Sul perché le aziende del XXI secolo non hanno più bisogno di un sito
6 August 2008, di Roldano De PersioEsistono momenti della storia in cui anche un piccolo cambiamento può stravolgere per sempre il modo in cui viviamo. Questi cambiamenti spesso sono dovuti a scoperte tecnologiche spesso ignorate o sottovalutate perché i contemporanei non ne vedono le potenzialità oppure per abitudine tendono a pensare sempre nello stesso vecchio modo e utilizzano quelle scoperte in modo sbagliato.
In campo militare la mitragliatrice introdotta durante la prima guerra mondiale ha reso una vera pazzia la marcia napoleonica per non parlare del carro armato usato nella seconda guerra mondiale… beh sappiamo come è andata a finire no?
Su internet le aziende ogni giorno combattono una guerra mondiale di posizione o meglio di posizionamento su Google per avere il maggior numero di visite. Ogni giorno vengono impiegate enormi risorse per creare, aggiornare e posizionare su Google migliaia di siti e sitarelli. Alla luce degli ultimi sviluppi del Web 2.0 ha ancora senso tutto questo?
Alcuni pensano che Twitter, Digg, Stumble Upon, Flickr, Facebook, insomma il Web 2.0 al gran completo, debbano tutti funzionare come semplici antenne che dragano traffico verso il proprio sito.
Questo modo di ragionare è a mio avviso un errore tanto grave quanto quello di creare la linea Maginot per difendersi dai carri tedeschi.
Leggete questi due libri fondamentali: “micromotivazioni della vita quotidiana” di Thomas C. Schelling e “L’atomo sociale” di Mark Buchanan e scoprirete che noi esseri umani siamo irrazionali, ma in un certo qual modo anche prevedibili perché “oggetti” fisici che seguono le leggi della fisica.
Una delle conoscenze di base che tutti noi abbiamo della fisica è il concetto di inerzia. Vi si è mai fermata la macchina? Ecco quella cosa che vi impedisce di avanzare e vi spinge a cercare aiuto si chiama forza di inerzia.
Bene noi esseri umani in genere siamo soggetti alla forza di inerzia comportamentale, che per praticità chiamiamo abitudine. In sintesi tendiamo a stare sempre con le stesse persone, frequentiamo gli stessi locali e alle feste formiamo i soliti gruppetti. Sembra semplice ma dietro ci sono teorie complicate e non per nulla Thomas C. Schelling ha preso il premio Nobel.
Ora cosa c’entrano i siti web aziendali con la teorie fisiche applicate al comportamento umano ed il Web 2.0?
Il Web 2.0 è un fenomeno “tecnologico” nuovo che, come dice brillantemente Amy Shuen nel suo libro, “Web 2.0: A Strategy Guide“, ancora stentiamo a capire nella sua interezza. L’esempio riportato nella prefazione del libro, dove dei ciechi provano a descrivere un elefante – il Web 2.0 – toccandolo e definendolo di volta in volta una colonna o un serpente rende molto bene l’idea di come noi non sappiamo ancora quali siano e saranno gli effetti di tale “scoperta”. L’inerzia umana al contrario la conosciamo bene.
La mia teoria è che con il passare del tempo milioni di persone attratte dai loro amici si concentreranno su pochi e noti Social Network. Tanto per fare un esempio: MySpace negli USA, Facebook in Europa e Mixi in Giappone. La conseguenza di questo fenomeno è che per la forza di inerzia pochi saranno intenzionati a visitare il mondo fuori di questi “walled garden”. Più amici avranno in questi mondi e più faranno tutto lì dentro. Anche le società andranno in massa dentro Facebook o MySpace per intercettare l’interesse dei loro clienti. Altri fenomeni Web 2.0 com Digg e Stumble Upon succhieranno via il resto del tempo dei navigatori ed i vecchi siti compresi quelli dei giornali saranno spacciati.
