Posts Tagged ‘web 2.0’

Ma cosa è questo Web 2.0?

27 March 2009, di Roldano De Persio

Spesso mi capita di incontrare persone che ripetono web 2.0 in continuazione. Tutto sta diventando 2.0 e anche io spesso abbondo con frasi con il 2.0 finale. Qualcuno cominica a parlare di 3.0 e perfino di 4.0.

Ma cos’è veramente questo 2.0 di cui tutti i guru parlano? Questa domanda non è tanto ovvia perché ho incontrato in convegni e riunioni una sfilza di persone, che non hanno la minima idea di cosa significhi sto benedetto web 2.0. E poi perché 2.0? Un 2.0 rispetto a che cosa? C’era forse prima un 1.0?

Questo tipo di domande le sento in continuazione e pure sottovoce perché ci si vergogna di dimostrare la propria ignoranza 1.0 rispetto al fenomeno del momento. Clienti e agenzie 1.0 sono tutti impegnati a duopuntizzare pure la loro carta da parati o gli spaghetti al sugo della sera prima.

Ormai è tutta una paranoia 2.0. I 2.0 sono dovunque. Sono anche arrivato al punto che vorrei un rinnovamento catartico cambiando nome in Roldano 2.0. Che dite? Pensate che Roldano 2.0 vada bene o aspetto fino al rilascio della release Roldano 3.0?

Ecco la cosa basilare qui, che nessuno dice, è che 2.0 è un concetto informatico, che deriva dal mondo della programmazione. Il 2.0 indica che si arriva da una versione precedente di un software etichettata con 1.x.
Le aziende che fanno software rilasciano nel tempo versioni sempre più aggiornate e corrette dai bugs di loro prodotti software. Un sofwtare può essere 1.2 e poi 1.3 e poi 1.4 e così via fino al 2.0.

Il 2.0 applicato al web, il web 2.0 appunto, sta a significare un miglioramento sostanziale della rete Internet, che prima dell’avvento della banda larga si limitava a qualche sito vetrina e due forum striminziti. La banda larga ha permesso agli internauti di caricare musica, foto e video in tempi rapidi e questo ha reso Internet più viva e piena di emozioni. Solo banda larga e video? No! Un altro igrediente fondamentale del 2.0 è la condivisione, lo sharing dei contenuti: io vado in viaggio di nozze, scatto un milione di foto e poi le pubblico su Flickr oppure su Facebook. Tutti se voglio possono vedere le mie foto e commentarle e magari farmi vedere le loro. Lo stesso vale per quello che una volta si chiamava filmino. Prendo la mia videocamera con sopra stampato il brand YouTube e carico tutto su Vimeo :)

Ora in tutto questo mondo alla volemose bene 1.8 e siamo tutti fratelli 2.0 le aziende che c’entrano?

C’entrano perché le aziende vorrebbero tanto entrare in questi enormi parchi giochi per bambini cresciuti come ad esempio Facebook, MySpace o YouTube, ma non sanno bene come fare. Prima c’era la televisione e stavamo tutti in salotto, ti beccavi la pubblicità o l’advertising come dicono in USA e tutto finiva lì. Ora invece ce il nuovo mondo, il web 2.0 che spariglia le carte.

E quindi?

Semplice, se lavori per un’azienda alla ricerca di qualcuno che ti possa consigliare riguardo al web 2.0 prendi pure in considerazione l’ipotesi concreta di usare due strumenti 1.0 come l’email o il telefono per contattare un esperto 2.0 . Sappi anche, che il tenutario di questo blog è un esperto di cose 2.0. Fai un po’ tu.

Un caro saluto 2.0 a tutti.

Su Facebook! Su Facebook!

30 September 2008, di Roldano De Persio

Facebook è un Social Network che potrebbe esplodere e diffondersi anche qui in Italia come è già avvenuto in UK e Canada. Ormai ci sono le prove dell’imminente massificazione del mezzo. Un esempio di quanto affermo?

Il titolo di questo post è preso in prestito anzi diciamo rubato da quello di uno stupendo post di Sara Taricani. Sara ha scritto in maniera splendida ed essenziale un pezzo che fa molto riflettere sul rapporto tra televisione ed internet. Un mezzo antiquato come la televisione subisce la contaminazione del web 2.0 e le star del primo media fanno sapere al pueblo unido nel salotto di casa, durante una trasmissione condotta da Simona Ventura, che più nazional pop non si può, che esiste una cosa su internet chiamata “Feisbuk” dove c’è altro popolo che crea e vivacizza fan club e contro fan club.

La televisione cadavere, ormai dichiarata defunta anche dal Fiorello nazionale, subisce improvvisamente una contaminazione. Un vento di novità che a guardare bene ci fa capire cosa potrebbe diventare la televisione futura anche se sarebbe meglio dire le televisioni future.

