acqua come un “prodotto”? (…) Il fatto interessante è che, nonostante l’onnipresenza dell’acqua nella maggior parte del mondo sviluppato, esiste anche un ampio mercato per un’acqua a “valore aggiunto”, acqua potabile imbottigliata che sembra essere migliore o diversa da quella del rubinetto.(…) Si potrebbe  applicare questo modello al mondo della musica? E’ possibile concepire una sorta di modello tipo servizio pubblico che metta a disposizione ogni tipo di musica per una tariffa forfettaria o un economico costo “al litro” molto economica?  La musica potrebbe essere accettata come parte del costo della vita, una spesa minima e programmata?

Evoluzione non e’ tuttavia sinonimo di progresso, e questo ce lo insegnano la storia e la biologia. Per guardare il mondo sulle spalle dei giganti voglio fare una breve digressione. Steven J.Gould, paleontologo statunitense, in uno dei suoi saggi sull’evoluzione della specie (Bravo Brontosauro, altra lettura molto piacevole nel suo genere) spiega, tra le altre cose, l’effetto QWERTY. In sostanza, per non cadere nella trappola dell’egocentrismo occidentale, secondo cui l’evoluzione ha portato l’essere umano ad essere fatto nel migliore dei modi possibili, bisogna scardinare il nostro punto di vista, e riflettere… riflettere a tutto campo…

Se ad esempio domandassi: Come mai le prime lettere della vostra tastiera sono disposte così?

Risposta? Beh, perché questo è il miglior modo concepito per facilitare la digitazione delle parole.

Sbagliato.

In realtà le prime macchine da scrivere erano state studiate in questo senso per facilitare la digitazione (vi parlo del 1800 e delle sue tentacolari rivoluzioni industriali), ma all’epoca i dattilografi divennero talmente abili nello scrivere che superarono la tecnologia, tanto che i martelletti s’incastravano… Fu così necessario modificarne la disposizione, ma non per migliorare, bensì per rallentare la loro attività. E da qui nacquero le nuove tastiere QWERTY.

Evoluzione, quindi? Sì, ma non dimentichiamoci della contingenza. In natura, così come in tutte le sfere animate, accadono fenomeni di questo genere. Il nostro compito non è quello di ostacolare l’evoluzione, ma di assecondarla e accompagnarla con lucidità. Prendere dunque la mira e rendere le cose migliori per la contingenza dei fatti e non perché devono essere le migliori in assoluto.

Ma  questo, direte voi, che cosa c’entra con la musica?

Beh, il digitale è una grande evoluzione dei mezzi di comunicazione e di condivisione e non pretendo di giudicarne la natura giusta, o sbagliata; semmai consiglio di aprire di più le orecchie e di ascoltarla tutta. Perché questa è la contingenza di oggi, perlomeno in questo ambito, e rinnegarla, come del resto osannarla, sarebbe superfluo. Si tratta piuttosto di prenderne atto lasciando che un altro effetto QWERTY la assorba e la renda libera.

Musica come acqua, appunto…

Io quella tassa in più la pagherei. E voi?

Questo post è stato scritto da Stefania Fussi e la puoi contattare qui.


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