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Facebook marketing, lavoro e privacy

26 September 2008, di Roldano De Persio

Facebook cresce ogni giorno di più e diventa sempre più un luogo dove è possibile replicare molti degli aspetti della nostra vita reale. Facebook è anche uno strumento utile per il marketing oppure per fare business. Su Facebook c’è un vero e proprio mercato, dove potete curiosare tra le insersioni dei vostri friend ed una miriade di gruppi dedicati agli affari. Uno tra tutti Facebook for Business che conta oltre 20.000 iscritti.

Facebook è un luogo per cercare lavoro oppure per trovare candidati adatti alla propria azienda. LinkedIn, Xing e Viadeo sono dei must per questo tipo di ricerche, ma essendo un po’ freddini e rigidi non consentono di sapere tutto.

Facebook è ormai anche “il mezzo” per organizzare feste ed incontri. Party gestiti da agenzie di eventi oppure semplici e normali feste private. Da che mondo è mondo – ok mondo digitale – non c’è festa degna di questo nome, che non venga celebrata da centinaia di foto della sera prima caricate in maniera massiccia su Facebook.

Ora a seconda di come abbiamo settato la nostra privacy, Facebook può diventare il luogo dove perfetti sconosciuti possono sapere tutto dei nostri gusti e passioni. Mettere tutto in piazza può però avere dei risvolti negativi.

Alcuni media USA sono allarmati per i danni alla carriera che questo tipo di immagini esplicite possono arrecare a giovani ragazze in cerca di lavoro. I reclutatori USA, infatti, utilizzano spesso MySpace e Facebook come mezzi per per valutare il personale da assumere.

Ad esempio se andate sul gruppo Facebookk *30 Reasons Girls Should Call It A Night* – ce ne sono altri molto simili – scoprirete che ci sono quasi 175.000 iscritti, che postano centinaia di foto in cui ragazze di ogni età sono immortalate nelle situazioni più imbarazzanti spesso sotto gli effetti della sbornia.

Ora pensando anche alle leggi sulla tutela privacy è giusto che un’azienda possa giudicare una persona solo sulla base dei suo comportamenti privati? Allargando il campo inoltre, mi domando è giusto che certi interessi aziendali  – diritti SIAE sulla canzone cantata alla festa di compleanno di mio cugino, impossibilità di caricare su YouTube il mio video sul torneo delle sei nazioni di rugby perché si ledono i diritti televisivi, minaccia delle lobby musicali alla net neutrality, assicurazioni interessate a sapere tutto della mia salute  – possano interferire così pesantemente sulla vita e la libertà delle persone?

Inoltre, ammettendo che tutte queste externality, come si definiscono in economia, siano eticamente digeribili, è accetabile che il fallimento commerciale delle stesse aziende, come nel caso di Wall Street, si ripercuota sui nostri portafogli facendo aumentare il debito pubblico e le tasse?

Vogliamo veramente una società di vizi privati e pubbliche virtù?

Comunque se siete capitati su questo post e non sapete cosa sia Facebook vi consiglio di leggere un bel post scritto da Vittorio Zambardino – mio “amico”  su Facebook ;) – il cui titolo Facebook, o del gusto degli altri è tutto un programma.

Se sei interessato ad approfondire il discorso su Facebook in chiave marketing visita il mio blog sul Facebook Marketing

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Sul perché le aziende del XXI secolo non hanno più bisogno di un sito

6 August 2008, di Roldano De Persio

Esistono momenti della storia in cui anche un piccolo cambiamento può stravolgere per sempre il modo in cui viviamo. Questi cambiamenti spesso sono dovuti a scoperte tecnologiche spesso ignorate o sottovalutate perché i contemporanei non ne vedono le potenzialità oppure per abitudine tendono a pensare sempre nello stesso vecchio modo e utilizzano quelle scoperte in modo sbagliato.

In campo militare la mitragliatrice introdotta durante la prima guerra mondiale ha reso una vera pazzia la marcia napoleonica per non parlare del carro armato usato nella seconda guerra mondiale… beh sappiamo come è andata a finire no?

Su internet le aziende ogni giorno combattono una guerra mondiale di posizione o meglio di posizionamento su Google per avere il maggior numero di visite. Ogni giorno vengono impiegate enormi risorse per creare, aggiornare e posizionare su Google migliaia di siti e sitarelli. Alla luce degli ultimi sviluppi del Web 2.0 ha ancora senso tutto questo?

Alcuni pensano che Twitter, Digg, Stumble Upon, Flickr, Facebook, insomma il Web 2.0 al gran completo, debbano tutti funzionare come semplici antenne che dragano traffico verso il proprio sito.

Questo modo di ragionare è a mio avviso un errore tanto grave quanto quello di creare la linea Maginot per difendersi dai carri tedeschi.

Leggete questi due libri fondamentali: “micromotivazioni della vita quotidiana” di Thomas C. Schelling e “L’atomo sociale” di Mark Buchanan e scoprirete che noi esseri umani siamo irrazionali, ma in un certo qual modo anche prevedibili perché “oggetti” fisici che seguono le leggi della fisica.

Una delle conoscenze di base che tutti noi abbiamo della fisica è il concetto di inerzia. Vi si è mai fermata la macchina? Ecco quella cosa che vi impedisce di avanzare e vi spinge a cercare aiuto si chiama forza di inerzia.

Bene noi esseri umani in genere siamo soggetti alla forza di inerzia comportamentale, che per praticità chiamiamo abitudine. In sintesi  tendiamo a stare sempre con le stesse persone, frequentiamo gli stessi locali e alle feste formiamo i soliti gruppetti. Sembra semplice ma dietro ci sono teorie complicate e non per nulla Thomas C. Schelling ha preso il premio Nobel.

Ora cosa c’entrano i siti web aziendali con la teorie fisiche applicate al comportamento umano ed il Web 2.0?

Il Web 2.0 è un fenomeno “tecnologico” nuovo che, come dice brillantemente Amy Shuen nel suo libro, “Web 2.0: A Strategy Guide“, ancora stentiamo a capire nella sua interezza. L’esempio riportato nella prefazione del libro, dove dei ciechi provano a descrivere un elefante – il Web 2.0 – toccandolo e definendolo di volta in volta una colonna o un serpente rende molto bene l’idea di come noi non sappiamo ancora quali siano e saranno gli effetti di tale “scoperta”. L’inerzia umana al contrario la conosciamo bene.

La mia teoria è che con il passare del tempo milioni di persone attratte dai loro amici si concentreranno su pochi e noti Social Network. Tanto per fare un esempio: MySpace negli USA, Facebook in Europa e Mixi in Giappone. La conseguenza di questo fenomeno è che per la forza di inerzia pochi saranno intenzionati a visitare il mondo fuori di questi “walled garden”. Più amici avranno in questi mondi e più faranno tutto lì dentro. Anche le società andranno in massa dentro Facebook o MySpace per intercettare l’interesse dei loro clienti. Altri fenomeni Web 2.0 com Digg e Stumble Upon succhieranno via il resto del tempo dei navigatori ed i vecchi siti compresi quelli dei giornali saranno spacciati.


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