Questa contaminazione riguarda solo Facebook? No la cosa va ben oltre.

Twitter un altro medium 2.0 viene ormai usato negli USA come un mezzo per sentire le opinioni e le domande del publico a casa rivolte ai candidati nelle elezioni presidenziali. Sempre negli USA alcune televisioni creano palinsesti sulla base di quanto emerge dalle votazioni su Digg.

Possiamo immaginare quindi, sulla base di questi primi indizi, che la televisione del prossimo futuro sarà sempre più interattiva e comunitaria.

Alla fine del post Sara evidenzia, in modo ironico, che non c’è più bisogno del progetto Codice Internet ideato da Marco Montemagno, perché grazie a Simona Ventura e Flavia Vento la vecchia televisione generalista riesce suicidarsi in maniera più efficiente. Voi che ne pensate?

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I 5 motivi che spiegano la grande diffusione di Facebook

10 September 2008, di Roldano De Persio

In questi giorni molte persone  sono terrorizzate  all’idea che a seguito di un esperimento di collisione protonica eseguito dal CERN possa nascere un piccolo buco nero. I buchi neri sono corpi la cui densità di massa è tale da stravolgere lo spazio tempo che li circonda. La loro forza gravitazionale è così grande che tutto quello che c’è intorno, compresa la luce, viene risucchiato al loro interno. Si chiamano buchi neri proprio perché anche la luce, che non ha quasi massa, fa una brutta fine.

La massa è un elemento essenziale di questo universo. La massa o la quantità massa non riguarda solo la fisica. La quantità massa è infatti un concetto applicabile a molta altre discipline. La massa critica è infatti un punto, un momento nel quale alcuni fenomeni sociali, economici o tecnologici accellerano la loro diffusione diventando definitivi. Facebook ha raggiunto e superato la massa critica.

Le aziende sono sempre intereressate a sapere se un nuovo prodotto sarà accolto con favore dalla popolazione. Tutti i marketers vorrebbero, infatti, vedere file e file di clienti ( vedi alla voce massa critica ) in attesa fuori del negozio decisi a conquistare il loro desiderato gadget tecnologico. Vi ricorda qualcosa?

Nel 1962 Everett M. Rogers, nel suo famoso libro Diffusion of Innovations, ha valutato come e quando la popolazione adotta nuovi prodotti e tecnologie. Everett M. Rogers è giunto alla conclusione che sono 5 i fattori che spiegano il perchè un nuovo prodotto ha tassi di diffusione elevati tra la popolazione.

I 5 motivi sono: Vantaggio relativo, Compatibilità, Complessità, Testabilità, Visibilità.

Amy Shuen, nel suo libro Web 2.0: A strategy guide ha applicato questi 5 fattori a Facebook, cercando di dimostrare perché Facebook ha così tanto successo tra la popolazione mondiale al punto da raggiungere e superare il numero di utenti di MySpace. Sottolineo che l’analisi di Amy Shuen si basa sul primo Facebook, quello limitato ai campus universitari.

Vantaggio relativo: Secondo Amy Shuen, Facebook offre la percezione di nuovi e aumentati benefici. Facebook consente di mettersi in contatto con colleghi del liceo iscritti ad università diverse dalla propria. Nella versione recente aperta a tutti io ci aggiungo i classici vantaggi dei Weak Ties che sono ben descritti nell’articolo di  Clive Thompon sul New York Times.

Compatibilità: Facebook con tutte le sue applicazioni è adeguato e compatibile con le esigenze della nuova generazione digitale, che è abituata a stare sempre online e a chattare costantemente.

Complessità: Facebook è facile da usare e recentemente, in un enorme sforzo di crowdsourcing, è stato localizzato in moltissime lingue. Facebook in italiano ha infatti aumentato la sua diffusione anche qui in Italia grazie al fatto che molti italiani non conoscono l’inglese.

Testabilità: forse sarebbe meglio dire Provabilità ( sono ben accetti suggerimenti su come tradurre Trialability). Facebook è gratis e quindi ci si può iscrivere e vedere subito come funziona. Gli utenti non pagano nulla. Questo modello funziona sempre. Assaggiare prima il prodotto e poi se ci piace procedere all’acquisto o all’utilizzo. Flickr ad esempio adopera il modello Fremium: gratis la versione base a pagamento il resto. Nessuno più compra a scatola chiusa. Le case discografiche avrebbero dovuto capirlo da un pezzo.

