Posts Tagged ‘Etica’

L’etica protestante e lo spirito del capitalismo

31 March 2009, di Roldano De Persio

il titolo di questo post è lo stesso di un testo basilare scritto da Max Weber. In breve Max Weber nel suo famosissimo libro L’etica protestante e lo spirito del capitalismo ha cercato di stabilire una correlazione tra  protestantesimo e capitalismo. Il protestantesimo nelle forme del Luteranesimo e più ancora del Calvinismo sarebbe alla base dell’idea che la ricchezza, frutto del lavoro sarebbe una prova chiara della ricompensa divina. Autori più recenti hanno cercato di confutare quest’idea sostenendo che le prime forme di capitalismo si possono rintracciare anche nei cattolici commerci di Venezia e dei comuni italiani.

In questi giorni Obama ha letteralmente cacciato il CEO di GM Rick Wagoner ponendo le sue dimissioni come precondizione per erogare gli aiuti governativi al colosso moribondo di Detroit. Poche settimane fa c’è stato lo scandalo dei bonus dati ai dirigenti del colosso AIG e ciò  nonostante i bonus fossero i soldi dei cittadini americani e AIG fosse sull’orlo del tracollo. I bonus sono ritornati indietro con tante scuse a causa delle pressioni rabbiose del congresso e dei senatori americani.

La domanda ora è: quanto conteranno i valori religiosi degli americani e dello stesso Obama nella risoluzione della crisi economica mondiale?

Essere protestanti significa guardare al problema  in maniera diversa rispetto ad un cattolico? Si è meno propensi al perdono se si è protestanti? Se la nascita del capitalismo può essere in qualche modo legata alle origini religiose la cura delle patologie del capitalismo è anch’essa condizionata dal credo religioso? Nel mondo islamico, tanto per fare un esempio, la giurisprudenza coranica vieta la riba (interessi legati al fattore temporale).

Eppure nonostante tutto questo io credo che ci deve pur essere un modo laico di affrontare la questione senza dover per forza fare riferimento al proprio credo religioso. Ora come non mai c’è bisogno di una neutralità etica civile perchè se così non fosse vorrebbe dire che senza un dio che ci controlla siamo inesorabilmente perduti.

Vi chiedo, siamo così senza speranza da non poter badare a noi stessi?

Facebook marketing, lavoro e privacy

26 September 2008, di Roldano De Persio

Facebook cresce ogni giorno di più e diventa sempre più un luogo dove è possibile replicare molti degli aspetti della nostra vita reale. Facebook è anche uno strumento utile per il marketing oppure per fare business. Su Facebook c’è un vero e proprio mercato, dove potete curiosare tra le insersioni dei vostri friend ed una miriade di gruppi dedicati agli affari. Uno tra tutti Facebook for Business che conta oltre 20.000 iscritti.

Facebook è un luogo per cercare lavoro oppure per trovare candidati adatti alla propria azienda. LinkedIn, Xing e Viadeo sono dei must per questo tipo di ricerche, ma essendo un po’ freddini e rigidi non consentono di sapere tutto.

Facebook è ormai anche “il mezzo” per organizzare feste ed incontri. Party gestiti da agenzie di eventi oppure semplici e normali feste private. Da che mondo è mondo – ok mondo digitale – non c’è festa degna di questo nome, che non venga celebrata da centinaia di foto della sera prima caricate in maniera massiccia su Facebook.

Ora a seconda di come abbiamo settato la nostra privacy, Facebook può diventare il luogo dove perfetti sconosciuti possono sapere tutto dei nostri gusti e passioni. Mettere tutto in piazza può però avere dei risvolti negativi.

Alcuni media USA sono allarmati per i danni alla carriera che questo tipo di immagini esplicite possono arrecare a giovani ragazze in cerca di lavoro. I reclutatori USA, infatti, utilizzano spesso MySpace e Facebook come mezzi per per valutare il personale da assumere.

Ad esempio se andate sul gruppo Facebookk *30 Reasons Girls Should Call It A Night* – ce ne sono altri molto simili – scoprirete che ci sono quasi 175.000 iscritti, che postano centinaia di foto in cui ragazze di ogni età sono immortalate nelle situazioni più imbarazzanti spesso sotto gli effetti della sbornia.

Ora pensando anche alle leggi sulla tutela privacy è giusto che un’azienda possa giudicare una persona solo sulla base dei suo comportamenti privati? Allargando il campo inoltre, mi domando è giusto che certi interessi aziendali  – diritti SIAE sulla canzone cantata alla festa di compleanno di mio cugino, impossibilità di caricare su YouTube il mio video sul torneo delle sei nazioni di rugby perché si ledono i diritti televisivi, minaccia delle lobby musicali alla net neutrality, assicurazioni interessate a sapere tutto della mia salute  – possano interferire così pesantemente sulla vita e la libertà delle persone?

Inoltre, ammettendo che tutte queste externality, come si definiscono in economia, siano eticamente digeribili, è accetabile che il fallimento commerciale delle stesse aziende, come nel caso di Wall Street, si ripercuota sui nostri portafogli facendo aumentare il debito pubblico e le tasse?

Vogliamo veramente una società di vizi privati e pubbliche virtù?

Comunque se siete capitati su questo post e non sapete cosa sia Facebook vi consiglio di leggere un bel post scritto da Vittorio Zambardino – mio “amico”  su Facebook ;) – il cui titolo Facebook, o del gusto degli altri è tutto un programma.

Se sei interessato ad approfondire il discorso su Facebook in chiave marketing visita il mio blog sul Facebook Marketing

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