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Twitter sostituirà il giornalismo?

Friday, January 16th, 2009

Questa sera – notte del 16 gennaio qui in Italia -  Twitter ha colpito ancora. La cronaca dell’aereoplano della U.S. Airways caduto a New York ha avuto la scintilla da un twit di Janis Krums che ha postato una foto dell’aereo ammarato sul fiume Hudson fatta con il suo iPhone. Questo episodio conferma che Twitter si sta imponendo sempre più nel mondo come uno strumento per registrare e diffondere in tempi rapidissimi eventi politici e fatti di cronaca.

Tutti possiamo avere un account su Twitter e quindi tutti possiamo essere dei potenziali testimoni di fatti di cronaca e riportare nella loro immediatezza i fatti che vediamo. Guerre, incidenti, disattenzioni, qualunque cosa ci succede, che sia andare in bagno, mangiare una fetta di torta o assistere ad una battaglia oppure ad un incidente aereo.

Questo però è vero giornalismo? Riportare i fatti nudi e crudi è  sufficiente? Oppure abbiamo bisogno di una loro interpretazione? Insomma siamo sicuri che non abbiamo ancora bisogno di qualcuno che metta insieme i diversi tasselli del mosaico per creare un’ immagine più completa dei  semplici avvenimenti?

Ieri Luca De Biase ha commentato nel suo blog le idee di Seth Godin riguardo il giornalismo, il quale si domanda:”Di che cosa avremmo nostalgia se i giornali dovessero veramente scomparire?“. Luca tra le altre cose afferma:”I giornali non sono la loro carta. Sono le redazioni e lo spirito di servizio che le anima

Io penso però che bisogna andare oltre le redazioni e mi domando: abbiamo più bisogno dei giornali o dei giornalisti? In pratica un giornale è solo un aggregatore di notizie, ne più ne meno di Wikio o Liquida, tanto per fare degli esempi. Un giornale “filtra” le notizie seguendo una linea editoriale, mentre gli aggregatori raccattano tutto in maniera neutra. Gli aggregatori non sono ne di sinistra ne di destra e non difendono nessuna categoria o lobby. Un giornalista potrebbe volere pubblicare un pezzo, ma magari il direttore lo stoppa perché non è in linea con il giornale oppure quel pezzo da fastidio a chi paga la pubblicità.

Mi domando quindi: i musicisti hanno veramente bisogno delle case discografiche? I giornalisti hanno veramente bisogno degli editori? Nel 2009 abbiamo ancora la necessità di mediatori?

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