Visibilità: che vi importa di comprare un fichissimo iPod nano se poi non ve lo invidia nessuno? I Social Object e in particolar modo i Social Marker sono lì apposta per far parlare di voi oltre che per sentire la musica dove ci pare e piace.  Facebook  è la stessa cosa dell’iPod. Ma come non stai su Facebook? Si domandano sconcertati i tuoi amici (?) più cool. No Facebook no Party. Tutti sono lì alla supermega festa e tu sei escluso dal gossip,  dagli inviti e dalle serate.

Chi vuoi pokare oggi?

Oltre agli articoli correlati qui sotto forse ti interessa leggere anche il post Facebook marketing, lavoro e privacy

Se sei interessato ad approfondire il discorso su Facebook in chiave marketing visita il mio blog sul Facebook Marketing

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Groundswell

29 August 2008, di Roldano De Persio

Charlene Li e Josh Bernoff della Forrester Research hanno coniato un nuovo nome per tutto ciò che noi fino ad ora descrivevamo come UGC, WEB 2.0, Social Media.

Groundswell è infatti il termine, con cui nel loro ultimo libro, i due analisti della Forrest Research sintetizzano le conseguenze sociali della rivoluzione digitale in atto: Groundswell, winning in a world transformed by social technologies, edito da Harvard Business Press.

Negli USA Groundswell sta diventando un vero best seller tra gli addetti al marketing e alla comunicazione perché ha il pregio di essere strutturato come un manuale utile alle aziende per affrontare l’onda dell’opinione pubblica, lo tsunami digitale, la rivoluzione sociale internettiana. Groundswell, appunto.

Cos’è groundswell? Purtroppo in italiano non esiste una parola equivalente a groundswell. Cercando tra i dizionari online si trovano riferimenti a quello che in italiano si traduce come maremoto. Esistono però anche definizioni relative a gruppi di persone che insieme e spontaneamente si sentono accumunate in una causa:A sudden gathering of force, as of public opinion: a groundswell of antiwar sentiment oppure a rapid spontaneous growth (as of political opinion) <a groundswell of support>.

Charlene Li e Josh Bernoff definiscono groundswell come:”A social trend in wich people use technologies to get the things they need from each other, rather than from traditional institutions like corporations“.

In pratica che significa?  Ebay o il meno famoso Etsy sono, ad esempio, “tecnologie” che consentono a tutti noi di acquistare oggetti messi in vendita da semplici persone e non quindi da negozi o magazzini, come avveniva in passato. Linux è un sistema operativo risultato dello sforzo congiunto di migliaia di persone. Linux non è stato creato da un’ azienda come Microsoft o Apple.

Le persone però non si limitano solo ad acquistare o creare prodotti o tecnologie. Le persone commentano, descrivono, scambiano idee, discutono e fanno tutto questo in maniera pubblica su forum, blog, YouTube, etc. Nel prossimo futuro il numero di persone che parteciperanno alla conversazione sarà sempre più grande e sarà sempre più facile trovare recensioni di ogni tipo su qualunque prodotto.

Tutto questo è un minaccia per le aziende?  Secondo Charlene Li e Josh Bernoff non necessariamente. I due analisti propongono, infatti, una metodologia che permette di definire meglio quale dei mille canali di comunicazione (blog, YouTube, Facebook, Forum) è il più adatto in termini di ROI per dialogare con la propria clientela. Questo metodo si basa su l fatto che tutti noi non siamo uguali. C’è chi partecipa ai forum scrivendo una critica aspra di un prodotto e ci sono poi quelli più “pigri” che si limitano a lurkare. Altri ancora raccolgono informazioni a tutto spiano e le rendono disponoibili agli altri.

Secondo Charlene Li e Josh Bernoff occorre fare per prima cosa un Social Technographics Profile della propria clientela cercando di capire come è suddivisa in base alle seguenti categorie: Creators, Critics, Collectors, Joiners, Spectators, Inactives. Il mix delle diversa categorie consente di capire dove indirizzare meglio il budget.

Se, ad esempio, la percentulale di Joiners è elevata – all’incirca la metà – allora è consigliabile investire in Social Network come Facebook, se invece la nostra clientela è composta principalemente da Creative e Critics allora è conveniente in termini di ROI investire nella creazione di una comunità che verrà monitorata per capire se ci sono problemi, lamentele oppure suggerimenti utili alla produzione.

Gli How to, i suggerimenti pratici, descritti nel libro di Charlene Li e Josh Bernoff non si limitano ovviamente al solo Social Technographics Profile, ci sono, infatti, anche case study dove video virali o blog aziendali vengono analizzati per dimostrare quando e come queste tecnologie devono essere utilizzate.

In conclusione Groundswell è uno dei pochi manuali in circolazione che vale i soldi spesi per acquistarlo.

Su minimarketing il blog di Gianluca Diegoli,  potete trovare un punto di vista diverso su Groundswell.

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